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18 Febbraio 2026 - 12:18
Simona Ventura e il Politeama chiuso
Simona Ventura è tornata a Chivasso e ha trovato il Politeama chiuso. La notizia è tutta qui. Semplice, lineare. Ma dentro quella constatazione c’è molto di più di una serranda abbassata.
Non è un intervento tecnico. Non è una proposta amministrativa. È lo sguardo di una chivassese che torna a casa e trova un simbolo fermo. «Sempre bello tornare a Chivasso. Sono andata a vedere il palazzo dove io ho abitato per 20 anni». Poi il percorso naturale verso via Orti, davanti allo storico cinema-teatro. «Ho visto che il Politeama è chiuso, sono molto dispiaciuta». E ancora: «Potrebbe ridiventare un posto polifunzionale, il teatro, magari non proprio per il cinema. Speriamo riapra».
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Il Politeama è chiuso "temporaneamente" dal marzo 2020. La pandemia ha colpito un settore già fragile. Le sale cinematografiche erano in difficoltà da anni, tra streaming, nuove abitudini, costi energetici crescenti. Per una struttura grande come il Politeama, gestita in forma privata dalla famiglia Delgrosso, la sostenibilità economica è diventata un nodo sempre più stretto.
Fin qui la cronaca. Ma la cronaca non basta.
Il Politeama non è stato soltanto un cinema. È stato teatro, palco per stagioni culturali, spazio per saggi, danza, incontri pubblici. Per decenni è stato il luogo più capiente a disposizione della città. Un contenitore che ha accompagnato generazioni diverse. Non un edificio qualsiasi, ma un pezzo di memoria collettiva.
Il centenario nel 2025 è passato senza riapertura. Un traguardo simbolico che avrebbe potuto diventare occasione di rilancio, di confronto pubblico, di progetto. Non è successo. E questo dato pesa più della semplice chiusura.
La verità è che da almeno due anni il Politeama è scomparso dal dibattito cittadino. Non è più al centro di discussioni politiche e sui social, non anima assemblee pubbliche, non divide. È come se fosse entrato in una zona grigia: non risolto, ma nemmeno affrontato. Non è polemica, è constatazione. Il tema, semplicemente, non circola più.
Nel frattempo, però, la città si è mossa su un altro fronte. In piazza del Popolo, nell’area dell’ex Cinecittà, sta prendendo forma un nuovo teatro pubblico, finanziato con oltre 3 milioni di euro di fondi Pnrr, con conclusione lavori prevista per giugno 2026. Una sala da circa 208 posti, inserita in un progetto più ampio di rigenerazione urbana, con parcheggio e funzioni legate anche a scuola, volontariato e inclusione sociale.
Non è un’operazione estemporanea. È un progetto strutturato, con cronoprogramma e risorse definite. E non nasce contro il Politeama, ma dentro una logica diversa: uno spazio pubblico, di dimensioni più contenute, con un modello gestionale differente.
Eppure il confronto resta inevitabile. Da una parte un teatro nuovo che sta per aprire. Dall’altra uno storico teatro privato che resta chiuso. Due percorsi paralleli che non si incrociano.

Il cinema Politeama di Chivasso
La questione non è attribuire responsabilità semplici a un solo soggetto. La proprietà della famiglia Delgrosso ha evidenziato più volte le difficoltà oggettive di gestione. L’ente pubblico ha investito su un progetto alternativo, utilizzando fondi disponibili e vincolati a determinate scadenze. I bandi regionali per le sale esistono — con termine fissato al 31 marzo 2026 per la presentazione delle istanze — ma richiedono progettazione, cofinanziamenti, visione condivisa.
Il punto è un altro: in questi due anni è mancato un confronto pubblico strutturato. Non una guerra di posizioni, ma almeno una discussione aperta su cosa si volesse fare di quel luogo. Silenzio non significa indifferenza, ma di fatto ha prodotto immobilità.
Forse perché il tema è complesso. Forse perché il modello tradizionale di sala cinematografica non regge più come un tempo. Forse perché la città ha concentrato energie e risorse sul nuovo teatro. Ma resta una domanda di fondo: è possibile immaginare una complementarità tra le due strutture, oppure il destino del Politeama dipende esclusivamente dalle dinamiche di mercato?
Quando Ventura dice «Potrebbe ridiventare un posto polifunzionale», non inventa nulla. Descrive ciò che il Politeama è stato per anni. Non solo cinema, ma spazio ibrido. Forse il punto sta lì: non riproporre il passato identico a se stesso, ma capire se esiste una forma nuova per far vivere quel contenitore.
Il rischio, altrimenti, è che la città si abitui alla chiusura. Che il portone diventi paesaggio. Che la memoria si trasformi in rassegnazione. Ma forse è già così...
Nel 2026 Chivasso inaugurerà un nuovo teatro pubblico. Sarà un passaggio importante. Ma il Politeama continuerà a rappresentare un pezzo di storia urbana ancora sospeso. Non una colpa, non un processo. Piuttosto una partita aperta che negli ultimi due anni è rimasta in secondo piano.
Il «Speriamo riapra» di Ventura non è una bacchettata. È un richiamo leggero ma potente. Perché a volte serve lo sguardo di chi torna da fuori per accorgersi che ciò che sembrava provvisorio è diventato permanente. E che il silenzio, quando dura troppo, rischia di trasformarsi in scelta.
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