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Esteri
13 Febbraio 2026 - 08:46
Francesca Albanese
Una domanda ha incrinato il rituale del briefing al Quai d’Orsay, sede del ministero degli Esteri francese. Un giornalista ha chiesto al ministro Jean-Noël Barrot dove fosse la frase attribuita a Francesca Albanese – “Israele è il nemico comune dell’umanità” – visto che nel video dell’intervento quella formula non compariva. È stato un passaggio breve ma rivelatore: nel giro di poche ore un discorso pronunciato al forum di Al Jazeera a Doha ha innescato una richiesta formale di dimissioni, una presa di posizione della Germania e una spaccatura politica in Italia.
Il 7 febbraio 2026 Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite (Organizzazione delle Nazioni Unite) sui Territori palestinesi occupati, è intervenuta da remoto all’AJ Forum. Nel suo intervento ha parlato di “pianificazione e realizzazione di un genocidio” ai danni dei civili palestinesi negli ultimi due anni e ha individuato un “nemico comune dell’umanità” nel “sistema” che, a suo dire, ha reso possibile quel massacro: il capitale finanziario che lo sostiene, gli algoritmi che lo oscurano, le armi che lo rendono operativo. Nei video integrali diffusi successivamente non risulta l’affermazione secondo cui “Israele” sarebbe il nemico comune. Il riferimento testuale è al “sistema”.
La distinzione è diventata il centro dello scontro. Per Jean-Noël Barrot, quelle parole hanno preso di mira non il governo israeliano ma Israele come popolo e nazione, oltrepassando il confine tra critica politica e delegittimazione nazionale. Per questo la Francia ha annunciato che il 23 febbraio 2026, al Consiglio dei diritti umani (Human Rights Council, Hrc) delle Nazioni Unite a Ginevra, chiederà le dimissioni della relatrice. Il ministro ha anche ricordato che il forum si è svolto alla presenza di un rappresentante di Hamas e del ministro degli Esteri iraniano, collocando l’episodio in una sequenza di precedenti dichiarazioni giudicate controverse.

La posizione francese si è rafforzata sul piano interno con una lettera promossa dalla deputata Caroline Yadan e firmata da oltre sessanta parlamentari della maggioranza presidenziale, che hanno chiesto la revoca dell’incarico. La Germania si è allineata. Il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha scritto che, pur rispettando il sistema dei relatori indipendenti delle Nazioni Unite, considera insostenibili le recenti dichiarazioni su Israele. Anche in questo caso il giudizio politico ha prevalso sull’analisi testuale del discorso.
Francesca Albanese ha reagito pubblicando il video integrale dell’intervento e ribadendo che il “nemico comune” indicato era il sistema globale di potere economico, tecnologico e militare che ha consentito la prosecuzione della guerra a Gaza. In interviste televisive ha definito le accuse francesi diffamatorie e basate su informazioni non veritiere. La sua strategia è stata riportare la discussione ai testi pronunciati e alle registrazioni disponibili.
Il nodo è semantico ma anche politico. Parlare di un “sistema” significa individuare responsabilità diffuse che coinvolgono governi, aziende, piattaforme tecnologiche e industrie belliche. Sostituire quel termine con “Israele” cambia la natura dell’accusa e la sposta su un piano identitario. Il 12 febbraio, durante il briefing a Parigi, alcuni giornalisti hanno fatto notare l’assenza della frase incriminata nel video. È un dettaglio che non chiude la questione, ma obbliga a distinguere tra citazioni letterali e interpretazioni.
Il caso non è isolato. Il mandato di Francesca Albanese è stato contestato più volte. Nel 2025 il Consiglio dei diritti umani ha rinnovato il suo incarico nonostante pressioni diplomatiche. Nello stesso anno l’amministrazione statunitense ha imposto sanzioni nei suoi confronti, inserendola nella lista Ofac/Sdn (Office of Foreign Assets Control, Specially Designated Nationals), con effetti economici concreti. Amnesty International e il Coordinamento delle Procedure Speciali delle Nazioni Unite hanno criticato quelle misure come un attacco all’indipendenza degli esperti.
In Italia la vicenda ha prodotto una reazione immediata. L’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane ha sostenuto la posizione francese. La presidente Noemi Di Segni ha parlato di parole pericolose e di una vicinanza ai vertici di Hamas. Sul piano politico la Lega ha depositato una risoluzione alla Camera per chiedere le dimissioni della relatrice. Esponenti di Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno criticato le opposizioni per averle attribuito riconoscimenti istituzionali. Dall’altra parte, Alleanza Verdi e Sinistra ha difeso il mandato della relatrice e ha richiamato le responsabilità del governo di Benjamin Netanyahu nel conflitto.
Per comprendere la portata dello scontro occorre ricordare cosa sia un relatore speciale. Si tratta di un esperto indipendente nominato dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite. Non è un dipendente dell’Organizzazione, non percepisce stipendio e opera a titolo personale. È vincolato a un codice di condotta e a standard di imparzialità, ma gode di un’ampia libertà di parola. È proprio questa autonomia che spesso genera tensioni con i governi coinvolti nelle sue analisi.
Il 23 febbraio a Ginevra la Francia formalizzerà la richiesta di dimissioni. Non è un atto automaticamente vincolante per le Procedure Speciali, ma è una pressione politica significativa. La Germania ha già espresso sostegno. Altri governi europei stanno valutando la loro posizione. La relatrice punterà sulla documentazione del suo intervento e sull’indipendenza del mandato. I suoi oppositori insisteranno sul fatto che il messaggio, al di là delle parole usate, abbia prodotto una delegittimazione dello Stato di Israele.
Il confronto riguarda il linguaggio e i limiti della critica in tempo di guerra. Dove termina la denuncia di possibili violazioni del diritto internazionale e dove inizia la discriminazione? La risposta non può prescindere dall’analisi dei testi e dal contesto in cui sono stati pronunciati. Il caso Francesca Albanese è diventato un banco di prova per la tenuta delle istituzioni internazionali e per la libertà degli esperti indipendenti di esprimere valutazioni scomode.
Fonti: video integrale intervento di Francesca Albanese all’AJ Forum del 7 febbraio 2026; dichiarazioni ufficiali del Quai d’Orsay; interventi pubblici di Jean-Noël Barrot; comunicazione del ministro tedesco Johann Wadephul; lettera parlamentare promossa da Caroline Yadan; comunicati dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane; risoluzione depositata dalla Lega alla Camera dei Deputati; documenti del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite; note di Amnesty International sulle sanzioni statunitensi.
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