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16 Febbraio 2026 - 18:15
Santhià snodo chiave della Pedemontana: aggiornato il piano per i materiali da costruzione
La Giunta regionale del Piemonte ha approvato l’aggiornamento del Piano di reperimento e gestione dei materiali litoidi necessari alla realizzazione della Pedemontana Piemontese, l’infrastruttura che collegherà l’A4 Torino-Milano, all’altezza di Santhià, Biella e Gattinara, con l’A26 Genova Voltri-Gravellona in località Ghemme.
Il Piano era stato approvato nell’aprile 2020. L’aggiornamento recepisce la variante presentata da ANAS e Gruppo FS Italiane nel novembre 2025 ed è funzionale all’adeguamento del documento al progetto esecutivo dell’opera. In particolare, definisce in modo puntuale le modalità di reperimento, gestione e utilizzo dei materiali da costruzione e di quelli derivanti dagli scavi.
La Pedemontana è indicata dalla Regione come un’infrastruttura strategica per il quadrante nord-orientale del Piemonte, poiché consentirà il collegamento diretto delle province di Biella, Vercelli e Novara con le principali arterie autostradali del Nord-Ovest.
Per la realizzazione dell’opera è previsto un fabbisogno di circa 3,2 milioni di metri cubi di materiali litoidi. I materiali saranno reperiti attraverso cave già autorizzate e siti individuati sulla base di criteri di vicinanza ai cantieri, operatività, compatibilità ambientale e contenimento degli impatti sul territorio. I siti selezionati garantiscono una disponibilità complessiva superiore ai 3,5 milioni di metri cubi, distribuiti tra impianti attivi nelle province di Biella, Vercelli, Novara e Verbano Cusio Ossola, oltre a un ulteriore sito nell’area della golena del fiume Sesia, tra Ghislarengo e Arborio. Per quest’ultimo intervento è stato acquisito il parere positivo di AIPO: l’escavazione della golena consentirà la laminazione delle piene del fiume Sesia.
L’aggiornamento del Piano richiama quanto previsto dalla legge regionale n. 23 del 17 novembre 2016, che disciplina il reperimento e la gestione dei materiali litoidi per le opere pubbliche, con l’obiettivo di ottimizzare l’uso delle risorse disponibili in un’ottica di riuso ed economia circolare, in linea con gli indirizzi europei. Circa il 15 per cento del fabbisogno complessivo sarà coperto da aggregati riciclati, mentre oltre 277 mila metri cubi di terre e rocce da scavo saranno riutilizzati direttamente in cantiere come sottoprodotto, secondo la normativa nazionale. I restanti materiali saranno gestiti nel rispetto delle disposizioni vigenti, con sistemi di tracciabilità e controlli ambientali.
L’istruttoria si è svolta nell’ambito di una Conferenza di Servizi coordinata dal Settore regionale “Polizia mineraria, cave e miniere”, con il coinvolgimento delle Direzioni regionali competenti, delle Province, dei Comuni interessati, di AIPO e di ARPA Piemonte, che ha fornito supporto tecnico-scientifico.
La delibera introduce inoltre prescrizioni specifiche, tra cui l’aggiornamento del cronoprogramma in relazione allo stato delle autorizzazioni, la verifica delle effettive disponibilità dei siti individuati e il coordinamento con gli enti competenti per la gestione della viabilità dei mezzi pesanti.
«Con questo provvedimento – sottolinea l’assessore alle Attività estrattive Marco Gallo – ribadiamo un principio per noi fondamentale: le opere strategiche si realizzano, ma nel pieno rispetto delle regole, della sicurezza e dell’ambiente. L’aggiornamento del Piano rafforza il sistema di controlli e prescrizioni, garantendo che ogni fase esecutiva sia monitorata dalla struttura regionale competente. Abbiamo lavorato per coniugare sviluppo infrastrutturale e tutela del territorio, introducendo condizioni chiare e verificabili».
Sulla stessa linea il vicepresidente Elena Chiorino e gli assessori agli Enti locali Enrico Bussalino, alle Infrastrutture Marco Gabusi e all’Ambiente Matteo Marnati:
«Per troppo tempo questo intervento è rimasto fermo, imbrigliato tra procedure e rinvii. Questa Giunta ha scelto un’altra strada: lavorare con serietà e determinazione per sbloccare ciò che era bloccato, assumendosi fino in fondo la responsabilità delle decisioni. Sbloccare la Pedemontana significa dare risposte concrete ai territori, migliorare la qualità della vita dei cittadini e rendere il nostro territorio più attrattivo. Continuiamo a dimostrare con i fatti che il Piemonte dice sì alle opere strategiche, senza ambiguità».
La Pedemontana Piemontese è una delle opere infrastrutturali più attese – e discusse – del Piemonte orientale. Si tratta del collegamento viario destinato a unire l’autostrada A4 Torino-Milano, all’altezza di Santhià, con l’autostrada A26 Genova Voltri-Gravellona Toce, in località Ghemme, passando per il territorio del Biellese e dell’area tra Gattinara e Romagnano Sesia.
L’obiettivo dichiarato è semplice: creare un asse veloce di collegamento tra il Biellese e le grandi direttrici autostradali del Nord Italia, superando i limiti dell’attuale viabilità ordinaria, in particolare della storica SP 142, oggi congestionata e inadatta ai flussi di traffico pesante. Per le imprese del territorio – in particolare quelle tessili, manifatturiere e vitivinicole – significa ridurre tempi e costi di trasporto verso Milano, Torino, Genova e i corridoi europei.
Il progetto complessivo della Pedemontana Piemontese si sviluppa per circa 40 chilometri ed è articolato in più lotti funzionali. Il tratto più rilevante e attualmente centrale nell’intervento è quello compreso tra Masserano e Ghemme, che rappresenta il collegamento diretto con l’A26. Questa tratta ha una lunghezza di circa 14-15 chilometri e prevede una strada a doppia carreggiata, con due corsie per senso di marcia.

L’opera include quattro svincoli principali – Masserano, Roasio (Val Sessera), Gattinara (Val Sesia) e l’innesto sull’A26 – oltre a una serie di opere d’arte significative. Tra queste spicca il viadotto sul fiume Sesia, lungo circa 800 metri, oltre a ponti, cavalcavia e sottopassi necessari per superare corsi d’acqua e viabilità esistenti. È prevista anche la realizzazione di un casello autostradale, elemento che conferma la natura a pedaggio dell’infrastruttura.
Dal punto di vista economico, il costo stimato per la tratta Masserano-Ghemme supera i 200 milioni di euro. L’opera rientra nel Contratto di Programma tra il Ministero delle Infrastrutture e ANAS e viene realizzata attraverso un appalto integrato che comprende progettazione esecutiva e costruzione. I lavori sono affidati a Webuild Italia e Cossi Costruzioni. La durata prevista per la realizzazione è di circa quattro anni.
Sul piano strategico, la Pedemontana Piemontese viene considerata fondamentale per superare l’isolamento infrastrutturale del Biellese, territorio che da decenni lamenta carenze nei collegamenti autostradali e ferroviari. L’assenza di un accesso diretto alla rete autostradale è spesso indicata come uno dei fattori che hanno penalizzato la competitività dell’area.
Non sono mancate, nel corso degli anni, osservazioni e preoccupazioni legate all’impatto ambientale e al consumo di suolo, soprattutto per quanto riguarda l’attraversamento di aree agricole e la vicinanza al fiume Sesia. Il progetto ha seguito l’iter di valutazione ambientale previsto dalla normativa nazionale, con prescrizioni e adeguamenti tecnici.
In sintesi, la Pedemontana Piemontese rappresenta un’infrastruttura pensata per collegare in modo più rapido ed efficiente l’asse Torino-Milano con quello Genova-Gravellona, offrendo al Biellese e all’Alto Piemonte un accesso diretto alla rete autostradale nazionale. Un’opera che, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe ridisegnare la geografia della mobilità dell’area e incidere sullo sviluppo economico del territorio.
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