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11 Febbraio 2026 - 17:18
Il deputato Alessandro Giglio Vigna e il segretario cittadino del Pd Francesco Giglio
Il deputato della Lega Alessandro Giglio Vigna dice che la cava di San Bernardo era stata “espulsa” dal Piano regolatore. Il Partito Democratico replica chiedendosi se l’onorevole abbia letto gli atti oppure no. E da qui si riaccende uno scontro politico che a Ivrea non si è mai sopito.
Le dichiarazioni del centrodestra – diffuse nei giorni scorsi – puntano il dito contro l’attuale amministrazione guidata dal sindaco Matteo Chiantore, accusata di non aver assunto una posizione ufficiale contro la cava e di averne favorito il “rientro” nel Piano regolatore.
Il Pd – Circolo di Ivrea, in un comunicato respinge tutto e parla apertamente di affermazioni “ingannevoli e irrispettose” nei confronti dei residenti di San Bernardo e del comitato “No Cava”. Ma soprattutto entra nel merito delle contestazioni.
Primo punto: il sindaco non avrebbe preso posizione nei confronti della Città Metropolitana. Per i dem è falso. La contrarietà alla realizzazione della cava – sostengono – è stata dichiarata più volte da Chiantore in sede di Conferenza dei Servizi, e i verbali lo attesterebbero. Quando la consigliera Piccoli afferma che non vi sarebbe stata una presa di posizione ufficiale, il Pd parla senza giri di parole: “significa semplicemente mentire”.
Secondo punto: la questione del Piano regolatore. Secondo il centrodestra, la precedente amministrazione avrebbe eliminato la cava dal PRG, mentre con la nuova Giunta l’area sarebbe tornata a destinazione estrattiva. Il Pd ribalta la lettura. La passata amministrazione – si legge nel comunicato – avrebbe potuto modificare la destinazione urbanistica dell’area, ad esempio rendendola edificabile, ma non lo fece. Ignorando una precisa specificazione, avrebbe così indotto la Regione Piemonte a formulare un’osservazione formale che, in sede di approvazione definitiva del nuovo Piano regolatore, avrebbe imposto la destinazione dell’area a uso cava.
Non solo. Durante la discussione della Variante al PRG, il gruppo oggi di maggioranza aveva proposto una modifica della destinazione d’uso dell’area. Proposta che non venne accolta dalla Giunta di centrodestra. Una modifica che, pur subordinata all’approvazione regionale, avrebbe rappresentato – secondo il Pd – un atto politico chiaro contro la cava. Ma quella scelta non fu compiuta.
Terzo capitolo: la soluzione strutturale. Per il Pd passa dalla modifica del PRAE, il Piano Regionale delle Attività Estrattive. In questa direzione si muove la mozione presentata dal gruppo dem in Consiglio regionale attraverso il consigliere Alberto Averta, con l’obiettivo di proporre con urgenza una modifica del PRAE per scongiurare il rinnovo dell’autorizzazione alla cava in località “Fornaci” e trasmettere l’atto alla Città Metropolitana affinché valuti una revoca in autotutela del provvedimento.
Infine l’affondo politico su Giglio Vigna. L’affermazione secondo cui la cava sarebbe stata “espunta” dal Piano regolatore viene definita dal Circolo dem una dichiarazione ingannevole e facilmente verificabile negli atti. Una presa di posizione che, secondo il Pd, rischia di alimentare polemiche inutili invece di affrontare concretamente il problema.
Lo scontro, insomma, è aperto. Da una parte il centrodestra attribuisce responsabilità all’attuale amministrazione; dall’altra il Pd accusa la precedente Giunta di non aver agito quando avrebbe potuto farlo. Sullo sfondo resta San Bernardo, un quartiere che attende risposte definitive. E mentre la politica si divide su verbali, varianti urbanistiche e piani regionali, la domanda resta una sola: chi, davvero, ha fatto cosa.

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