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Ex ministro ucraino fermato mentre fugge in treno: tangenti fino al 15% sugli appalti nucleari, esplode il caso Midas

Sotto inchiesta per un presunto sistema di mazzette da oltre 100 milioni di dollari nei contratti di Energoatom, Herman Galushchenko è stato bloccato alla frontiera su richiesta di NABU e SAPO. L’indagine scuote il governo di Kiev e mette alla prova la credibilità dell’Ucraina verso Unione europea e alleati

Ex ministro ucraino fermato mentre fugge in treno: tangenti fino al 15% sugli appalti nucleari, esplode il caso Midas

Ex ministro ucraino fermato mentre fugge in treno: tangenti fino al 15% sugli appalti nucleari, esplode il caso Midas

La carrozza era fredda, i vetri appannati. Nella notte tra il 14 e il 15 febbraio 2026, secondo fonti investigative ucraine, gli agenti sono saliti su un treno fermo alla frontiera. Cercavano una persona precisa. In pochi minuti hanno controllato i documenti e fatto scendere Herman Galushchenko, ex ministro dell’Energia ucraino. Il fermo è avvenuto su richiesta dell’Ufficio nazionale anticorruzione dell’Ucraina (NABU) e della Procura specializzata anticorruzione (SAPO). L’accusa contestata riguarda il tentativo di lasciare il Paese nell’ambito dell’inchiesta denominata “Midas”, oggi il più ampio procedimento per corruzione nel settore energetico dall’inizio della presidenza di Volodymyr Zelensky.

La dinamica non è stata improvvisata. Diverse testate ucraine hanno riferito che le guardie di frontiera avevano ricevuto nei giorni precedenti una comunicazione formale da parte di NABU e SAPO: dovevano segnalare immediatamente qualsiasi tentativo di espatrio da parte di Galushchenko. Si tratta di una misura prevista quando un indagato è sotto osservazione, ma in questo caso gli investigatori hanno scelto di procedere direttamente con il fermo, ritenendo sussistenti le condizioni per un intervento immediato. Non sono stati diffusi dettagli ufficiali sulla destinazione finale del viaggio.

Herman Galushchenko, avvocato di formazione, ha guidato il Ministero dell’Energia dall’aprile 2021 al 2025, nel periodo in cui la rete elettrica ucraina ha subito attacchi sistematici e blackout a catena. Nel luglio 2025 ha assunto anche l’incarico di ministro della Giustizia. A novembre dello stesso anno il Parlamento lo ha rimosso dall’incarico, dopo che l’inchiesta “Midas” ha iniziato a produrre perquisizioni e atti formali. Le accuse che lo riguardano sono state respinte dall’ex ministro.

Al centro dell’indagine c’è la gestione degli appalti della società statale NNEGC Energoatom, l’operatore che controlla la produzione di energia nucleare in Ucraina. Secondo gli investigatori, un gruppo organizzato avrebbe imposto tangenti tra il 10% e il 15% del valore dei contratti a fornitori e subappaltatori in cambio di pagamenti e autorizzazioni. Il valore complessivo ipotizzato supera i 100 milioni di dollari. Le autorità hanno annunciato ufficialmente l’esistenza del presunto sistema l’11 novembre 2025, parlando di un’organizzazione attiva ai massimi livelli del settore.

Tra i nomi indicati nelle carte compare Tymur Mindich, imprenditore noto nel mondo mediatico ucraino. Gli investigatori lo hanno descritto come il presunto coordinatore del meccanismo. Secondo fonti convergenti, avrebbe lasciato l’Ucraina prima delle perquisizioni di novembre 2025. Il suo ruolo, secondo l’accusa, sarebbe stato quello di gestire un sistema di “pedaggio” sui flussi finanziari legati a Energoatom. Le autorità stanno valutando strumenti di cooperazione giudiziaria internazionale.

L’indagine tocca un settore strategico. Energoatom gestisce centrali nucleari che, dall’inizio dell’invasione russa, sono state bersaglio di attacchi e minacce. Gli investimenti per la sicurezza fisica, la manutenzione e la protezione delle infrastrutture sono aumentati e hanno richiesto procedure accelerate. È proprio in questa fase di emergenza che gli investigatori collocano il presunto sistema di tangenti. Se confermato, avrebbe sottratto risorse a un comparto considerato essenziale per la stabilità del Paese.

Nelle udienze preliminari sono emersi riferimenti a intercettazioni e registrazioni audio. In alcuni atti è comparso il soprannome “Il Professore” per indicare una figura di riferimento del presunto sistema. Parte della stampa ha ipotizzato che il riferimento riguardasse Galushchenko, ma non esiste al momento alcuna decisione giudiziaria che lo confermi. Il procedimento è in fase investigativa e vale il principio della presunzione di innocenza.

Tra ottobre e novembre 2025 le perquisizioni hanno coinvolto diversi funzionari e dirigenti del settore energetico. Almeno sette persone sono state formalmente indagate e cinque fermate, secondo comunicazioni ufficiali di NABU e SAPO. Il Parlamento ha votato la rimozione di ministri coinvolti nella vicenda. L’inchiesta ha alimentato tensioni politiche e un confronto pubblico sull’efficacia delle istituzioni anticorruzione.

Il fermo di Galushchenko apre ora la fase delle decisioni cautelari. Nelle prossime ore i giudici dovranno valutare la convalida del fermo e le eventuali misure restrittive. Gli investigatori intendono approfondire i flussi finanziari e le catene decisionali legate ai contratti di Energoatom. La difesa potrebbe sostenere la legittimità del viaggio e contestare l’interpretazione delle prove raccolte.

L’inchiesta ha una dimensione che va oltre Kiev. L’Ucraina riceve sostegno finanziario e tecnico da partner europei e statunitensi, che hanno chiesto trasparenza nella gestione dei fondi. La credibilità delle istituzioni anticorruzione è considerata un elemento centrale anche nel percorso di avvicinamento all’Unione europea. Il caso “Midas” è diventato un banco di prova per la capacità dello Stato di indagare su figure di alto livello.

La notte del fermo alla frontiera segna un passaggio simbolico. Un ex ministro è stato bloccato mentre cercava di lasciare il Paese. L’indagine è in corso e le responsabilità saranno accertate nelle sedi giudiziarie. Per ora restano i fatti confermati: un fermo eseguito su richiesta delle autorità anticorruzione, un’inchiesta che riguarda appalti nucleari per decine di milioni di dollari, e un sistema istituzionale chiamato a dimostrare la propria tenuta.

Fonti: NABU (Ufficio nazionale anticorruzione dell’Ucraina); SAPO (Procura specializzata anticorruzione); comunicati ufficiali del Parlamento ucraino; dichiarazioni pubbliche di Energoatom; ricostruzioni di Ukrainska Pravda; servizi di Kyiv Independent.

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