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Fascia tricolore, scoppia il caso politico a Verolengo

L’ex sindaco Borasio delegato all’estero, la minoranza attacca: «Non è un eletto»

Verolengo

Fascia tricolore, scoppia il caso politico a Verolengo

Verolengo si accende il confronto sul tema della rappresentanza istituzionale. Al centro della discussione, la decisione della sindaca Rosanna Giachello di delegare l’ex sindaco Luigi Borasio rappresentare ufficialmente il Comune all’inaugurazione della Chiesa di Saint-Denis, l’11 gennaio 2026, nel Comune gemellato di La Verpillière. 

A sollevare la questione è stata Daniela Caminotto, consigliera comunale e capogruppo di “Verolengo per Tutti”. 

«A fronte di una squadra amministrativa definita forte e numerosa, la Sindaca ha delegato un cittadino a rappresentare ufficialmente Verolengo, con tanto di fascia tricolore. Con tutta questa squadra a disposizione, davvero nessun amministratore in carica poteva svolgere questo ruolo?» 

L’interrogazione e la risposta dell’Amministrazione 

Il 4 febbraio 2026 Caminotto ha presentato un’interrogazione con richiesta di risposta scritta per chiedere chiarimenti sulla scelta di delegare una persona che oggi non ricopre alcuna carica elettiva. 

La consigliera precisa che la questione non riguarda il passato istituzionale di Borasio, ma la sua posizione attuale. 

Nella risposta ufficiale, l’Amministrazione ha motivato la decisione con tre elementi: Borasio fa parte del Comitato Gemellaggio; era sindaco nel 2010/2011, periodo di nascita del gemellaggio con La Verpillière; ha rappresentato l’Amministrazione nei momenti più significativi della costituzione del patto tra i due Comuni. La delega, viene precisato, è stata firmata e consegnata prima dell’evento. 

Sull’utilizzo della fascia tricolore, l’Amministrazione ricorda che, pur esistendo norme che ne disciplinano l’uso, non è previsto uno specifico regime sanzionatorio e che in diversi Comuni viene indossata anche da soggetti diversi da Sindaco o Vice Sindaco in occasione di manifestazioni ufficiali. 

Nella risposta vengono citati anche precedenti nazionali: l’utilizzo della fascia da parte di Carlo Verdone su iniziativa del sindaco di Roma Roberto Gualtieri in occasione dei suoi 75 anni e, nel 2000, quello di Alberto Sordi su iniziativa dell’allora sindaco Francesco Rutelli. In entrambi i casi si trattava di personalità non titolari di cariche pubbliche, come Borasio al momento della delega. 

Luigi Borasio, ex sindaco di Verolengo, interviene sulla vicenda della fascia tricolore. 

«Il mio ruolo attivo oggi non c’è, perché non faccio parte del Consiglio Comunale. Sono stato io a chiedere al sindaco l’autorizzazione a rappresentare ufficialmente il Comune. Per vari motivi, che non sta a me giudicare e che non ritengo rilevanti, nessun altro dell’amministrazione poteva essere presente. 

Si trattava di un momento ufficiale e il sindaco francese aveva richiesto una rappresentanza istituzionale. Essendo stato sindaco per due mandati e fondatore del gemellaggio, ho ritenuto corretto dare la mia disponibilità. Il sindaco Giachello ha fatto le verifiche necessarie e mi ha confermato che non c’erano problemi.» 

Sulle polemiche sollevate in questi giorni, Borasio è netto: 

«Se si parla di strumentalizzazione politica, ritengo che sia la signora Caminotto a strumentalizzare la situazione. Per quanto mi riguarda, questa è una questione di continuità istituzionale. Quando un’amministrazione avvia un’opera, quella successiva la porta avanti: non si interrompe solo perché è stata iniziata da altri. È questo il principio della continuità. In questo caso non era un obbligo, ma una scelta che io interpreto in questo modo.» 

Sul fatto di essere stato definito “non eletto”, l’ex sindaco precisa:  «Non sono un cittadino qualunque, e lo dico senza mancare di rispetto a nessuno. Ho alle spalle dieci anni in minoranza e dieci anni in maggioranza come sindaco. Inoltre, tecnicamente, non è corretto dire che non sono un eletto. Alle ultime elezioni ero candidato in una lista, ho ricevuto dei voti. Non sono entrato in Consiglio Comunale perché non erano sufficienti, ma resto un eletto: se chi mi precede dovesse dimettersi, subentrerei io. Non sono una persona scelta a caso.» 

E aggiunge: «Credo di poter rappresentare il Comune in modo adeguato. Poi è chiaro che un avversario politico possa giudicare diversamente il mio operato, ma dal punto di vista istituzionale penso di avere l’esperienza necessaria.» 

La posizione della minoranza: “Le regole valgono per tutti” 

Caminotto ha precisato: «Noi non abbiamo chiesto perché l’abbiano indossata persone elette. In passato è successo anche con questa amministrazione, ma si trattava comunque di figure con un ruolo istituzionale. La questione è diversa quando a indossarla è una persona non eletta.» 

E ribadisce: «Il messaggio è molto semplice: le regole valgono per tutti. La fascia tricolore non è un simbolo personale, ma rappresenta il Comune e l’intera comunità. Per questo è importante che venga utilizzata nel modo corretto.» 

Per la capogruppo di minoranza non si tratta di un dettaglio: «Può sembrare una cosa di poco conto, ma non lo è. Il rispetto delle istituzioni si vede dai gesti semplici, dall’attenzione ai dettagli e dall’uso corretto dei simboli che appartengono a tutti. Non dalle foto o dalle parate, ma dalla coerenza quotidiana.» 

Secondo la minoranza, il nodo centrale riguarda il mandato elettorale: «I cittadini hanno eletto i loro rappresentanti proprio per svolgere anche funzioni di rappresentanza istituzionale. Affidare questo ruolo a chi non ricopre un incarico eletto o formalmente attribuito rischia di sminuire il significato del mandato ricevuto dagli elettori. La rappresentanza pubblica non è una scelta privata, ma una responsabilità che deriva dal voto.» 

E aggiunge: «Ex sindaco, ora è un cittadino come tutti gli altri, non eletto. La fascia non appartiene alla persona, rappresenta l’istituzione. È come se un maresciallo facesse indossare la sua divisa a un cittadino in rappresentanza dell’Arma.» 

Caminotto conclude: «Mi aspetto chiarezza e coerenza. Non servono giustificazioni forzate che rischiano di indebolire, anziché rafforzare, le istituzioni. Se c’è stata una valutazione non perfetta, la cosa più semplice e più forte è prenderne atto e definire per il futuro modalità precise e trasparenti.» 

Il confronto si estende 

Il dibattito si è poi ampliato sui social, coinvolgendo altri temi amministrativi: manutenzione stradale, gestione dei rifiuti, stato dei portici, spazi per i giovani e sedi associative. 

L’assessore all’Ambiente Francesco Artusa ha replicato rivendicando i lavori di manutenzione programmati, l’approvazione del regolamento rifiuti con il coinvolgimento di Seta, i cicli di lavaggio dei portici, gli interventi nelle frazioni, la riqualificazione di parchi giochi e della ex bocciofila e gli spostamenti temporanei delle associazioni per lavori di messa in sicurezza. 

Sulle criticità delle strade, Artusa ha attribuito parte dei problemi agli interventi per la fibra ottica realizzati durante la precedente amministrazione, sostenendo che non sarebbero state richieste adeguate garanzie o un cronoprogramma dettagliato; sugli altri punti ha rivendicato le azioni già avviate dall’attuale maggioranza. 

La vicenda della fascia tricolore, nata come richiesta di chiarimento sulla rappresentanza istituzionale nel Comune gemellato di La Verpillière, si è così trasformata in un confronto più ampio sull’operato dell’amministrazione comunale. 

Infine, sulle critiche mosse nel video diffuso nei giorni scorsi, Borasio dice: «Se la signora Caminotto riteneva di essere più rappresentativa, poteva partecipare lei. Per quanto riguarda l’autorizzazione a indossare la fascia, se si vuole essere rigorosi, senza autorizzazione non la si può indossare, nemmeno da assessore. E sul paragone con Verdone: è un attore molto conosciuto e stimato, ma non era candidato né eletto. Non possiamo usare due pesi e due misure a seconda della convenienza.» 

Dalla sindaca, inoltre, arriva una precisazione: «Per ciò che concerne deleghe istituzionali, si affronterà il tema di comune accordo con il segretario comunale.» 

Il gruppo “Verolengo per Tutti” ha annunciato che continuerà a porre domande e a chiedere chiarimenti su questo e su altri temi amministrativi, dichiarando di voler mantenere alta l’attenzione sulla trasparenza e sul rispetto delle regole. 

 

 

 

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