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17 Febbraio 2026 - 00:30
Hamdan Ballal
È quasi il tramonto a Masafer Yatta, nel sud della Cisgiordania. Un cancello ha sbattuto, si sono sentite voci in ebraico, poi pietre, urla, telefoni alzati per registrare. Al centro della scena c’è l’abitazione di Hamdan Ballal, regista palestinese e co-autore di No Other Land, premio Oscar nel 2025 come miglior documentario. Il 16 febbraio 2026, secondo la sua testimonianza, un gruppo di coloni è arrivato davanti alla casa.
Ballal ha indicato come guida del gruppo l’attivista dei coloni Shem Tov Lusky. Quando la famiglia ha chiamato la polizia, ha raccontato il regista, sono intervenuti per primi i militari israeliani. Hanno fatto irruzione nell’abitazione, hanno perquisito le stanze e hanno arrestato quattro parenti. Un fratello è rimasto gravemente ferito ed è stato ricoverato in ospedale. La sequenza, documentata in parte con i telefoni, si è inserita in un contesto che negli ultimi anni ha cancellato la distinzione tra spazio domestico e operazioni di sicurezza.
Il nome di Hamdan Ballal è diventato noto a livello internazionale dopo il successo di No Other Land, realizzato con Basel Adra, Yuval Abraham e Rachel Szor. Il film ha raccontato tra il 2019 e il 2023 lo smantellamento progressivo di comunità palestinesi nelle South Hebron Hills e a Masafer Yatta, area dichiarata “Firing Zone 918” dalle autorità israeliane, cioè zona destinata ad addestramento militare. Dopo i premi alla Berlinale 2024, il documentario ha vinto l’Academy Award nel marzo 2025. Il progetto è stato presentato come una collaborazione tra attivisti palestinesi e israeliani che hanno documentato demolizioni, ordini di sgombero e tensioni quotidiane.
Non è la prima volta che Ballal ha denunciato aggressioni. Il 24 marzo 2025, a Susya, ha riferito di essere stato attaccato da coloni armati e successivamente arrestato dall’esercito israeliano. È stato rilasciato il giorno seguente con ferite che sono state fotografate dai media internazionali. In quell’occasione le Forze di Difesa Israeliane (Israel Defense Forces, IDF) hanno parlato di scontri con lancio di pietre e arresti da entrambe le parti. Attivisti e testimoni hanno fornito una versione diversa, sostenendo che le forze di sicurezza non avessero impedito le violenze. Le ricostruzioni sono rimaste contrastanti.
Il regista Hamdan Ballal (No Other Land)
— Rebelle Vague (@rebellevague) February 16, 2026
è in ospedale, la fonte riporta queste parole: “È stato aggredito da un colono ebreo che continua a vessare lui e i suoi familiari con la protezione della polizia e dell'esercito israeliano. Quando i membri della famiglia Ballal, che vive… pic.twitter.com/GOrmJxcqQl
Nel nuovo episodio del 16 febbraio 2026, Ballal ha indicato ancora Shem Tov Lusky come figura centrale. Il nome di Lusky compare in diverse segnalazioni di attivisti palestinesi e israeliani dal 2024 in avanti, in relazione a presunte incursioni contro residenti palestinesi. In dichiarazioni precedenti alla stampa, Lusky ha respinto accuse di aggressione e ha sostenuto che in alcuni casi sarebbero stati i palestinesi a lanciare pietre contro il suo veicolo. Anche sull’episodio più recente non esiste, al momento, una ricostruzione ufficiale completa.
Secondo quanto riportato da alcuni media, la famiglia Ballal ha contattato le autorità segnalando la presenza di coloni in un’area che una decisione giudiziaria avrebbe temporaneamente interdetto ai non residenti. Sono intervenuti militari israeliani che hanno arrestato due fratelli, un nipote e un cugino del regista. Un altro fratello è rimasto ferito in modo grave. Ballal ha invitato giornalisti e diplomatici a recarsi a Masafer Yatta il 17 febbraio per verificare la situazione sul posto.
I dati raccolti da OCHA-ONU (Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari) mostrano che, dopo il 7 ottobre 2023 e l’inizio della guerra a Gaza, gli attacchi di coloni contro palestinesi in Cisgiordania sono aumentati. La media giornaliera di incidenti registrati è salita da circa tre a sette alla fine del 2023. Tra il 7 ottobre 2023 e il 23 settembre 2024 sono stati documentati circa 1.390 episodi attribuiti a coloni, con feriti, danni a proprietà e oltre 1.600 persone sfollate in contesti collegati a queste violenze. Per Masafer Yatta, OCHA ha segnalato più di 300 incidenti tra il 2021 e il 2025, rispetto ai 18 registrati tra il 2006 e il 2020. I rapporti parlano anche di pressioni indirette, come pascolo su terreni privati, danneggiamento di ulivi e blocchi stradali.
L’area di Masafer Yatta è stata designata in larga parte come zona militare negli anni Settanta. Nel maggio 2022 la Corte Suprema israeliana ha autorizzato lo sgombero di oltre mille residenti per consentire esercitazioni militari. Da allora demolizioni e sequestri di strutture hanno interessato diversi villaggi. Secondo dossier delle Nazioni Unite, dal 2009 sono state demolite più di 300 strutture nell’area, comprese infrastrutture finanziate come aiuti umanitari.
Mentre si sono verificati questi fatti, il governo israeliano ha annunciato la ripresa della registrazione fondiaria in Area C, la porzione di Cisgiordania sotto pieno controllo israeliano che rappresenta circa il 60 per cento del territorio. I ministri Bezalel Smotrich, Yariv Levin e Israel Katz hanno presentato la misura come un aggiornamento amministrativo. Organizzazioni non governative e analisti hanno sostenuto che la decisione potrebbe rafforzare il controllo statale su ampie porzioni di territorio e incidere sui diritti di proprietà di famiglie palestinesi prive di documentazione completa. La misura ha suscitato critiche da parte dell’Autorità Nazionale Palestinese e di governi europei e arabi.
Le autorità israeliane hanno ribadito che gli interventi delle forze armate in Cisgiordania rispondono a esigenze di sicurezza e alla necessità di prevenire scontri. Organizzazioni israeliane e palestinesi per i diritti umani hanno invece denunciato un clima di impunità nei confronti di violenze attribuite a coloni. Le inchieste giudiziarie su questi episodi raramente si sono concluse con condanne definitive, secondo i dati diffusi da gruppi legali.
Restano da chiarire i capi d’accusa nei confronti dei quattro parenti arrestati il 16 febbraio 2026, la dinamica completa dell’irruzione e le condizioni del fratello ricoverato. Non è stato ancora pubblicato un comunicato dettagliato delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) su quanto accaduto nell’abitazione di Hamdan Ballal. La visita di diplomatici e giornalisti potrà fornire ulteriori elementi di verifica.
Nel giro di un anno, la vicenda di No Other Land è uscita dalle sale cinematografiche ed è tornata nei luoghi dove il film è stato girato. L’Oscar del 2025 ha portato attenzione internazionale su Masafer Yatta, ma non ha modificato le tensioni sul terreno. Le decisioni amministrative annunciate nel febbraio 2026 e l’episodio denunciato dalla famiglia Ballal si inseriscono nello stesso quadro: un territorio dove sicurezza, proprietà e diritti civili restano oggetto di interpretazioni opposte.
Fonti: OCHA-ONU (Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari), Forze di Difesa Israeliane (Israel Defense Forces), comunicati del governo israeliano, sentenze della Corte Suprema israeliana, dichiarazioni pubbliche di Hamdan Ballal e Shem Tov Lusky.
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