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Cuore danneggiato dopo il trapianto: bimbo di 2 anni primo in lista, i medici spiegano i rischi

Il cardiochirurgo Carlo Pace Napoleone: 54 giorni sono quasi il doppio del limite abituale

Trapianto (immagine d'archivio)

Trapianto (immagine d'archivio)

"Cinquantaquattro giorni sono tantissimi anche perché la nostra esperienza è che su un bambino così piccolo l'utilizzo dell'Ecmo dopo 2-3 settimane comincia a dare effetti collaterali molto gravi; due-tre settimane significano 21 giorni, 25-30 al massimo si può attendere: 54 è quasi il doppio. Questo deve anche far risaltare la professionalità dei colleghi del Monaldi, sono stati bravi a far funzionare l'Ecmo per tanto tempo in più".

Il direttore della Sc cardiochirurgia pediatrica e delle cardiopatie congenite dell'ospedale infantile Regina Margherita di Torino, Carlo Pace Napoleone, ragiona parlando con l'ANSA sulle speranze per il piccolo di 2 anni e pochi mesi operato il 23 dicembre scorso al Monaldi di Napoli per un trapianto di cuore ma per il quale qualcosa è andato storto: ora è tenuto in coma farmacologico attaccato all'Ecmo, il macchinario che supplisce un cuore che non funziona.

"Dopo 54 giorni di Ecmo tutti gli organi principali, soprattutto reni, fegato e polmoni, sono messi in seria difficoltà - ragiona il medico - non conosco il grado di compromissione di questi organi ma è difficile pensare che siano perfetti come i primi giorni. C'è da dire però che i bambini mi hanno stupito tante volte per le loro capacità di recupero: non si tratta di un 70enne o un 80enne, un bambino ha capacità di recupero a volte incredibili. Se si può dimostrare che non ci sono stati danni cerebrali cambia un pò tutto, il discrimine per me è quello. Il piccolo è al primo posto nella lista nazionale e internazionale per il trapianto ma bisogna considerare il peso dell'ipotetico donatore, il gruppo sanguigno e poi anche le condizioni cliniche che devono consentire di affrontare un'altra sala operatoria".

Quanto all'ipotesi di tentare di salvarlo con un cuore artificiale, Pace Napoleone precisa che il termine "è sbagliato, come sono sbagliati i termini 'cuore bruciato, carbonizzato' e tanto altro che si sono letti in questi giorni: si tratta di un cuore che è stato danneggiato perchè ha subito un eccessivo raffreddamento".

Il cosiddetto cuore artificiale "che si può usare nei bambini - spiega il cardiochirurgo - è un sistema di assistenza ventricolare chiamato Berlin Heart. Il cuore del bambino rimane in sede e si utilizzano uno o due ventricoli artificiali esterni, collegati al cuore tramite cannule, 2 o 4, che escono alla base del torace. Questa potrebbe essere una opzione. Ma certo, avere 4 cannule della dimensione di 7-8 millimetri che escono alla base del torace, può causare delle infezioni nella zona di uscita e il bambino è in terapia immunosoppressiva". Insomma questa del cuore artificiale "potrebbe essere una ipotesi ma poi è difficile che non vada incontro ad altri problemi che sono le infezioni e la terapia anticoagulante che deve essere mantenuta".

Carlo Pace Napoleone ricorda che questo tipo di assistenza ventricolare è attualmente utilizzata in due bambini in attesa di trapianto nell'ospedale torinese dove lui lavora. Certamente è "un sistema che consente una assistenza per un arco temporale più lungo dell'Ecmo" ma è stata praticata su pazienti "che sono in condizioni cliniche migliori, che non hanno una terapia immunosoppressiva in atto e nonostante questo vi è il rischio di ripetuti episodi di infezioni, sanguinamento e sepsi". Insomma, se in linea teorica è una opzione "possibile, non è detto sia utile e cambi il risultato: tutto andrebbe valutato con attenzione anche parlandone bene con la famiglia".

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