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Simona Ventura a Chivasso, visita a sorpresa tra ricordi personali e l’amarezza per il Politeama chiuso (VIDEO)

La conduttrice torna nella città dove ha vissuto vent’anni: “Sempre bello tornare, spero che il teatro riapra”

Simona Ventura a Chivasso

Simona Ventura a Chivasso, visita a sorpresa tra ricordi personali e l’amarezza per il Politeama chiuso

Un ritorno tra affetti e memoria. Simona Ventura oggi è stata a Chivasso, città dove ha vissuto per oltre vent’anni, e non ha nascosto l’emozione di rivedere luoghi che fanno parte della sua storia personale.

La conduttrice televisiva è arrivata in città per motivi professionali. «Sì, sono qui perché praticamente l'assicurazione è qua a Chivasso, quindi il Prisanto Castagnini è il nostro assicuratore, siamo venuti a firmare delle cose», ha spiegato rispondendo a chi le chiedeva il motivo della visita.

Ma la trasferta si è trasformata anche in un momento di ricordi. «Sempre bello tornare a Chivasso. Sono andata a vedere il palazzo dove io ho abitato per 20 anni», ha raccontato parlando del suo legame con la città. Un legame che resta forte, nonostante il tempo e la carriera che l’ha portata lontano.

Tra le tappe della giornata anche un passaggio davanti al Politeama, storico cinema-teatro cittadino oggi chiuso. Un’immagine che l’ha colpita. «Ho visto che il Politeama è chiuso, sono molto dispiaciuta», ha detto con evidente rammarico. E poi una riflessione sul futuro della struttura: «Potrebbe ridiventare un posto polifunzionale, il teatro, magari non proprio per il cinema. Speriamo riapra».

Parole che intercettano un tema sentito in città, quello del destino del Politeama, simbolo culturale per intere generazioni di chivassesi. L’idea di una riapertura in chiave polifunzionale rilancia il dibattito su uno spazio che potrebbe tornare a essere punto di riferimento per eventi, spettacoli e iniziative culturali.

Alla domanda sulla sua presenza al Carnevale di Chivasso, in programma domenica prossima, Ventura ha risposto con dispiacere: «Non ci sarò perché domenica prossima purtroppo ho da lavorare, però è sempre bello». Un’assenza dovuta agli impegni professionali, ma accompagnata da parole affettuose verso una manifestazione che rappresenta una delle tradizioni più radicate del territorio.

La visita di oggi, seppur breve, ha riportato per qualche ora i riflettori su Chivasso. Per Simona Ventura è stato un ritorno discreto, lontano dai palcoscenici televisivi, ma carico di significato personale. Per la città, un’occasione per ritrovare una delle sue figure più note, legata a doppio filo a un passato condiviso.

E tra una firma e uno sguardo ai luoghi della memoria, resta l’auspicio che spazi simbolo come il Politeama possano tornare a vivere.

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Chivasso senza cinema dal 2020

A Chivasso il cinema non c’è più. Dal marzo 2020, quando il Politeama abbassò le serrande a seguito dei provvedimenti legati alla pandemia, la città è rimasta senza una sala cinematografica attiva. Quella chiusura, annunciata come temporanea, non si è mai trasformata in riapertura. E così, a distanza di anni, un centro di quasi trentamila abitanti non offre più proiezioni in prima visione.

Il Politeama, inaugurato nel 1925, rappresentava l’ultimo presidio culturale di questo tipo rimasto in città. Con circa 350 posti a sedere, era lo spazio più ampio per eventi cinematografici e teatrali. Di proprietà della famiglia Delgrosso, nel tempo aveva ospitato spettacoli, rassegne e attività legate anche alla danza. La pandemia ha colpito duramente il settore, già fragile, e la sala non ha più ripreso l’attività.

Ma la storia dei cinema chivassesi era iniziata molto prima.

Il Cinecittà di piazza del Popolo nacque nel secondo dopoguerra come esperienza cooperativa. Centinaia di famiglie ne avevano sottoscritto una quota per gestirlo collettivamente. Negli anni Sessanta la sala divenne un punto di riferimento per il cinema d’essai, con una programmazione di qualità riconosciuta a livello nazionale. La scelta di privilegiare film d’autore, però, non fu sostenibile economicamente nel lungo periodo. Quando si resero necessari interventi strutturali per adeguarsi alle normative, la cooperativa non riuscì a sostenere i costi. La chiusura arrivò alla fine degli anni Novanta. Oggi l’edificio è di proprietà comunale e l’amministrazione ha previsto un progetto di ristrutturazione con fondi Pnrr per trasformarlo in teatro, con una capienza ridotta rispetto al Politeama.

Il terzo cinema cittadino era il Moderno, in via Roma. Attivo per decenni, venne chiuso e demolito nel dicembre 2013. Al suo posto è stato realizzato un complesso residenziale con attività commerciali. La demolizione segnò la scomparsa definitiva di una delle sale storiche della città, nonostante negli ultimi anni fosse stata oggetto di interventi di ammodernamento.

Nel giro di poco più di vent’anni, Chivasso è passata da tre sale attive a zero.

La crisi non è stata solo locale. Le sale cinematografiche, già in difficoltà per il calo di pubblico e la concorrenza delle piattaforme streaming, hanno subito un colpo decisivo con l’emergenza sanitaria del 2020. Molte realtà hanno riaperto tra mille difficoltà, altre non ce l’hanno fatta. A Chivasso la riapertura del Politeama non è mai avvenuta.

Nel frattempo l’offerta culturale si è ridotta a iniziative sporadiche, come rassegne organizzate in spazi alternativi, ma senza una programmazione stabile e continuativa. Per assistere a un film in sala, i cittadini devono spostarsi verso Torino o altri centri della provincia.

Sul fronte istituzionale, la Regione Piemonte ha annunciato negli ultimi anni investimenti importanti per la filiera del cinema, destinando 20 milioni di euro tra produzione e sostegno alle sale, di cui 8 specificamente rivolti alla tutela e valorizzazione dei cinema esistenti. Resta però il nodo locale: senza una sala attiva, intercettare fondi o investimenti diventa più complesso.

Oggi la situazione è questa: il Politeama chiuso dal 2020, il Cinecittà in attesa di una nuova destinazione come teatro, il Moderno demolito. Un vuoto che non riguarda solo l’intrattenimento, ma anche la dimensione sociale e culturale di una città che per decenni aveva trovato nel cinema un luogo di incontro e aggregazione.

La scritta “temporaneamente chiuso” è rimasta sulle porte dell’ultima sala. E, per ora, non è cambiato nulla.

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