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La pelle non mente: prevenire oggi per curare domani

Nel Salone della Trinità la docente Franca Garetto guida il pubblico dell’Unitre di Cuorgnè tra nei, melanoma e diagnosi precoce: riconoscere i segnali della pelle può salvare la vita

La pelle non mente!

La pelle parla. E mercoledì 11 febbraio, nel Salone della Trinità, è stato chiaro a tutti che imparare ad ascoltarla può fare la differenza tra prevenzione e malattia. Davanti a un pubblico numeroso e attento, l’Unitre di Cuorgnè ha organizzato un incontro interamente dedicato alla salute cutanea, tema quanto mai attuale e trasversale a ogni fascia d’età. Protagonista della conferenza, dal titolo “Le lesioni della pelle: prevenzione e trattamento”, la docente Franca Garetto, che ha guidato i presenti in un percorso rigoroso ma accessibile tra diagnosi precoce, fattori di rischio e terapie.

Dopo i saluti istituzionali e il ringraziamento alla relatrice – legata da oltre dieci anni al territorio attraverso un’intensa esperienza professionale fatta di lavoro sul campo, confronto con i pazienti e collaborazione con i colleghi – l’incontro è entrato subito nel vivo. Un legame, quello con la realtà locale, che ha reso l’intervento non soltanto tecnico ma anche partecipato, concreto, vicino alle persone. Sono stati portati anche i saluti del presidente dell’Unitre di Caluso, Massimo Ferrò, a conferma dell’attenzione che le Università della Terza Età dedicano alla cultura della prevenzione.

Il cuore della conferenza è stato dedicato ai nei e alle lesioni cutanee più frequenti. Un punto di partenza fondamentale: la pelle non è un semplice rivestimento, ma l’organo più esteso del nostro corpo, con una superficie di circa due metri quadrati. È barriera contro agenti esterni, batteri e sostanze nocive; regola la temperatura corporea; contribuisce alla sintesi della vitamina D; ospita terminazioni nervose che ci permettono di percepire caldo, freddo e dolore. Un organo vitale, dunque, che partecipa attivamente all’equilibrio dell’intero organismo.

Particolare attenzione è stata riservata ai nei, formazioni generalmente benigne costituite da melanociti, le cellule che producono melanina. Nella maggior parte dei casi non rappresentano un pericolo, ma vanno osservati nel tempo. Alcuni, infatti, possono subire trasformazioni tumorali. La docente ha illustrato con chiarezza la regola dell’ABCDE, uno strumento semplice ma efficace per riconoscere segnali sospetti: Asimmetria della lesione, Bordi irregolari, Colore disomogeneo o con più tonalità, Dimensioni in aumento, Evoluzione nel tempo. Ogni cambiamento rapido, la comparsa di sanguinamenti spontanei, prurito o dolore devono spingere a una valutazione medica tempestiva.

Ampio spazio è stato dedicato al melanoma, tumore cutaneo meno frequente rispetto ad altre forme ma tra i più aggressivi. Pur rappresentando una percentuale contenuta dei tumori della pelle, è responsabile della maggior parte delle complicanze a causa della sua capacità di diffondersi rapidamente. I principali fattori di rischio includono l’esposizione eccessiva e non protetta ai raggi ultravioletti, soprattutto nelle ore centrali della giornata, le ustioni solari in età infantile e adolescenziale, l’uso di lampade abbronzanti, la familiarità e il fototipo chiaro. È stato ribadito come le scottature ripetute, anche se apparentemente banali, possano avere conseguenze a distanza di anni.

Accanto al melanoma, sono state illustrate altre forme tumorali cutanee, come il carcinoma basocellulare (basalioma) e il carcinoma spinocellulare (spinalioma), spesso legati all’esposizione cronica al sole. Possono presentarsi come piccole lesioni rossastre, noduli, croste persistenti o ulcerazioni che non guariscono. Generalmente meno aggressivi del melanoma, non devono comunque essere sottovalutati, soprattutto quando compaiono in aree delicate come il volto o le labbra.

Un passaggio centrale ha riguardato la diagnosi precoce e la stadiazione della malattia. Comprendere se una lesione sia localizzata o abbia già interessato linfonodi e altri organi è determinante per definire la strategia terapeutica più adeguata. Nelle fasi iniziali la chirurgia rappresenta il trattamento di prima scelta: un intervento spesso semplice, eseguito in anestesia locale, con tempi di recupero rapidi. Nei casi più avanzati possono rendersi necessari trattamenti aggiuntivi, come immunoterapia, radioterapia o terapie sistemiche, scelti in base allo stadio e alle caratteristiche biologiche del tumore.

Forte il richiamo alla prevenzione, declinata su due livelli. La prevenzione primaria passa attraverso comportamenti corretti: limitare l’esposizione al sole nelle ore centrali della giornata, utilizzare regolarmente creme con alto fattore di protezione, evitare le lampade abbronzanti, proteggere con particolare attenzione bambini e soggetti con pelle chiara. La prevenzione secondaria riguarda invece la diagnosi precoce: autoesame periodico della pelle, controlli dermatologici regolari e attenzione a ogni cambiamento sospetto.

Non è mancato un riferimento alle difficoltà legate ai tempi di attesa per le visite specialistiche, una criticità che rende ancora più importante la consapevolezza individuale. Imparare a osservare la propria pelle e rivolgersi tempestivamente al medico curante può davvero incidere sull’esito della malattia.

L’incontro si è chiuso con un messaggio semplice ma potente: la prevenzione è uno strumento concreto nelle mani di ciascuno. Non richiede gesti straordinari, ma attenzione quotidiana e responsabilità. La pelle è il nostro confine con il mondo, ma anche il diario silenzioso della nostra vita. Racconta le estati trascorse al sole, le abitudini, le distrazioni e le cure. Ogni segno è un richiamo alla fragilità e, allo stesso tempo, alla possibilità di scegliere consapevolmente di prendersi cura di sé. Perché ascoltare il proprio corpo è il primo atto di rispetto verso la propria salute.

foto Osvaldo Marchetti  

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