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11 Febbraio 2026 - 10:26
Volpiano cardioprotetta, due nuovi defibrillatori in città e una rete di volontari pronti a intervenire nei momenti decisivi
La salute al centro, non come slogan ma come scelta concreta. A Volpiano la sicurezza sanitaria passa anche dalla prevenzione e dalla rapidità di intervento. Con l’installazione di due nuove postazioni di Defibrillatore Semiautomatico Esterno (Dae), la città compie un passo avanti nella lotta contro l’arresto cardiaco improvviso, una delle principali cause di morte nei Paesi occidentali.
Il progetto si chiama Cardio Cuore e nasce dalla collaborazione tra professionisti sanitari, volontari e cittadini. I defibrillatori sono stati acquistati grazie a una raccolta fondi promossa dalle dottoresse Gualtieri e Cervellera della Farmacia Farmagorà di Volpiano, con l’obiettivo di rendere il territorio più sicuro e aumentare le possibilità di intervento nei primi minuti, quelli che possono fare la differenza tra la vita e la morte.
La prima postazione è stata attivata il 7 febbraio sulla parete esterna della farmacia, in via Brandizzo 27. Una scelta strategica, in un punto facilmente accessibile e ben visibile. La seconda sarà collocata in Piazza Italia e diventerà operativa non appena saranno completate le operazioni logistiche necessarie. Due punti nevralgici della città che si trasformano così in presidi di emergenza sempre disponibili.
Il valore di un defibrillatore pubblico non sta solo nella sua presenza, ma nella capacità della comunità di utilizzarlo. In caso di arresto cardiaco improvviso, ogni minuto senza intervento riduce drasticamente le possibilità di sopravvivenza. L’uso tempestivo di un Dae, insieme alla rianimazione cardiopolmonare, può aumentare in modo significativo le probabilità di salvare una vita.
La Croce Bianca Volpianese, associazione di volontariato aderente ad Anpas, non si limiterà alla gestione tecnica delle apparecchiature. Sarà responsabile del controllo periodico, della manutenzione e dell’integrazione dei dispositivi nel sistema di emergenza locale, garantendo che siano sempre funzionanti e pronti all’uso. Ma soprattutto si farà promotrice della formazione.
Attraverso corsi pratici e sessioni dedicate, i cittadini potranno imparare a riconoscere i segnali di un arresto cardiaco e a utilizzare correttamente il defibrillatore. Non si tratta solo di un addestramento tecnico, ma di un cambio culturale: trasformare le persone comuni in primi soccorritori consapevoli, capaci di intervenire nell’attesa dell’arrivo del 118.
Il presidente della Croce Bianca Volpianese, Francesco Goia, sottolinea il significato del progetto: «Grazie a questo progetto di cardioprotezione, che vede la collaborazione tra cittadini, imprese, professionisti sanitari e volontariato – la comunità potrà contare su un presidio sanitario concreto e immediatamente operativo. I nuovi defibrillatori sono veri punti di sicurezza che possono fare la differenza nei momenti critici. Ogni cittadino formato diventerà un anello attivo di questa rete di soccorso, capace di intervenire tempestivamente e salvare vite. Il progetto è un esempio di come la prevenzione e la preparazione possano rafforzare la sicurezza sanitaria di tutta la comunità».

Parole che raccontano un modello di sanità diffusa, dove la risposta all’emergenza non è delegata esclusivamente ai professionisti, ma coinvolge l’intera collettività. Una comunità cardioprotetta è una comunità che sceglie di non restare spettatrice.
Anche Vincenzo Sciortino, presidente di Anpas Piemonte, evidenzia il ruolo del volontariato: «La comunità di Volpiano dimostra ancora una volta quanto il volontariato sia una risorsa fondamentale per la tutela della salute. Progetti come Cardio Cuore nascono dall’attenzione verso le persone e dalla volontà di non lasciare nessuno solo nei momenti di emergenza. La Croce Bianca Volpianese rappresenta un presidio di umanità, competenza e dedizione: il lavoro dei suoi volontari è un esempio concreto di solidarietà che rende il territorio più sicuro e più unito».
Dietro le parole ci sono numeri che raccontano l’impegno quotidiano. La Croce Bianca Volpianese può contare su 207 volontari, di cui 90 donne, e svolge ogni anno oltre 16.000 servizi a favore della comunità. Non solo emergenza-urgenza e trasporti socioassistenziali, ma anche assistenza sanitaria durante manifestazioni culturali e sportive, eventi che richiamano centinaia di persone e che richiedono una presenza qualificata sul territorio.
Il progetto Cardio Cuore si inserisce in questo contesto di operatività costante. Non è un intervento isolato, ma parte di una strategia più ampia che mira a rafforzare la rete di protezione sanitaria locale. La presenza dei Dae in luoghi pubblici rappresenta uno standard sempre più diffuso nelle città italiane, ma la loro efficacia dipende dalla diffusione della cultura del primo soccorso.
Secondo le linee guida internazionali, la catena della sopravvivenza in caso di arresto cardiaco si basa su quattro passaggi fondamentali: riconoscimento precoce dell’emergenza, attivazione immediata dei soccorsi, rianimazione cardiopolmonare e defibrillazione rapida. Ogni anello è essenziale. Se uno viene meno, le possibilità di esito positivo diminuiscono drasticamente.
Volpiano sceglie di rafforzare proprio questi anelli, investendo nella prevenzione e nella preparazione. Il coinvolgimento della farmacia, luogo di riferimento sanitario quotidiano per molti cittadini, testimonia la volontà di creare una rete capillare, dove pubblico e privato collaborano per un obiettivo comune.
In un’epoca in cui la sanità è spesso raccontata attraverso carenze e criticità, iniziative come questa mostrano un’altra faccia del sistema: quella fatta di partecipazione, responsabilità condivisa e volontariato organizzato. La cardioprotezione diventa così non solo un dispositivo tecnico, ma un messaggio: la sicurezza sanitaria è un bene collettivo.
Quando la seconda postazione in Piazza Italia sarà attiva, Volpiano potrà contare su due nuovi punti di intervento immediato. Due strumenti silenziosi, appesi a una parete, pronti a entrare in funzione nei momenti più critici. E dietro quei dispositivi, una comunità che ha scelto di non voltarsi dall’altra parte.
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