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Salvini chiude il caso Vannacci e rilancia la Lega: avanti tutta su autonomia e valori occidentali

Consiglio federale a Milano per ricompattare il partito dopo gli strappi, corteo il 18 aprile ma sparisce lo slogan “remigrazione”

MATTEO SALVINI, MINISTRO DEI TRASPORTI

MATTEO SALVINI, MINISTRO DEI TRASPORTI

Avanti per la propria strada, senza inseguire nessuno e rilanciando le battaglie identitarie, a partire dall’autonomia differenziata. È questa la linea tracciata da Matteo Salvini nel consiglio federale convocato in via Bellerio, dieci giorni dopo lo strappo di Roberto Vannacci. Un’ora di intervento per tentare di ricompattare la Lega, scossa dalla fuoriuscita dell’ex generale e dalla nascita del suo progetto politico, Futuro Nazionale, che in pochi giorni ha già portato via due deputati e almeno una quindicina di leghisti nei territori.

Per il segretario, il “caso Vannacci” va archiviato: «esiste solo se continuiamo a parlarne», avrebbe detto ai suoi. Una linea netta, ribadita anche con un monito interno: «chi è uscito è uscito, ma se continuiamo a parlarne...». All’esterno, assicurano i dirigenti, né Vannacci né la sua campagna acquisti preoccupano davvero il partito. La riflessione resta interna, mentre fuori si comunica solo l’azione politica.

La virata è chiara: tornare a battere sui temi più identitari, quelli cari alla vecchia guardia nordista, da Luca Zaia ad Attilio Fontana, e invitare tutti ad avere «più fame ed entusiasmo», parole attribuite a Salvini dai presenti. Un richiamo che suona anche come messaggio elettorale, in vista del referendum del 22 e 23 marzo. Sulla giustizia, il leader avrebbe ammonito che l’esito del voto non va dato per scontato e che serve mobilitazione.

Alta l’attenzione anche sull’identità europea e sulla difesa dei valori dell’Occidente, temi centrali della manifestazione organizzata dalla Lega a Milano il 18 aprile. Davanti al Duomo dovrebbero sfilare leader ed esponenti dei Patrioti con lo slogan “Senza paura”. Sparisce però il riferimento alla “remigrazione”, parola d’ordine dei vannacciani e rivendicata da Casapound, che in un clima di tensione ha presentato a Genova una proposta di legge anti-immigrati dopo il niet di Montecitorio. Per la Lega, usare lo stesso concetto sarebbe troppo rischioso. Riccardo Molinari, presidente dei deputati leghisti, nega di averne mai parlato. Eppure lo slogan aveva fatto capolino a settembre a Pontida, quando i giovani del partito arrivarono con lo striscione “Lega anti maranza. La remigrazione avanza”.

FUTURO NAZIONALE LOGO PARTITO ROBERTO VANNACCI ELAB

Al centro della strategia resta l’autonomia. In consiglio federale è intervenuto Roberto Calderoli, che ha fatto il punto sulla riforma: quattro regioni – Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto – hanno firmato le pre-intese su quattro materie – Protezione civile, previdenza, professioni e sanità – e lunedì incontreranno il ministro. In caso di via libera, gli schemi di intesa potrebbero approdare già la prossima settimana al Consiglio dei ministri. Per il partito è il segnale della «massima determinazione e compattezza».

Sullo sfondo resta la questione della vice segreteria lasciata vacante da Vannacci. Il nome di Luca Zaia è indicato come super favorito, capace di mettere d’accordo più anime e di segnare un corso più liberal e meno estremista. Ma sui tempi frena Salvini: «Zaia è un grande», premette il segretario, per poi aggiungere: «Ogni cosa a suo tempo. Rifletterò per trovare una figura che sia all'altezza della situazione».

LUCA ZAIA

La linea è tracciata: niente inseguimenti, niente slogan divisivi, e avanti con autonomia e identità. La sfida ora è tradurre la compattezza dichiarata in consenso reale, mentre l’ombra di Vannacci continua a incombere, anche quando ufficialmente “non esiste”.

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