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Sanità

Donazioni a rischio dopo il caso Tommaso: ora si teme la "fuga dalle donazioni"

Schillaci chiede chiarezza sul trapianto, Aido registra alcune revoche ma invita a non perdere fiducia nel sistema

Donazioni organi

Donazioni organi (foto di repertorio)

Mentre l’Italia resta con il fiato sospeso per le condizioni del piccolo Tommaso, il bambino di Napoli al quale è stato trapiantato un cuore gravemente danneggiato, si fa strada un’altra preoccupazione: il rischio di un effetto “rebound”, una possibile fuga dalle donazioni di organi in seguito all’eco mediatica della vicenda.

A paventare questo scenario è stato il ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha richiamato la necessità di non minare la fiducia dei cittadini nel sistema dei trapianti. «Speriamo ancora che si possa trovare una soluzione per questo piccolo paziente», ha affermato, sottolineando che ora è fondamentale fare piena luce su quanto accaduto. «Bisogna capire cosa è successo per non far perdere la fiducia dei cittadini verso un atto di grande altruismo che è quello di donare».

ORAZIO SCHILLACI, MINISTRO DELLA SALUTE

Il ministro non esclude che possa verificarsi «un effetto rebound», ma ricorda anche il lavoro svolto negli ultimi anni: «Negli ultimi anni abbiamo fatto campagne e il risultato è stato evidente perché il numero di donazioni è aumentato in molte Regioni. Vogliamo continuare su questa strada e perché ciò avvenga – è importante fare chiarezza e togliere ogni dubbio».

Nell’ultima settimana, dopo l’esplosione del caso, qualche segnale si è già registrato. Dall’Associazione italiana per la donazione d’organi (Aido) parlano di una leggera flessione nelle manifestazioni di volontà e di alcune revoche, ma escludono al momento una situazione di allarme.

La presidente di Aido, Flavia Petrin, spiega: «Sicuramente abbiamo avuto delle richieste di revoca nell'ultima settimana, ma è ovviamente un fenomeno che abbiamo in tutto l'anno. Probabilmente negli ultimi giorni, per effetto di questa vicenda, abbiamo registrato qualche sì in meno alla volontà di donazione e qualche revoca in più tra chi si era già espresso positivamente».

I numeri, però, secondo l’associazione, restano solidi. «Complessivamente, raccogliamo circa 25mila manifestazioni positive di volontà l'anno e solo a gennaio ne abbiamo raccolte 4.500 a fronte di 1.200 nei primi 15 giorni di febbraio '26. Una decina invece le disdette ricevute in questi ultimi giorni a fronte, però, di 1,5 milioni di soci. C'è stata cioè una leggera flessione ma non credo sia un segnale d'allarme», precisa Petrin.

Resta comunque necessario continuare a informare. «È importante continuare con la campagna di informazione, perchè ancora 8mila persone sono in lista di attesa per un trapianto», sottolinea la presidente. E ricorda come le storie possano incidere sull’opinione pubblica: «Come sempre, quando c'è una bella storia questa fa da traino positivo, come nel caso della donazione degli organi di Nicholas Green. Una storia problematica può invece influire negativamente, ma va ricordato che sono tantissime le persone che hanno beneficiato del trapianto e nel 2024 abbiamo superato le 4.500».

Non solo. Petrin richiama anche l’impatto sociale dei trapianti: «Oggi abbiamo i primi pazienti che hanno vissuto anche 40 anni dopo il trapianto e il dono di un organo fa bene a tutta la società dal momento che il 90% dei trapiantati può tornare al lavoro essendo soggetti produttivi».

A intervenire è anche Reginald Green, padre di Nicholas Green, simbolo della donazione di organi dopo la morte del figlio. In un’intervista ha ricordato il valore di ogni gesto solidale: «La storia di Tommaso ci ricorda quanto sia preziosa ogni donazione. Ogni famiglia che ha un membro in morte cerebrale può scegliere tra seppellire gli organi o salvare la vita di diversi pazienti». E ha aggiunto: «Ho 97 anni e passo ancora ore ogni giorno facendo cose che spero aumentino i tassi di donazione in tutto il mondo».

Il timore, dunque, è che una vicenda dolorosa possa incrinare la fiducia costruita negli anni attorno alla cultura della donazione. I dati parlano di una lieve flessione e di qualche revoca, ma non di un crollo. La parola chiave, ora, è chiarezza. Per evitare che la paura superi la solidarietà.

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