AGGIORNAMENTI
Cerca
Esteri
13 Febbraio 2026 - 07:50
Meloni e Merz si prendono l’Europa: Macron isolato su eurobond, difesa e Mercosur
Un documento informale, un pre-vertice organizzato prima del Consiglio europeo e una serie di divergenze su commercio, difesa e finanza hanno modificato gli equilibri tra le principali capitali dell’Unione. Nelle scorse settimane è circolato a Bruxelles un “non-paper” firmato da Italia e Germania, con l’adesione del Belgio, che ha chiesto una riduzione della produzione normativa europea, l’introduzione di un “freno d’emergenza” contro gli eccessi regolatori e la creazione di un “regime 28º” facoltativo per le imprese. L’iniziativa, sostenuta dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal cancelliere Friedrich Merz, ha anticipato il confronto tra i Ventisette sulla competitività e ha suscitato irritazione all’Eliseo.
Il documento ha proposto un cambio di metodo prima ancora che di contenuto. L’idea centrale è stata quella di intervenire sulla qualità delle norme europee, introducendo un meccanismo che consenta a uno Stato membro di chiedere la sospensione o la revisione di una proposta legislativa se emergono oneri amministrativi sproporzionati. Il cosiddetto “freno d’emergenza” dovrebbe attivare una valutazione d’impatto supplementare con tempi certi, evitando che nuove regole si sommino a quelle esistenti senza un’analisi dei costi per imprese e amministrazioni. Parallelamente, il “regime 28º” prevede un quadro normativo unico, volontario e armonizzato a livello europeo, che si affianchi ai 27 ordinamenti nazionali e permetta alle aziende di operare con un solo insieme di regole in tutto il mercato unico.
La proposta ha incluso anche la revisione di strumenti centrali della politica climatica, come il sistema di scambio delle emissioni ETS (Emission Trading System) e la carbon tax, in nome della neutralità tecnologica e della certezza per chi investe. Merz ha parlato di discontinuità legislativa per evitare la sopravvivenza di norme obsolete, mentre Meloniha insistito su tempi amministrativi prevedibili e su una semplificazione concreta. Il messaggio è stato chiaro: meno stratificazione normativa e più rapidità decisionale.
Il pre-vertice informale convocato in Belgio dal presidente del Consiglio europeo ha rappresentato un passaggio politico rilevante. Oltre venti leader hanno discusso il documento italo-tedesco prima dell’appuntamento ufficiale sulla competitività. La mossa ha dato l’impressione di un coordinamento preventivo tra Roma e Berlino, con Bruxelles a supporto, capace di orientare l’agenda. Per la Francia è stato un segnale delicato. Tradizionalmente il rapporto franco-tedesco ha costituito l’asse portante delle decisioni europee. L’intesa tra Italia e Germania ha modificato questo schema, lasciando Emmanuel Macron in una posizione meno centrale.
Le tensioni si sono sovrapposte a frizioni già esistenti nel settore della difesa. Il programma FCAS (Future Combat Air System), il caccia di sesta generazione sviluppato da Francia e Germania, ha registrato ritardi legati alla governance industriale e alla proprietà intellettuale, con attriti tra Dassault e Airbus. In parallelo, Italia, Regno Unito e Giappone hanno proseguito con il progetto alternativo GCAP (Global Combat Air Programme). Il rafforzamento della cooperazione tra Roma e Berlino su sicurezza e industria militare è stato formalizzato in un piano d’azione bilaterale. A Parigi è stato interpretato come un possibile spostamento del baricentro industriale europeo.
La Francia ha difeso da tempo il principio del “comprare europeo” negli appalti pubblici strategici e ha cercato di ridurre la dipendenza dagli armamenti statunitensi. L’approccio dell’asse Meloni–Merz, più aperto agli investimenti esterni e meno orientato a clausole di preferenza rigide, è apparso distante dalla linea dell’Eliseo. Il confronto non riguarda solo la difesa ma anche la politica industriale in senso ampio.
Un altro capitolo divisivo è stato l’accordo commerciale con il Mercosur. Dopo oltre venticinque anni di negoziati, la Commissione europea ha raggiunto un’intesa politica con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay nel dicembre 2024. Negli ultimi mesi la Francia ha annunciato che avrebbe votato contro la firma definitiva, citando rischi per il settore agricolo e chiedendo clausole di salvaguardia più severe. Germania e Italia si sono mostrate favorevoli alla conclusione dell’accordo, valutando positivamente le misure di tutela aggiuntive. La divergenza ha isolato Parigi su un dossier che ha anche una dimensione geopolitica, legata alla competizione con la Cina e alla stabilità delle catene di approvvigionamento.
Sul fronte ucraino, la discussione sull’utilizzo degli asset russi congelati nell’Unione europea ha aggiunto complessità. Nell’UE sono immobilizzati circa 210 miliardi di euro di riserve russe. La Commissione ha proposto un “reparations loan” da 90 miliardi per il biennio 2026-2027, garantito dagli Stati membri e rimborsabile solo in caso di pagamento delle riparazioni da parte di Mosca. Belgio e Banca Centrale Europea (BCE) hanno espresso riserve giuridiche e finanziarie, soprattutto per l’esposizione della società di compensazione Euroclear. Il sostegno politico è stato ampio, ma le difficoltà tecniche hanno rallentato una decisione operativa. Anche in questo caso le priorità di Berlino e Parigi non sono sempre coincise.
Alla vigilia del ritiro sulla competitività del 10 febbraio 2026, Macron ha rilanciato l’idea di nuovi eurobond per finanziare difesa, intelligenza artificiale e tecnologie critiche. La Germania ha risposto con prudenza, indicando come priorità la produttività e il completamento dell’Unione dei mercati dei capitali. Diversi Paesi del Nord e dell’area baltica hanno espresso timori su un possibile irrigidimento del mercato interno e su un debito comune permanente.
Il risultato è stato un riequilibrio delle dinamiche politiche. L’asse tra Meloni e Merz ha intercettato una domanda diffusa di semplificazione normativa e di maggiore prevedibilità per le imprese. La Francia ha continuato a sostenere una strategia industriale più interventista, ma ha faticato a costruire una maggioranza stabile sugli strumenti.
Il successo del “freno d’emergenza” dipenderà dalla sua architettura. Serviranno criteri misurabili per attivarlo, tempi certi per la revisione delle proposte e garanzie contro usi strumentali. Se progettato in modo rigoroso, potrà migliorare la qualità della regolazione senza bloccare la transizione verde o digitale. Il “regime 28º”, se compatibile con le norme su concorrenza, salute e ambiente, potrà offrire alle imprese una via semplificata per operare su scala europea.

Nel complesso, il confronto tra Roma, Berlino e Parigi non si è tradotto in una rottura, ma in una competizione sulla direzione dell’Unione. Macron ha continuato a rappresentare una visione di autonomia strategica e finanza comune. Meloni e Merz hanno insistito su pragmatismo regolatorio e mercato unico. Nelle prossime settimane, le decisioni su Mercosur, sugli asset russi e sulla cooperazione industriale nella difesa diranno se il triangolo si stabilizzerà in un nuovo equilibrio o se le tensioni riapriranno spazi per un diverso assetto.
L’Unione europea si è trovata davanti a un bivio già noto: semplificare e investire allo stesso tempo, senza creare nuove fratture tra Stati membri. La novità non è stata la diagnosi, ma il metodo con cui alcuni governi hanno scelto di imporre il tema all’agenda.
Fonti: Commissione europea; Consiglio europeo; Parlamento europeo; Banca Centrale Europea; Financial Times; Politico Europe; Reuters; dichiarazioni ufficiali dei governi di Italia, Germania e Francia.
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.