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19 Febbraio 2026 - 11:45
Oltre un milione e mezzo di auto ancora con airbag difettoso
Sono ancora 1,6 milioni i veicoli in circolazione in Italia con airbag Takata difettosi. Un dato che riporta sotto i riflettori una delle più gravi crisi industriali legate alla sicurezza automobilistica degli ultimi decenni. A fornire i numeri aggiornati è il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che richiama l’attenzione sulla campagna di sostituzione in corso e sui rischi connessi al malfunzionamento dei dispositivi.
Il problema non è nuovo, ma la portata resta significativa. Gli airbag prodotti dalla giapponese Takata e installati su milioni di vetture nel mondo possono, in determinate condizioni ambientali – come elevata umidità, temperature alte o forti sbalzi termici – deteriorarsi internamente. Il difetto può provocare, nei casi più gravi, un’esplosione anomala del dispositivo al momento dell’attivazione, con la proiezione di frammenti metallici nell’abitacolo. Le conseguenze possono essere serie, fino a esiti fatali per gli occupanti.
In Italia le campagne di richiamo hanno coinvolto circa 4 milioni di veicoli appartenenti a numerosi marchi automobilistici. Di questi, 3,2 milioni sono stati notificati ai proprietari. Nonostante ciò, secondo i dati del Mit, oltre un milione e mezzo di auto equipaggiate con questi airbag risultano ancora circolanti senza che il dispositivo sia stato sostituito.
La sostituzione è gratuita, come ribadisce il Ministero, ma non sempre l’iter si rivela semplice. L’associazione dei consumatori Codici segue la vicenda da tempo e segnala difficoltà operative riscontrate da diversi automobilisti. Alcuni cittadini riferiscono di non riuscire a ottenere risposta dalle case automobilistiche o di dover attendere settimane, talvolta mesi, per un appuntamento in officina.
Il Segretario Nazionale di Codici, Ivano Giacomelli, sottolinea l’importanza dell’avviso ministeriale e auspica che possa contribuire a sbloccare le criticità ancora presenti. L’associazione riferisce di numerose segnalazioni, in particolare relative ad alcuni modelli Opel, ma il quadro generale riguarda più brand e non si limita a un singolo costruttore.
Il nodo non è solo burocratico. Si tratta di un tema di sicurezza stradale e di salute pubblica. Un airbag progettato per salvare la vita può trasformarsi in un elemento di pericolo se difettoso. A livello globale, il caso Takata ha portato negli anni a richiami senza precedenti e a un impatto economico rilevante per l’intero settore automotive.

Il Mit invita i proprietari a verificare se il proprio veicolo sia coinvolto in una campagna di richiamo. È possibile consultare i portali ufficiali delle case costruttrici oppure la banca dati “Richiami” di UNRAE, che per alcune aziende consente la verifica diretta tramite il numero di telaio. Il Ministero ha inoltre pubblicato un elenco aggiornato dei marchi interessati, con indicazioni sui link dedicati alla verifica del richiamo Takata o alle campagne aperte.
La procedura è semplice: inserendo il numero di telaio sul sito indicato dal costruttore si può controllare se l’auto rientra tra quelle oggetto di sostituzione dell’airbag. In caso positivo, l’intervento deve essere effettuato senza costi per il proprietario.
Resta però il problema dei tempi. In alcune aree del Paese le officine autorizzate segnalano un elevato numero di richieste, con conseguenti ritardi nella calendarizzazione degli interventi. Una situazione che alimenta frustrazione tra gli automobilisti, soprattutto quando l’auto è utilizzata quotidianamente per lavoro o per esigenze familiari.
L’associazione Codici mette a disposizione dei consumatori un servizio di assistenza per segnalare difficoltà nella gestione della pratica. I proprietari dei veicoli coinvolti possono contattare l’associazione telefonicamente o via mail in caso di mancata risposta da parte dell’officina o di tempi di attesa ritenuti eccessivi.
Il caso degli airbag Takata è emblematico della complessità delle filiere industriali globali. Un componente difettoso prodotto da un fornitore può avere ripercussioni su milioni di veicoli di marchi diversi, distribuiti in tutto il mondo. La gestione dei richiami richiede coordinamento, trasparenza e tempestività.
A distanza di anni dall’emersione del problema, la presenza di 1,6 milioni di auto ancora potenzialmente a rischio indica che la campagna di sostituzione non può dirsi conclusa. L’obiettivo è ridurre progressivamente questo numero, accelerando gli interventi e migliorando la comunicazione verso i cittadini.
Per gli automobilisti, il messaggio è chiaro: verificare il prima possibile la posizione del proprio veicolo e, se necessario, prenotare la sostituzione. In gioco non c’è soltanto un adempimento tecnico, ma la propria sicurezza e quella dei passeggeri.
Il Ministero ribadisce l’impegno nel monitorare l’andamento delle campagne di richiamo e nel sollecitare le case costruttrici a garantire tempi adeguati. Nel frattempo, l’allerta resta alta. Gli airbag sono dispositivi salvavita, ma solo se funzionano correttamente. E finché centinaia di migliaia di vetture continueranno a circolare con componenti potenzialmente difettosi, il caso Takata resterà una questione aperta sulle strade italiane.
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