Cerca

Esteri

Senegal, 12 arresti per omosessualità e HIV: in carcere a Rebeuss tra accuse di “atti contro natura” e trasmissione volontaria del virus

Blitz a Keur Massar, coinvolti anche personaggi noti. Contestati associazione a delinquere e diffusione consapevole dell’HIV, mentre si riaccende lo scontro tra legge penale, salute pubblica e diritti

Senegal, 12 arresti per omosessualità e HIV: in carcere a Rebeuss tra accuse di “atti contro natura” e trasmissione volontaria del virus

Senegal, 12 arresti per omosessualità e HIV: in carcere a Rebeuss tra accuse di “atti contro natura” e trasmissione volontaria del virus

Il 9 febbraio 2026 il portone della prigione di Rebeuss, a Dakar, si è chiuso alle spalle di un furgone della gendarmeria. A bordo c’erano dodici uomini fermati nei giorni precedenti a Keur Massar, periferia orientale della capitale senegalese. Dopo la comparizione davanti al pubblico ministero, sono stati trasferiti in custodia cautelare con accuse pesanti: “atti contro natura”, “associazione a delinquere”, “trasmissione volontaria del virus HIV (Virus dell’Immunodeficienza Umana)” e “messa in pericolo della vita altrui”. Le informazioni diffuse dalle autorità sono state riprese da diverse testate locali e confermate da un’inchiesta di Le Monde.

Secondo la ricostruzione della Brigade de Recherches di Keur Massar, l’indagine è partita da una segnalazione su un uomo sieropositivo che avrebbe avuto rapporti non protetti. Il 4 febbraio è stato fermato il primo sospettato, lo stesso giorno altri due uomini sono stati posti in custodia. Il 5 febbraio sono seguiti cinque arresti, il 6 febbraio altri quattro. In tre giorni il totale è arrivato a dodici, tutti cittadini senegalesi. I test clinici disposti dall’autorità giudiziaria avrebbero indicato sei persone sieropositive, due con esito in attesa di conferma e quattro negative. Gli atti parlano di una presunta rete attiva anche tramite gruppi WhatsApp. Gli indagati sono stati presentati al procuratore il 9 febbraio e da allora risultano detenuti a Rebeuss.

Nel fascicolo compaiono due nomi noti: l’animatore televisivo Pape Cheikh Diallo e il cantante Djiby Dramé. La loro presenza ha dato al caso un’eco nazionale. L’avvocato di Dramé, Kandiack François Senghor, ha contestato la gestione delle prime ore di custodia e ha presentato due esposti contro il comandante della brigata per presunto ostacolo alla difesa e per divulgazione di atti coperti da riservatezza. La difesa ha denunciato anche l’esposizione mediatica degli indagati e la circolazione sui social di informazioni sanitarie sensibili. La questione si è spostata così anche sul terreno del diritto alla difesa e della tutela dei dati personali.

senegal

Il riferimento normativo principale è l’articolo 319.3 del Codice penale del Senegal, in vigore dal 1966. La disposizione punisce chi “commette un atto impudico o contro natura con un individuo del suo sesso” con la reclusione da uno a cinque anni e una multa da 100.000 a 1.500.000 franchi CFA (Comunità Finanziaria Africana). La norma non è mai stata abrogata. Nel gennaio 2022 l’Ufficio dell’Assemblea nazionale ha respinto una proposta di inasprimento che avrebbe portato la pena fino a dieci anni e introdotto il divieto esplicito di “promozione” dei diritti delle persone LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender), sostenendo che il quadro vigente fosse già severo.

Organizzazioni come Human Rights Watch hanno documentato negli anni arresti e fermi legati all’orientamento sessuale, oltre a episodi di violenza pubblica. Nel 2023 dieci giovani sono stati arrestati durante una festa privata a Dakar e poi rilasciati per insufficienza di prove. Nello stesso anno, a Kaolack, la folla ha dissotterrato e bruciato il corpo di un uomo sospettato di essere omosessuale. Il rapporto World Report 2024 ha descritto un clima segnato da stigma e pressioni sociali.

Il capitolo sanitario è centrale. Secondo dati della Banca Mondiale e della Commissione nazionale per la lotta contro l’AIDS, la prevalenza dell’HIV nella popolazione adulta senegalese è attorno allo 0,3 per cento. Gli studi indicano però che tra gli uomini che hanno rapporti sessuali con uomini il tasso può essere molto più alto. Una meta-analisi pubblicata su BMC Public Health ha stimato per il Senegal un rapporto di prevalenza fino a 43 volte superiore rispetto alla popolazione generale. UNAIDS (Programma delle Nazioni Unite sull’HIV/AIDS) e UNDP (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo) sostengono che la criminalizzazione delle relazioni tra adulti consenzienti ostacola l’accesso ai test e alle cure e favorisce la diffusione del virus.

Nel dossier di Keur Massar gli inquirenti parlano di “trasmissione volontaria”, un’accusa che richiede la dimostrazione del nesso causale tra condotta e contagio, oltre alla consapevolezza dello stato sierologico. Si tratta di un punto che sarà valutato in tribunale. La distinzione tra eventuali responsabilità individuali e la punizione generalizzata dei rapporti omosessuali è uno degli aspetti più delicati del procedimento.

Nelle stesse ore è emersa un’altra indagine, distinta, su una presunta rete di pedocriminalità tra Francia e Senegal, con 14 arresti annunciati l’8 febbraio. Al centro dell’inchiesta francese c’è Pierre Robert, 73 anni. Secondo le autorità, il gruppo avrebbe reclutato minori vulnerabili e prodotto materiale pedopornografico. L’indagato ha negato di aver organizzato una rete, pur ammettendo il possesso di video illeciti. La sovrapposizione mediatica tra i due casi ha alimentato confusione nell’opinione pubblica, ma si tratta di procedimenti diversi per fatti e ipotesi di reato.

Il contesto politico è segnato da mobilitazioni religiose e civiche che negli ultimi anni hanno chiesto pene più severe contro l’omosessualità. Nel maggio 2025 a Dakar migliaia di persone hanno partecipato a manifestazioni per una legge più restrittiva. L’Assemblea nazionale non ha modificato il codice penale, ma il tema è rimasto centrale nel dibattito pubblico.

Per i dodici detenuti a Rebeuss il processo dovrà chiarire la solidità delle prove, la correttezza delle procedure e il rispetto delle garanzie. La custodia cautelare non equivale a una condanna. Sul piano più ampio, il caso riapre il confronto tra sicurezza pubblica, tutela della salute e diritti individuali. In altri Paesi africani, come Angola, Botswana, Mozambico, Seychelles, Lesotho e Namibia, negli ultimi anni sono state avviate riforme di depenalizzazione. Il Senegal ha scelto una strada diversa. Le prossime settimane diranno quale peso avranno le aule giudiziarie rispetto alla pressione politica e sociale.

Fonti utilizzate: Radiodiffusion Télévision Sénégalaise (RTS); AllAfrica; APS (Agence de Presse Sénégalaise); Le Soleil; Seneweb; Human Rights Watch; News24/Reuters; Africanews; Banca Mondiale; Xinhua; BMC Public Health; UNDP; UNAIDS.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori