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13 Febbraio 2026 - 07:59
Antonio Albanese durante l'intervista a BMST su you tube
Sta girando su youtube un’intervista condotta da Gianluca Gazzoli ad Antonio Albanese, in un format intitolato BSMT, codice fonetico di “Basement”, che in inglese traduce “seminterrato" o "cantina”. Si trova sul web e merita ascoltare questa lunga chiacchierata. Ebbene, Albanese non ha mezzi termini per raccontare il momento che più ha segnato la sua vita, convincendolo a fare l’attore. Il famoso artista, noto per i suoi personaggi Epifanio, Alex Drastico e Cetto La Qualunque, ha prima raccontato la sua esperienza di lavoro in fabbrica, come tornitore e fresatore, finché non è stato portato da un amico al Teatro dell’Arte, a Milano.
“Me lo ricordo benissimo perchè è stato per me un momento folgorante. Io ci ero già stato, ma in quell’pccasione mi avevano trascinato a vedere “Elementi di Struttura del Sentimento” con regia di Gabriele Vacis, che poi ho avuto l’onore di avere come maestro all’Accademia. Sono cose indimenticabili - racconta l’attore lombardo - Da quella sera, come in un film, mi è cambiata la vita. Mi son detto: io voglio fare quella cosa. Ed è entrata in me una sorta di determinazione e di desiderio enorme”.

Il regista Gabriele Vacis:
“Elementi di struttura del sentimento”, ispirato alle “Affinità Elettive” di Goethe, fu premiato nel 1986 con il premio UBU come miglior spettacolo di ricerca. Una perla del Laboratorio Teatro Settimo, forse l'unica realtà culturale della città che è riuscita ad uscire dai confini settimesi per diventare materia di studio nelle università italiane.
Nell’ampia e confidenziale conversazione ai microfoni di Gianluca Gazzoli nel podcast BSMT, Antonio Albanese si spoglia delle sue celebri maschere per rivelare l’uomo e l’artigiano che si nasconde dietro decenni di successi.
Il racconto parte da lontano, dalle radici profonde piantate nella polvere di una fabbrica metalmeccanica dove, come tornitore e fresatore, Albanese ha imparato il valore del rigore e della precisione.
È in quel contesto di fatica e dignità che matura, quasi per caso, la svolta che avrebbe cambiato per sempre la sua vita: il passaggio dai macchinari industriali al palcoscenico non è stato il frutto di un calcolo, ma di una folgorazione improvvisa avvenuta al Teatro dell’Arte di Milano durante la visione di "Elementi di struttura del sentimento". Da quel momento, con una determinazione feroce e quasi incosciente, decide di abbandonare la sicurezza del lavoro dipendente per tentare la strada dell’Accademia "Paolo Grassi", portando con sé quell’etica del lavoro tipica del mondo operaio che non lo avrebbe mai abbandonato.
Durante l'intervista, Albanese spiega come la sua comicità non sia mai stata puro intrattenimento, ma una forma di analisi antropologica e sociale. I suoi personaggi più iconici, da Epifanio a Cetto La Qualunque, fino ad Alex Drastico, nascono da un’osservazione meticolosa della realtà e, spesso, da una vena di malinconia o indignazione verso le storture del mondo.
Per l'attore, far ridere è un atto serio, un mestiere che richiede la stessa cura che metteva nel rifinire un pezzo di metallo al tornio. Questa visione "artigianale" dell'arte emerge chiaramente quando parla del rapporto con i colleghi e con il set, dove il rispetto per ogni maestranza e la puntualità sono per lui pilastri imprescindibili.
La sua carriera, che spazia dal cabaret surreale al cinema d'autore più profondo, viene descritta come un percorso di continua ricerca, guidato dal desiderio di dare voce a chi spesso non ne ha.
La genesi del suo ultimo film, "Cento Domeniche", che rappresenta una sorta di chiusura del cerchio.
In questa opera, Albanese torna metaforicamente tra i suoi ex compagni di fabbrica per raccontare il dramma di chi, dopo una vita di sacrifici, vede i propri risparmi e la propria dignità andare in fumo a causa dei crac bancari. È qui che l’attore e il regista si fondono completamente con l’uomo di Olginate, rivendicando con orgoglio la propria appartenenza a una provincia operosa e onesta.
Oltre la carriera e le luci della ribalta, quello che emerge dall'intervista è il ritratto di un uomo che coltiva con cura il proprio privato, preferendo il silenzio della pesca, la buona cucina e gli affetti storici alla mondanità frenetica del mondo dello spettacolo. Albanese si conferma così un artista unico nel panorama italiano, capace di passare dal grottesco alla tragedia con la naturalezza di chi sa che, in fondo, l'unica cosa che conta davvero è l'umanità che si mette in ciò che si fa.
Per comprendere la caratura dell'artista che scelse di lasciare il tornio per il palcoscenico, ecco una sintesi del suo straordinario percorso professionale:
Formazione: Si diploma nel 1991 alla prestigiosa Scuola d'Arte Drammatica "Paolo Grassi" di Milano. Inizia subito dopo a calcare i palchi del cabaret (storico il suo passaggio al locale Zelig).
Televisione e Successo Popolare: Negli anni '90 diventa un pilastro di programmi cult come Su la testa! e soprattutto Mai dire Gol. Qui nascono le sue maschere immortali: il timido Epifanio, l'aggressivo Alex Drastico, l'ottimista Frengo e il sommelier veneto.
Cinema (Attore e Regista): Esordisce alla regia nel 1996 con Uomo d’acqua dolce. Seguiranno successi come La fame e la sete e la trilogia satirica dedicata a Cetto La Qualunque (Qualunquemente, Tutto tutto niente niente, Cetto c'è, senzadubbiamente).
Cinema d'Autore: Dimostra doti drammatiche eccezionali lavorando con i grandi maestri: Pupi Avati (La seconda notte di nozze, per cui riceve una nomination ai David di Donatello), Carlo Mazzacurati (La giusta distanza), Silvio Soldini (Giorni e nuvole) e Francesca Archibugi.
Negli ultimi anni ha sbancato il botteghino in coppia con Paola Cortellesi nella saga di Come un gatto in tangenziale.
Impegno Civile: Nel 2023 scrive, dirige e interpreta Cento domeniche, film applauditissimo che affronta il dramma dei risparmiatori traditi dalle banche, un ritorno ideale e doloroso alle sue radici operaie e alla dignità del lavoro.
Premi: Nella sua bacheca figurano diversi Nastri d'Argento, Globi d'Oro e innumerevoli candidature ai David di Donatello, confermandosi un artista capace di spaziare con naturalezza dalla farsa grottesca alla malinconia più profonda.
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