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17 Febbraio 2026 - 09:34
Alpi nella morsa della tempesta: evacuata Rochemolles e raffiche a 182 km/h
L’inverno torna a mostrare il suo volto più duro sulle Alpi piemontesi. Nevicate abbondanti, vento tempestoso, rischio valanghe in aumento e un’evacuazione preventiva che riporta alla memoria scenari già vissuti. Nelle ultime ore il Piemonte occidentale è stato investito da un intenso fronte perturbato di origine polare-marittima, capace di scaricare accumuli importanti lungo le vallate di confine con Francia e Svizzera e di innescare una fase di marcata instabilità.
I numeri parlano chiaro. Al Rifugio Valasco, nel Cuneese, si registrano accumuli tali da rendere necessario spalare per liberare accessi e strutture. Sullo Jafferau, sopra Bardonecchia, sono caduti circa 20 centimetri di neve fresca. All’Alpe Devero, nel Verbano-Cusio-Ossola, il manto supera complessivamente i 120 centimetri. Dati che confermano un episodio di maltempo di rilievo, con precipitazioni persistenti e a tratti molto intense.
La situazione più delicata si è registrata in Alta Val Susa, dove la frazione di Rochemolles, nel territorio di Bardonecchia, è stata evacuata per il forte pericolo valanghe. Sono quaranta le persone coinvolte nel provvedimento firmato dalla sindaca Chiara Rossetti, su indicazione della commissione valanghe. Dieci residenti hanno trovato sistemazioni autonome nel capoluogo, mentre per i trenta ospiti del residence Lo Chalet della Guida, in gran parte stranieri, è stato predisposto un punto di raccolta al Palazzo delle Feste, in attesa di collocazione in strutture ricettive disponibili.
La decisione è maturata in un contesto di accumuli significativi in quota e previsioni di ulteriori nevicate nelle prossime 36 ore, accompagnate da forte ventilazione. L’area del Gran Vallone desta particolare apprensione per le analogie con le condizioni che precedettero l’importante evento valanghivo del 2018. Uno spesso strato di neve fresca, sovrapposto a quello preesistente, e il vento che ridistribuisce il manto creando accumuli instabili sui versanti sottovento rappresentano una combinazione ad alto rischio.
Il fronte perturbato in azione lungo le alte vallate alpine ha generato vere e proprie bufere di neve sui crinali. A Claviere, al confine con la Francia, la visibilità si è ridotta drasticamente sotto rovesci fitti e raffiche sostenute. A Sestriere, nel primo pomeriggio del 16 febbraio, si contavano già oltre 30 centimetri di neve fresca sopra i 2.000 metri tra le Alpi Graie e le Pennine. Situazione analoga tra l’alta Val Susa e le valli dell’Ossola, dove localmente si superano i 30-40 centimetri sopra i 1.700-2.000 metri verso le testate vallive.
Particolarmente significativo il dato registrato dalla stazione meteorologica di Arpa Piemonte alla Gran Vaudala di Ceresole Reale, a 3.272 metri nel Parco Nazionale Gran Paradiso: una raffica massima di 182 chilometri orari. Un valore che rientra nella categoria dei venti tempestosi e che testimonia l’intensità del flusso nord-occidentale in quota.
La dinamica atmosferica è chiara: l’afflusso di aria fredda di matrice polare-marittima sta convogliando correnti nord-occidentali intense verso il Piemonte. Questo assetto favorisce le nevicate abbondanti sulle aree alpine di confine, per effetto dello sfondamento da Nordovest, e contemporaneamente l’attivazione del foehn sui versanti piemontesi. Il vento di caduta, scendendo verso le vallate e le pianure pedemontane, si comprime e si riscalda, determinando un aumento delle temperature e raffiche molto forti.
Tra lunedì sera e martedì il foehn è atteso in intensificazione su tutta la regione. Sulle medio-alte valli si prevedono raffiche diffusamente superiori ai 90-120 chilometri orari, con punte attorno ai 100 chilometri orari anche su alcuni tratti di fondovalle tra Domodossola, Susa e Pinerolo. Non resteranno indenni le pianure: tra Canavese, Torinese e Cuneese sono attese raffiche tra i 50 e gli 80 chilometri orari, accompagnate da un sensibile rialzo delle temperature massime che potranno raggiungere i 14-17 gradi.
Un contrasto netto, dunque, tra l’ambiente severo dell’alta montagna e il clima più mite e ventoso delle aree di pianura. Ma è proprio in quota che l’attenzione resta massima. Il forte pericolo valanghe persisterà anche per la serata di lunedì e per martedì 17 febbraio lungo le alte valli del Pinerolese, della Val Susa, delle Valli di Lanzo, del Canavese, del Biellese, della Valsesia e dell’Ossola. Ulteriori copiose nevicate sono attese sulle aree di confine con la Francia e il Vallese.

Rochemolles, frazione di Bardonecchia
La quota neve si manterrà in genere oltre i 1.200-1.500 metri all’interno delle valli, ma potrà temporaneamente scendere verso i 700-1.000 metri durante i rovesci più intensi associati al nuovo impulso perturbato, in particolare tra le alte Valli di Lanzo, il Canavese, la Valsesia e l’Ossola. Un’oscillazione che potrebbe interessare anche centri abitati montani situati a quote intermedie.
Nel Verbano-Cusio-Ossolam nelle ultime ore sono caduti 30-40 centimetri di neve fresca sotto rovesci intensi. In quest’area dell’alto Piemonte le nevicate potranno proseguire a intermittenza fino al pomeriggio di martedì, mantenendo elevato il carico sul manto nevoso.
Il quadro che emerge è quello di un episodio invernale di notevole portata, non tanto per l’eccezionalità assoluta degli accumuli – le Alpi piemontesi sono abituate a eventi nevosi importanti – quanto per la combinazione di fattori: neve abbondante, vento molto forte e stratificazione del manto. Condizioni che richiedono prudenza da parte di escursionisti, sciatori e operatori della montagna.
L’evacuazione di Rochemolles rappresenta un segnale chiaro dell’approccio preventivo adottato dalle autorità locali. In un territorio dove la memoria degli eventi passati è ancora viva, la scelta di allontanare temporaneamente residenti e turisti mira a ridurre al minimo i rischi in una fase di elevata instabilità nivologica.
Nei prossimi giorni sarà determinante l’evoluzione del vento e delle temperature. Il foehn, oltre a far salire i valori termici in pianura, potrà contribuire a rimodellare il manto nevoso in quota, creando nuove zone di accumulo e potenziali lastroni. Solo con il progressivo esaurimento delle precipitazioni e un graduale assestamento del manto si potrà valutare una riduzione del livello di allerta.
Intanto, sulle cime e nei valloni, l’inverno continua a cadere fitto, spinto da correnti che non accennano a placarsi. E mentre in pianura si avvertirà soprattutto il vento caldo e secco, sulle montagne resta il rumore sordo della neve che si accumula e del vento che la solleva, ricordando quanto fragile possa essere l’equilibrio tra natura e presenza umana.
Sestriere, sopra i 2.000 metri di quota tra Graie e Pennine
Val Susa alle alte valli dell’Ossola
Alpe Devero (VB) dove complessivamente si registrano oltre 120cm di neve

Circa 20cm di neve fresca sul Jafferau a Bardonecchia (TO)
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Nel Verbano-Cusio-Ossola





Neve presente ai 1.764m del Rifugio Valasco, nel cuore del Parco delle Alpi Marittime, in Valle Gesso
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