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15 Febbraio 2026 - 09:07
Javier Milei
Argentina ha abbassato l’età di responsabilità penale da 16 a 14 anni. La Cámara de Diputados ha approvato la riforma con 149 voti favorevoli e 100 contrari, senza astensioni. Il testo, sostenuto dal presidente Javier Milei, ora passa al Senato. Il governo ha presentato la misura come un aggiornamento necessario di una normativa del 1980, varata durante la dittatura, mentre giuristi e organizzazioni per l’infanzia hanno avvertito che l’inasprimento non equivale automaticamente a una riduzione del crimine.
La votazione è arrivata dopo mesi di dibattito pubblico segnati da fatti di sangue che hanno coinvolto adolescenti. Il caso di Jeremías Monzón, ucciso a 15 anni il 18 dicembre 2025 in un capannone a Santo Tomé, nella provincia di Santa Fe, ha avuto un impatto diretto sul confronto parlamentare. Nelle indagini sono comparsi anche minorenni sotto i 16 anni che, secondo la legge vigente fino a oggi, non potevano essere imputati penalmente. La vicenda è diventata un argomento centrale per chi chiedeva di abbassare la soglia di imputabilità.

La riforma istituisce un nuovo Regime Penale Minorile e abroga il sistema precedente. I ragazzi tra 14 e 17 anni potranno essere processati in un circuito specializzato, con giudici e procure dedicate. Il testo mantiene il principio del processo accusatorio e introduce garanzie specifiche per l’età. Per i reati più gravi, come omicidio, violenza sessuale o sequestro, è prevista una pena massima di 15 anni. Per i reati meno gravi si privilegiano misure alternative alla detenzione, come lavori socialmente utili o programmi di riparazione del danno. La privazione della libertà viene definita “ultima ratio”, cioè soluzione estrema.
Il provvedimento stabilisce che i minori non possano essere detenuti insieme agli adulti. Sono previsti istituti specifici o sezioni separate con personale formato. Viene introdotta la figura del “supervisor”, incaricato di seguire il percorso del ragazzo durante l’esecuzione della misura. Il testo formalizza anche la partecipazione delle famiglie delle vittime al procedimento. Per l’attuazione, il governo ha indicato uno stanziamento superiore a 23.000 milioni di pesos destinati a infrastrutture, formazione e programmi di reinserimento.
La proposta originaria dell’esecutivo puntava a 13 anni, e in alcune dichiarazioni pubbliche Javier Milei aveva evocato la soglia dei 10 anni. In Aula si è arrivati a 14 grazie a un accordo con PRO e Unión Cívica Radical (UCR, Unión Cívica Radical), determinante per raggiungere la maggioranza. La deputata Laura Rodríguez Machado, presidente della Commissione Legislazione Penale, ha difeso il testo parlando di superamento di una legge “nata in tempi non democratici”. Dall’opposizione, esponenti come Victoria Tolosa Paz e Myriam Bregman hanno contestato l’efficacia deterrente della misura e il rischio che l’impatto ricada soprattutto sui settori sociali più vulnerabili.
La provincia di Santa Fe ha registrato negli ultimi anni tassi elevati di omicidi dolosi, secondo i dati dell’Osservatorio di Sicurezza Pubblica. Questo contesto ha contribuito a rafforzare la percezione di insicurezza. Sondaggi citati dalla stampa, come quelli dell’istituto Opinaia, hanno indicato un sostegno ampio alla riforma, con percentuali che in alcune rilevazioni hanno raggiunto l’80 per cento. Il governo ha sostenuto che i gruppi criminali avrebbero sfruttato la non punibilità dei minori sotto i 16 anni per coinvolgerli in reati gravi. Rendere imputabili i quattordicenni, secondo questa impostazione, avrebbe l’obiettivo di togliere spazio a tale strategia.
Organizzazioni come UNICEF e la Chiesa cattolica argentina hanno chiesto di non abbassare l’età, sostenendo che l’intervento penale non affronta le cause strutturali del disagio minorile. Il Centro de Estudios Legales y Sociales (CELS) ha espresso preoccupazione per un possibile aumento dell’uso della custodia cautelare e per il rischio che, nella pratica, adolescenti e adulti vengano trattati in modo simile. Gli standard della Commissione Interamericana dei Diritti Umani e del Comitato delle Nazioni Unite sui Diritti dell’Infanzia indicano che l’età minima non dovrebbe scendere sotto i 12 anni e raccomandano un uso limitato della detenzione. Con la soglia a 14 anni, l’Argentina si allinea alla maggioranza dei Paesi sudamericani, tra cui Cile, Colombia, Paraguay e Uruguay, che fissano la responsabilità penale a partire da quella età.
Il passaggio al Senato sarà decisivo. Se il testo verrà approvato senza modifiche, diventerà legge dopo la promulgazione presidenziale. In caso contrario tornerà alla Camera. La fase più complessa, secondo diversi esperti, riguarderà l’attuazione concreta. La creazione di strutture dedicate, la formazione del personale e il coordinamento con le province, che hanno competenze rilevanti nell’esecuzione penale minorile, determineranno l’impatto reale della riforma. Senza investimenti stabili in scuola, servizi sociali e salute mentale, hanno osservato diversi giuristi, l’intervento rischia di concentrarsi solo sull’ultima fase del percorso, quella repressiva.
Il voto di 149 a 100 ha segnato un passaggio politico rilevante per il governo di Javier Milei, che ha parlato di principio di responsabilità valido “indipendentemente dall’età”. La discussione sulla sicurezza e sui diritti dei minori resta aperta. L’efficacia della riforma non dipenderà solo dal numero scritto nella legge, ma dalla capacità delle istituzioni di applicarla rispettando le garanzie previste e monitorandone gli effetti nel tempo.
Fonti: Cámara de Diputados de la Nación Argentina, Ministerio de Justicia de la Nación Argentina, Osservatorio de Seguridad Pública de Santa Fe, UNICEF Argentina, Centro de Estudios Legales y Sociales (CELS), Comisión Interamericana de Derechos Humanos, Comité de los Derechos del Niño de Naciones Unidas, Opinaia.
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