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Con una scopa e un carretto cambia il volto del paese: la lezione silenziosa di Fabio a San Giusto Canavese

Dal progetto PASS al lavoro quotidiano tra cestini e fossi, l’inclusione diventa presenza concreta nelle vie del paese

Con una scopa e un carretto

Con una scopa e un carretto cambia il volto del paese: la lezione silenziosa di Fabio a San Giusto Canavese

A San Giusto Canavese lo si incontra spesso al mattino, lungo le vie del centro o nei tratti più periferici. Cammina con passo tranquillo, trascinando un carretto carico di scope, sacchi e bidoni. Non è una scena d’altri tempi, non è folklore. È la quotidianità. Quel giovane uomo si chiama Fabio e da alcuni anni è parte attiva della vita del paese grazie a un PASS – Progetto individuale di Attivazione Sociale Sostenibile.

Dietro quella sigla c’è un’idea semplice e concreta: offrire opportunità di inclusione attraverso attività utili alla collettività. Nel caso di Fabio, il progetto si traduce in un lavoro quotidiano fatto di gesti ripetuti e silenziosi. Svuota i cestini pubblici, raccoglie carte e rifiuti lungo le strade, pulisce i fossi. Cura gli spazi che tutti attraversano senza pensarci troppo.

Il suo è un impegno costante, spesso poco visibile. Eppure essenziale. Perché il decoro urbano non si costruisce con grandi opere, ma con la manutenzione ordinaria, con l’attenzione ai dettagli, con la presenza quotidiana. Fabio è diventato una figura familiare, riconoscibile. Una presenza discreta che contribuisce a mantenere puliti i luoghi comuni.

Il PASS non è un semplice incarico lavorativo. È un percorso di attivazione sociale che punta a rafforzare autonomia, responsabilità e relazioni. L’inclusione, in questo caso, non resta un principio astratto scritto nei documenti amministrativi. Si traduce in un ruolo concreto, riconosciuto dalla comunità.

Nel suo giro quotidiano, Fabio raccoglie rifiuti ma anche sguardi e parole. Un saluto scambiato con chi passa, una battuta davanti a un negozio, due parole con un anziano seduto su una panchina. Sono interazioni brevi, ma significative. Piccoli momenti che contribuiscono a creare legami e senso di appartenenza.

In molti lo conoscono ormai per nome. Lo vedono lavorare con costanza, senza clamore. La sua attività diventa un esempio di come un progetto sociale possa avere ricadute reali, sia per la persona coinvolta sia per il territorio. L’attenzione agli spazi pubblici si intreccia con la costruzione di relazioni.

San Giusto Canavese, come molti centri del territorio, punta su iniziative che favoriscono l’inclusione attiva. Il PASS rappresenta uno strumento per sostenere percorsi individuali, ma anche per rispondere a esigenze concrete del Comune. Un doppio binario: sostegno alla persona e beneficio per la collettività.

Il lavoro di Fabio racconta anche un altro aspetto. Il senso civico non è solo rispetto delle regole, ma partecipazione. Vedere qualcuno impegnato ogni giorno nella cura delle strade ricorda che lo spazio pubblico è di tutti. E che mantenerlo pulito è un compito condiviso.

Il suo carretto, le scope, i bidoni non sono semplici strumenti. Sono il segno di una responsabilità affidata e assunta. In un tempo in cui si parla spesso di degrado e di abbandono, la sua presenza è un messaggio diverso: il cambiamento passa dalle azioni quotidiane.

L’amministrazione comunale ha voluto sottolineare questo percorso, ringraziando pubblicamente Fabio per il lavoro svolto e per il modo semplice con cui è diventato parte integrante della comunità. Un riconoscimento che va oltre la mansione affidata.

In un piccolo paese, ogni figura ha un volto. Ogni storia si intreccia con quella degli altri. Fabio, con il suo passo tranquillo e il carretto che lo segue, è diventato un simbolo concreto di inclusione sociale che cammina sulle strade, tra la gente, lontano dai riflettori ma vicino alla vita reale.

E mentre svuota un cestino o raccoglie un foglio portato dal vento, costruisce qualcosa che non si vede subito ma resta: il senso di una comunità che si prende cura dei propri spazi e delle proprie persone.

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