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13 Febbraio 2026 - 09:33
Russia blocca WhatsApp: 100 milioni di utenti tagliati fuori, obbligo di passare all’app di Stato MAX
All’alba del 12 febbraio 2026 milioni di utenti russi hanno aperto WhatsApp e hanno trovato un’app immobile. Messaggi che non partivano, chiamate che cadevano, notifiche ferme. Nel giro di poche ore il blocco è apparso sistematico. Il Cremlino ha parlato di “adeguamento alle leggi nazionali”. Per chi utilizzava il servizio ogni giorno si è trattato di una sospensione quasi totale della principale piattaforma di messaggistica del Paese.
Secondo stime diffuse da media russi e internazionali, la misura ha riguardato oltre 100 milioni di utenti. In parallelo le autorità hanno invitato a trasferire comunicazioni e canali ufficiali su MAX, l’app nazionale sostenuta dal governo. La società proprietaria di WhatsApp, Meta, ha definito il provvedimento un tentativo di blocco completo. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato che eventuali revisioni dipenderanno dalla conformità dell’azienda alle normative russe.

Il regolatore delle comunicazioni, Roskomnadzor, ha rimosso WhatsApp dal registro degli “organizzatori della diffusione di informazioni” (ODI, Organizzatori di Diffusione di Informazioni), elenco che consente alle piattaforme di operare legalmente sul Runet, la rete russa. La cancellazione dal registro ha avuto un effetto tecnico immediato: l’accesso è stato bloccato sulla dorsale nazionale dopo mesi di rallentamenti selettivi. Già dall’agosto 2025 le chiamate vocali su WhatsApp e su Telegram risultavano instabili o inutilizzabili.
Il provvedimento non è arrivato in modo improvviso. L’11 febbraio 2026 fonti governative hanno confermato la finalizzazione dell’atto amministrativo. Nelle ore successive Meta ha denunciato pubblicamente l’operazione, sostenendo che l’obiettivo fosse indirizzare forzatamente gli utenti verso MAX, presentata come una “super-app” sul modello asiatico. La pressione su Telegram è aumentata nello stesso periodo. Il suo fondatore, Pavel Durov, ha parlato di attacco alla libertà di espressione, mentre diversi canali informativi hanno segnalato nuove strozzature del traffico.
Le motivazioni ufficiali richiamano la sicurezza e la sovranità digitale. La Russia ha rafforzato negli ultimi anni una serie di leggi che consentono a Roskomnadzor di filtrare e bloccare servizi ritenuti non cooperativi. Il regime ODI obbliga le piattaforme registrate a conservare metadati e contenuti per periodi prolungati e a metterli a disposizione delle autorità su richiesta. Nel dicembre 2024 Roskomnadzor ha annunciato l’inclusione forzata di WhatsApp nel registro. La mancata conformità piena agli obblighi ha aperto la strada alla rimozione.
Un ulteriore elemento risale al marzo 2022, quando un tribunale di Mosca ha dichiarato Meta “organizzazione estremista”. All’epoca il divieto ha colpito Facebook e Instagram, mentre WhatsApp era stato escluso perché considerato servizio di messaggistica privata. Negli ultimi mesi quella distinzione è venuta meno. Sul piano giuridico il governo ha sostenuto che tutte le piattaforme devono localizzare i dati in Russia, aprire rappresentanze legali e cooperare con le autorità. Meta non ha una sede nel Paese e non ha modificato il sistema di crittografia end-to-end, che impedisce l’accesso ai contenuti in chiaro.
Le autorità hanno anche richiamato esigenze di ordine pubblico. Secondo Roskomnadzor, gruppi criminali e reti di truffa avrebbero utilizzato WhatsApp e Telegram per attività illecite. Analisi indipendenti sul 2024 hanno però indicato che una quota significativa delle frodi è avvenuta ancora tramite telefonate tradizionali e SMS. La crittografia end-to-end rende complessa l’intercettazione dei messaggi e rappresenta uno dei punti di attrito tra regolatore e piattaforme.
Al centro della strategia governativa c’è MAX. L’app è stata promossa come strumento unico per messaggistica, pagamenti e accesso ai servizi pubblici. Dal 1° settembre 2025 la pre-installazione su nuovi smartphone venduti in Russia è diventata obbligatoria. Ministeri ed enti hanno trasferito progressivamente i canali ufficiali sull’applicazione, integrata con Gosuslugi, il portale dei servizi pubblici. Secondo dati diffusi dalla stampa russa, MAX ha superato decine di milioni di download tra fine 2025 e inizio 2026. Restano interrogativi sulla gestione dei dati personali e sulle condizioni di accesso delle autorità.
Il blocco di WhatsApp ha inciso sulla quotidianità. L’app veniva utilizzata per comunicazioni familiari, attività scolastiche, gestione di condomini, rapporti tra piccole imprese e clienti. La migrazione verso MAX o verso strumenti alternativi ha richiesto tempo e adattamento. Una parte degli utenti ha tentato di continuare a usare servizi esteri tramite reti private virtuali (VPN), ma diversi provider sono stati a loro volta soggetti a blocchi intermittenti.
Nel settore economico l’impatto è stato immediato. Molte piccole imprese hanno dovuto riorganizzare assistenza clienti e ordini. Nella Pubblica Amministrazione la transizione è stata guidata da circolari interne che hanno indicato MAX come canale preferenziale. Sul piano tecnico, il blocco ha confermato la capacità delle autorità di intervenire in modo selettivo sul traffico internet attraverso sistemi di ispezione profonda dei pacchetti (Deep Packet Inspection).
La differenza con Telegram resta significativa. Le chat standard di Telegram non sono protette da crittografia end-to-end per impostazione predefinita, a differenza di WhatsApp. Solo le “chat segrete” utilizzano questo sistema. Questa architettura ha reso Telegram più flessibile nei rapporti con le autorità, pur senza evitare pressioni e rallentamenti.
Il caso evidenzia una traiettoria consolidata. Negli ultimi anni la Russia ha sperimentato test di disconnessione dal resto di Internet e ha rafforzato strumenti normativi che sanzionano la diffusione o la ricerca di contenuti classificati come estremisti. L’uso di VPN può essere considerato aggravante in alcune fattispecie. In questo contesto la rimozione di WhatsApp appare coerente con una strategia di centralizzazione dell’infrastruttura digitale.
Resta aperta la questione delle prossime mosse. Il Cremlino ha lasciato intendere che eventuali negoziati sarebbero possibili in caso di adeguamento di Meta alle leggi russe. Per l’azienda ciò significherebbe modificare principi strutturali legati alla protezione delle comunicazioni. Al momento non vi sono segnali di un cambio di rotta.
Il blocco di WhatsApp rappresenta un passaggio rilevante nel processo di frammentazione della rete globale. La sostituzione di una piattaforma internazionale con un’app nazionale non equivalente sul piano delle garanzie modifica l’equilibrio tra controllo statale e autonomia digitale. In Russia la comunicazione online non si è interrotta. Ha però cambiato infrastruttura e regole di riferimento.
Fonti:
Roskomnadzor
Cremlino
Meta
Telegram
Gosuslugi
Tribunale di Mosca (decisione marzo 2022)
Media russi indipendenti
Analisi di settore sulla sicurezza informatica 2024
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