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I primi cento anni di Esterina. Quando un paese festeggia le sue radici

Al centro Globo Azzurro di Lessolo Bollengo celebra i 100 anni di Esterina Ugo, vedova Stratta: dalle risaie all’orto, una vita di lavoro, dignità e affetti che attraversa il Novecento e arriva fino a noi

I primi cento anni di Esterina. Quando un paese festeggia le sue radici

In festa per i 100 anni

Non capita spesso di poter raccontare una storia lunga un secolo. E quando accade, ci si accorge subito che non si tratta soltanto di una festa, di una torta con cento candeline allineate su un tavolo. È qualcosa di più profondo. È un patrimonio collettivo che prende voce, volto e memoria. A Bollengo, sabato 14 febbraio, quel patrimonio ha un nome e un cognome: Esterina Ugo, vedova Stratta.

Cent’anni. Nata il 14 febbraio 1926, figlia di Maria Pollono e Luigi Ugo, Esterina attraversa il Novecento e arriva fino a noi come una pagina viva di storia. Un secolo che non è fatto di date sui libri di scuola, ma di mani immerse nell’acqua delle risaie, di stagioni che si rincorrono nell’orto, di sacrifici silenziosi e di affetti coltivati con la stessa cura con cui si coltiva la terra.

cn il sindaco

La sua è una vita che affonda le radici in un’Italia contadina, povera ma fiera. Un’Italia che non aveva molto, ma aveva il senso del dovere, il rispetto per il lavoro, la capacità di stringere i denti senza fare rumore. Ha un fratello, Giovanni, che quest’anno compie 98 anni, quasi a voler dire che in quella famiglia la longevità è scritta nel destino. Una sorella, Mariuccia, oggi scomparsa. Una generazione che si assottiglia, ma che in lei continua a vivere.

I festeggiamenti si sono svolti al centro Globo Azzurro di Lessolo. Una sala piena, volti sorridenti, fotografie scattate per fermare un momento che ha il sapore della storia. Accanto a lei i figli Flavio e Giannella, il nipote Marco Landi, molta altra parentela. Una famiglia raccolta attorno alla propria radice più forte. Per il Comune di Bollengo erano presenti anche le consigliere Daniela Ferro e Silvana Gaida, a testimonianza di una comunità che sa riconoscere il valore della propria memoria.

Durante la cerimonia, il sindaco Luigi Sergio Ricca ha consegnato la pergamena ufficiale che recita: “L’Amministrazione comunale di Bollengo saluta con gioia Esterina Ugo ed i suoi 100 anni, traguardo raro e prezioso, testimonianza di una vita dedicata alla famiglia ed al lavoro, affrontata con forza e dignità. Un esempio prezioso per tutta la nostra Comunità.”

Parole semplici, ma dense di significato. Perché raccontano esattamente ciò che questi cento anni rappresentano: una vita costruita giorno dopo giorno, senza clamore ma con una forza che lascia il segno.

Per capire davvero chi è Esterina Ugo, bisogna tornare indietro. Tornare alle risaie. Da giovane, come tante donne di Bollengo, faceva la mondina. Le risaie non erano poesia: erano acqua alle caviglie, schiena piegata, sole che brucia la pelle. Erano fatica, disciplina, resistenza. Eppure, in quel lavoro durissimo, c’era anche qualcosa che oggi rischiamo di dimenticare: la solidarietà. I canti tra le file di riso, la forza che nasce dal condividere la stessa condizione. È lì che Esterina impara la tenacia, quella che non si ostenta ma si pratica, giorno dopo giorno.

Con il passare degli anni, la terra resta il suo orizzonte. L’orto diventa il suo piccolo regno. Non un passatempo, ma una missione quotidiana. Verdure curate con pazienza, raccolti portati al mercato, cassette piene di prodotti genuini. In quei gesti si legge una filosofia di vita: niente sprechi, niente scorciatoie, solo il rispetto per il tempo e per il lavoro.

Accanto alla terra, la famiglia. Il matrimonio con Francesco Stratta, una vita condivisa tra sacrifici e speranze. I figli, Gianella e Flavio, cresciuti in un contesto dove il lavoro era valore e l’esempio valeva più di mille parole. E poi il nipote Marco, legame speciale, fonte di gioia e vitalità.

La vita però non risparmia le prove. Nel 2004 se ne va Francesco, colpito da una malattia contratta nell’ambiente di lavoro della Olivetti. Un dolore profondo. Una ferita che resta. Ma anche in quel momento difficile, Esterina non si spezza. Resta punto di riferimento per i suoi cari. Resta radice quando il vento soffia più forte.

Cent’anni non sono solo un traguardo anagrafico. Sono un ponte tra ciò che eravamo e ciò che siamo diventati. Sono la memoria delle risaie e il presente dei nipoti. Sono il profumo della terra bagnata e quello della torta condivisa attorno a cui si stringe un paese intero.

E allora l’applauso che si è levato al Globo Azzurro non è stato soltanto un gesto formale. È stato un grazie collettivo. Per il lavoro silenzioso. Per la dignità. Per la forza discreta che attraversa le generazioni.

Auguri, Esterina Ugo. Il tuo secolo non è soltanto passato: continua a camminare nei volti di chi ti vuole bene. E in quel cammino, Bollengo ritrova la propria memoria più autentica.

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