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Giudiziaria
14 Febbraio 2026 - 11:55
Il flessibile che taglia il metallo nella notte, i pali che cedono, gli autovelox che finiscono sull’asfalto. Per settimane quella scena è stata raccontata come una sfida al sistema, come l’impresa di un moderno “Fleximan” capace di trasformare due pali segati in un caso social.
Adesso però la storia cambia tono. E cambia terreno.
Il Comune di Ivrea ha deciso di costituirsi parte civile nel processo contro il presunto “Fleximan 2”, l’uomo residente nel Biellese, circa 35 anni, accusato di aver abbattuto, il 17 febbraio 2024, due impianti di rilevamento della velocità lungo la Statale 26, ai chilometri 31+350 (direzione centro città) e 29+700 (direzione Strambino).
Tutto scritto "nero su bianco" in una delibera approvata in giunta lo scorso 11 febbraio.
L’udienza è fissata per il 27 aprile 2026. In aula si discuterà di danneggiamento aggravato e di rimozione di dispositivi destinati a pubblico servizio. Si discuterà di pali metallici segati alla base, di cavi tranciati, di apparecchiature rese inutilizzabili. Ma si discuterà anche di soldi.
Perché al di là della retorica del “giustiziere delle multe”, quei due autovelox rimessi in piedi sono costati circa 50 mila euro. E quei 50 mila euro non li hanno pagati i commentatori entusiasti sotto i post. Li ha pagati il Comune. Cioè la collettività.
All’epoca il gesto aveva diviso la città. Sui social era stato un tripudio: meme, ironie, applausi virtuali. Per molti quel misterioso “Fleximan” era diventato una sorta di vendicatore contro il “Grande Fratello stradale”, contro le multe, contro quella sensazione diffusa che gli autovelox servano più a fare cassa che a educare.
E diciamolo: nessuno si stracciò davvero le vesti per quei due pali segati. C’era chi brindava, chi scriveva “finalmente qualcuno che fa qualcosa”, chi parlava di gesto liberatorio. Perché gli autovelox non sono mai simpatici. Non lo sono a Ivrea, non lo sono altrove.




l'autovelox sulla statale 26

Il sindaco Matteo Chiantore
Poi però è iniziato il lavoro silenzioso delle forze dell’ordine.
Il presunto autore è stato individuato grazie al lavoro del Commissariato di Ivrea e della Polizia Locale, coordinati dalla Procura eporediese. Un’indagine fatta di pazienza e di tecnologia: celle telefoniche, immagini delle telecamere di sorveglianza – paradossalmente installate proprio per garantire sicurezza e controllo – incroci di dati, verifiche puntuali. Prima le autorizzazioni necessarie, poi il passo decisivo: i vigili che bussano alla porta della sua abitazione.
Dentro, secondo quanto ricostruito, c’erano il flessibile e l’alimentatore utilizzati per tagliare i pali. E sarebbe arrivata anche la confessione. “Sì, sono stato io”.
All’epoca, commentando l’esito delle indagini, il sindaco Matteo Chiantore non aveva nascosto la soddisfazione. “Alla fine la giustizia trionfa e arriva anche a chi pensa di averla fatta franca. Chissà che si arrivino ad individuare anche i vandali del Movicentro. Abbiamo dei vigili urbani che, seppur sotto organico, si prodigano e lavorano. Spesso molti buoni esiti non possono essere resi noti per problemi legati all’età dei colpevoli… Cerchiamo di fare attenzione e vigilare sulla nostra città. Mi complimento con loro e con tutte le forze dell’ordine…”.
Ora la vicenda entra nella sua fase più concreta.
La costituzione di parte civile non è un atto simbolico. È la scelta di entrare formalmente nel processo per chiedere il risarcimento dei danni materiali e morali. Perché quando i pali sono da rialzare, quando i cavi sono da sostituire, quando l’impianto va reinstallato, arriva il conto. E il conto, finora, lo ha pagato il Comune.
La discussione sugli autovelox continuerà. C’è chi li considera strumenti di sicurezza, chi li vede come strumenti per fare cassa. Ma una cosa è il dibattito politico. Un’altra è prendere un flessibile e abbattere un’infrastruttura pubblica.
Ad aprile non si parlerà più di meme o di eroi da tastiera. Si parlerà di responsabilità penali e di risarcimenti.
E questa volta, oltre al pubblico ministero, in aula ci sarà anche il Comune. Con il conto in mano.
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