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Sud del Libano, il cessate il fuoco che uccide: oltre 130 civili morti e 120mila sfollati dopo la tregua

Scontri intermittenti dopo il 27 novembre 2024, raid con droni, villaggi distrutti e ricostruzione bloccata: la guerra non è finita, si è trasformata

Sud del Libano, il cessate il fuoco che uccide: oltre 130 civili morti e 120mila sfollati dopo la tregua

Sud del Libano, il cessate il fuoco che uccide: oltre 130 civili morti e 120mila sfollati dopo la tregua

Il corteo funebre ha attraversato Yanouh in silenzio. Tra le lapidi del piccolo cimitero hanno sventolato bandiere gialle e verdi mentre le bare di Hassan Jaber e del figlio di tre anni, Ali, sono state calate nella terra. Un drone li ha colpiti pochi giorni prima. Era il 10 febbraio 2026. Poco distante, un’auto distrutta è rimasta parcheggiata accanto al municipio, le saracinesche di un negozio sono rimaste abbassate a metà. La scena ha raccontato una realtà che nel Sud del Libano è diventata quotidiana: il cessate il fuoco annunciato il 27 novembre 2024 non ha fermato la violenza, l’ha resa intermittente.

Le autorità israeliane hanno dichiarato di aver colpito obiettivi legati a Hezbollah. Le famiglie hanno seppellito i loro morti. L’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ha avvertito che i civili hanno continuato a pagare un prezzo alto.

In teoria, un cessate il fuoco implica la sospensione delle ostilità e l’avvio della ricostruzione. Nel Sud del Libano la tregua ha funzionato a intermittenza. I droni hanno continuato a sorvolare i villaggi, l’artiglieria ha ripreso a colpire in modo sporadico. Riad Al-Assaad, ingegnere e imprenditore libanese, ha spiegato che molti abitanti non sono potuti tornare alle loro case. I bombardamenti non si sono fermati del tutto e tra 100.000 e 120.000 persone dell’area di confine risultano ancora sfollate secondo fonti locali e valutazioni indipendenti. L’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) ha verificato almeno 71 civili uccisi entro aprile 2025. A novembre 2025 il numero è salito ad almeno 127. All’inizio del 2026 diverse fonti hanno indicato che il totale ha superato quota 130.

Il 27 novembre 2024 alcuni residenti avevano provato a rientrare nei villaggi lungo la Linea Blu, la linea di demarcazione tra Libano e Israele. Hanno trovato case senza tetto, strade danneggiate, interi quartieri distrutti. Testimonianze raccolte sul posto hanno riferito che in alcuni casi edifici sono stati demoliti anche dopo la firma della tregua. In almeno cinque posizioni oltre confine, secondo fonti locali, unità israeliane hanno mantenuto una presenza militare. Molti abitanti hanno parlato di una situazione che ha reso impossibile il ritorno stabile. L’area è rimasta sorvegliata da droni armati e soggetta a restrizioni di movimento. Il confronto con il 2006, quando la popolazione era rientrata in massa subito dopo il cessate il fuoco, è ricorrente tra i residenti.

Le cifre sugli sfollati variano in base ai criteri utilizzati. I dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) aggiornati a ottobre 2025 hanno indicato oltre 64.000 sfollati interni a livello nazionale. Limitando l’analisi alla fascia meridionale di confine, le stime locali hanno parlato di un numero compreso tra 100.000 e 120.000 persone che non sono potute rientrare per ragioni di sicurezza e distruzione delle abitazioni.

La vita nei villaggi si è svolta in modo irregolare. In alcune giornate i mercati hanno riaperto e le scuole hanno ripreso le lezioni. In altre, un attacco ha interrotto tutto. Gli episodi con droni hanno reso instabile la distinzione tra obiettivo militare e spazio civile. Il portavoce dell’esercito israeliano ha ribadito che i raid hanno preso di mira infrastrutture di Hezbollah. L’ONU ha espresso preoccupazione per le vittime civili e i danni a strutture non militari.

beirut

Il 1 febbraio 2026 un’operazione di irrorazione aerea di glifosato in aree agricole di confine ha provocato proteste ufficiali del governo libanese, che ha annunciato un ricorso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Analisi preliminari condotte da istituti locali con il supporto della Forza ad interim delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL)hanno rilevato concentrazioni del prodotto superiori ai livelli abituali in alcuni campioni. Beirut ha definito l’episodio un danno ambientale che rischia di compromettere terreni agricoli e sicurezza alimentare.

La UNIFIL ha continuato a operare lungo la Linea Blu. Il Consiglio di Sicurezza ha prorogato il mandato fino alla fine del 2026, prevedendo un progressivo rafforzamento del ruolo delle autorità libanesi. Alcuni osservatori hanno espresso timori per un possibile vuoto di sicurezza in un’area dove i meccanismi di de-escalation hanno finora evitato un conflitto su larga scala.

Sul piano economico, la Banca Mondiale ha stimato in circa 14 miliardi di dollari l’impatto complessivo del conflitto nel 2024. Di questi, 6,8 miliardi hanno riguardato danni fisici e 7,2 miliardi perdite di produttività e ricavi. Le necessità di ricostruzione sono state valutate in 11 miliardi di dollari. Il prodotto interno lordo reale del Libano ha registrato una contrazione attorno al 7 per cento nel 2024. Il settore abitativo è risultato il più colpito, con 4,6 miliardi di dollari di danni. È stato avviato un programma iniziale da 250 milioni di dollari denominato Lebanon Emergency Assistance Project (LEAP) per ripristinare infrastrutture essenziali come acqua, energia, trasporti, scuole e strutture sanitarie. Tuttavia, la prosecuzione degli scontri ha rallentato l’apertura dei cantieri.

L’OHCHR ha chiesto indagini indipendenti sugli attacchi che hanno causato vittime civili e ha ricordato l’obbligo di rispettare i principi di distinzione e proporzionalità previsti dal diritto internazionale umanitario. Tra gli episodi segnalati figurano bombardamenti in aree densamente popolate e attacchi con droni in prossimità di infrastrutture civili.

Nel corso della primavera e dell’autunno 2025 si sono verificati picchi di tensione con scambi di razzi e raid aerei. Le infrastrutture stradali tra Tiro, Nabatiyeh e il resto del Paese hanno subito ulteriori danni. La dinamica è rimasta quella di un conflitto a bassa intensità ma con margini elevati di imprevedibilità.

Le conseguenze si sono estese oltre gli edifici distrutti. L’agricoltura lungo la frontiera ha sofferto per la contaminazione dei terreni e per la difficoltà di accesso alle coltivazioni. Le reti idriche hanno richiesto interventi urgenti. Le strutture sanitarie nel Sud e nella periferia meridionale di Beirut hanno operato sotto pressione, con carenze di personale e medicinali.

A livello politico, la ricostruzione è rimasta legata a un nodo irrisolto: la presenza e l’armamento di Hezbollah a sud del fiume Litani. Diversi governi stranieri hanno subordinato un sostegno finanziario significativo a una soluzione condivisa su questo punto. In alcune aree lontane dalla linea di contatto, privati cittadini hanno finanziato riparazioni con risorse proprie. Nella fascia meridionale più esposta, molti edifici sono rimasti in rovina.

Le condizioni per un ritorno stabile degli sfollati dipendono da sicurezza prevedibile, accesso umanitario continuo e fondi monitorati con criteri di trasparenza. Senza questi elementi, i numeri rischiano di stabilizzarsi su livelli elevati. Le stime di oltre 100.000 persone ancora lontane dalle proprie case nella sola area di confine e di almeno 130 civili uccisi dopo il 27 novembre 2024 descrivono un conflitto che non si è concluso.

Il tempo ha inciso quanto le armi. Ogni mese di attesa ha reso più difficile il rientro e la ricostruzione. Finché sicurezza, accesso e risorse non convergeranno, il ritorno resterà un obiettivo dichiarato ma non realizzato.

Fonti: Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR); Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU); Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM); Forza ad interim delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL); Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite; Banca Mondiale; dichiarazioni di Riad Al-Assaad; comunicati delle Forze di Difesa Israeliane.

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