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18 Febbraio 2026 - 09:47
Vento a 180 all’ora e valanghe che sfiorano le case: pomeriggio di paura tra Val Grande e Val Susa
Il vento ha spazzato le creste a oltre 180 chilometri orari e la neve ha risposto con due distacchi di medio-grandi dimensioni che hanno riportato l’attenzione su un pericolo tutt’altro che teorico. Martedì 17 febbraio 2026 sarà ricordato come un pomeriggio ad alta tensione sulle montagne torinesi, con una valanga sopra Forno Alpi Graie, in alta Val Grande di Lanzo, e un altro distacco nel vallone dell’Addoi, sopra Bussoleno, in Val Susa.
A Forno Alpi Graie, la frazione più elevata del Comune di Groscavallo, la massa nevosa si è staccata a monte dell’abitato. Il cosiddetto “soffio” della valanga ha raggiunto la zona delle case, sfiorandole senza, al momento, provocare danni segnalati. Un episodio che conferma quanto la situazione resti delicata in quota, soprattutto nelle alte valli.
Nelle stesse ore un’altra valanga è stata segnalata sopra Falcemagna, nel territorio di Bussoleno, nel vallone dell’Addoi, tra i contrafforti del Palon e del Truc del Vento. Anche in questo caso si tratta di un distacco importante, avvenuto in un’area frequentata da escursionisti e appassionati di scialpinismo quando le condizioni lo consentono.
Il quadro meteorologico aiuta a capire. Martedì è stato caratterizzato da venti di Foehn e aria limpida, con raffiche localmente fino a 40-50 chilometri orari in pianura tra Cuneese, Torinese e Astigiano. Le temperature massime hanno toccato i 14-16 gradi, valori quasi primaverili nei fondovalle. Ma è in alta quota che il vento ha mostrato la sua forza. Nelle ultime 48 ore le Alpi sono state investite da raffiche tempestose, con un dato che colpisce: 181 chilometri orari al Gran Vaudala, sopra Ceresole Reale, a circa 3.200 metri di altitudine.
È proprio il vento uno dei fattori chiave nella dinamica valanghiva di questi giorni. Le raffiche forti trasportano la neve, la accumulano sui versanti sottovento e creano lastroni instabili, pronti a cedere anche al minimo sovraccarico. Il risultato è un manto nevoso disomogeneo, con strati che non sempre riescono a consolidarsi tra loro.
Non a caso il pericolo valanghe in molte zone delle Alpi piemontesi si mantiene sul livello 4-FORTE, una soglia che indica una situazione critica. Con questo grado, il distacco è probabile già con debole sovraccarico su molti pendii ripidi e le valanghe possono assumere dimensioni medio-grandi, talvolta anche grandi.
La decisione presa al Pian della Mussa di Balme va letta in questo contesto. I ristoranti e i rifugi della zona hanno scelto di rimanere chiusi per le prossime due giornate, invitando esplicitamente gli escursionisti a non salire in quota proprio a causa dell’elevato rischio. Una scelta prudente, che fotografa il clima di attenzione diffusa tra operatori e amministrazioni locali.
Le alte temperature registrate nei fondovalle non devono trarre in inganno. L’aria secca e il sole possono dare l’impressione di una stabilità maggiore, ma in quota il vento continua a lavorare sul manto nevoso. Inoltre, l’escursione termica tra giorno e notte può contribuire a indebolire ulteriormente alcuni strati superficiali.
Negli ultimi anni gli episodi di vento estremo sulle Alpi piemontesi non sono rari. Le raffiche oltre i 150 chilometri orari in cresta modificano rapidamente l’assetto della neve, creando accumuli pericolosi anche in poche ore. In queste condizioni, itinerari che fino al giorno prima apparivano relativamente sicuri possono trasformarsi in trappole.
Il caso di Forno Alpi Graie, con il soffio della valanga che ha lambito l’abitato, è un segnale concreto. Le frazioni di alta montagna convivono da sempre con questo rischio, ma la combinazione di vento forte e neve recente richiede un livello di cautela ancora più alto.
Anche il distacco nel vallone dell’Addoi sopra Bussoleno conferma che il problema non riguarda solo le quote più elevate o le zone più isolate. Le valli di Lanzo e la Val Susa sono aree frequentate, soprattutto nei fine settimana, da appassionati di montagna. Con un grado 4-FORTE, ogni escursione fuori dai percorsi sicuri diventa una scelta che va ponderata con estrema attenzione.
Il messaggio che arriva da questa giornata è chiaro: la montagna, anche quando appare luminosa e invitante sotto il Foehn, può nascondere insidie profonde. Le valanghe di martedì 17 febbraio 2026 non hanno provocato, al momento, conseguenze gravi segnalate, ma rappresentano un campanello d’allarme per chiunque stia programmando salite o traversate in quota nei prossimi giorni.
La prudenza, in queste situazioni, non è un eccesso ma una necessità. E il vento che ha toccato i 181 chilometri orari sulle creste piemontesi resta il dato simbolo di una giornata in cui la forza della natura si è fatta sentire con decisione, ricordando che il margine di errore, quando il pericolo è classificato come forte, si riduce drasticamente.
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