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L'Unione fa la forza
11 Febbraio 2026 - 09:27
"Giardino del ricordo" un minestrone che offende le vittime di entrambe le parti
L’Amministrazione Comunale di Ivrea ieri ha ufficialmente intitolato un “Giardino del Ricordo” nell’area verde tra via dei Mulini e via Grande Torino, alla memoria di chi ha sofferto l’orrore delle foibe, dell’esodo e dei totalitarismi.
È stata scoperta una targa commemorativa che onora gli esuli, i deportati, gli Internati Militari, le vittime del nazi-fascismo e i soldati di tutte le guerre.
Mi dispiace Sig. Sindaco e Sig. Presidente del Consiglio, non si può mettere tutto insieme in un’unica targa, non è accettabile il minestrone che fate per commemorare il “Giorno del Ricordo”. Le foibe sono state un crimine, certo che sì. Ma non nascono nel vuoto: sono figlie di anni di violenza precedente attuata dal regime fascista.
La vostra scelta di mettere tutto insieme in un’unica targa – le vittime del nazifascismo, i deportati, gli esuli, gli infoibati – annulla in ogni modo le ragioni e i torti, ignora di proposito il contesto in cui sono avvenuti i singoli episodi, proponendo in realtà una radicale riscrittura della storia d'Italia.
Raccontare, come avete fatto, le foibe senza il contesto che le ha precedute significa togliere pezzi decisivi di storia e trasformare una tragedia complessa in una narrazione monca; quindi vuol dire strumentalizzare per un fine politico – non capisco bene quale… se non tentare di dare un colpo alla botte e un altro al cerchio.
Bisogna ricordare? Bene, facciamolo!!
Con questi atti rischiate solo di dare la stura ai tanti commentatori del regime al potere, che sottolineano come la “Giornata del Ricordo” sarebbe la giornata della memoria della vergogna del comunismo italiano. Questi signori dicono che la guerra ai confini orientali era motivata dal fatto che bisognava impedire che il nostro Paese fosse invaso dal comunismo e tutto ciò avviene nelle TV di Stato e commerciali, nei giornali di destra e perfino nell'Aula della Camera dei Deputati del Parlamento della Repubblica italiana nata dalla Resistenza. Possibile che non ve ne rendiate conto?
Le foibe sono state fenomeno drammatico e gravissimo, come risposta alle violenze fasciste subite in precedenza dalle popolazioni slave.
Nei territori conquistati dal 1941 nella Jugoslavia avvennero alcune faccende che è il caso di ricordare di nuovo (visto che c'è chi fa lo gnorri e fa finta che ciò non conti nulla), a cominciare dal rastrellamento del villaggio di Kragujevac, ove starebbero state fucilate 2.300 persone.
Nella zona occupata della Slovenia si stimano in 4.000 gli ostaggi fucilati; sono stati 1.903 quelli torturati e si fanno vivi, in 70.000, i deportati.
Nel campo di concentramento della sola isola di Arbe sono state calcolate 1.500 vittime. Gli storici sloveni stimano in 111.000 i morti fra gli internati jugoslavi nei campi italiani. 15.000 slavi furono internati ad Arbe, 4.000 a Gonars, 4.000 a Visco, 1.000 a Sdraussina, tanti altri in provincia di Arezzo, Treviso, Padova, Frosinone. Dal '41 al '43 furono colpiti gli ebrei in quei territori.
Fu il generale Mario Robotti, comandante dell'XI Corpo d'Armata nel '42, a decretare l'invio in campi di prigionia di tutti i maschi fra 18 e 55 anni trovati in località isolate nella regione di Lubiana, internando tutti gli sloveni e mettendo al loro posto gli italiani. Fu sempre lui a inviare una circolare in cui scriveva che “si ammazza troppo poco”.
Fu il generale Umberto Fabbri nell'estate del '42 a ordinare la fucilazione di centinaia di croati e sloveni residenti nella parte della Croazia annessa alla provincia di Fiume.
Fu il generale Gastone Gambara, succeduto al generale Robotti, ad affermare testualmente: «Logico e opportuno che campo di concentramento non significhi campo di ingrassamento. Individuo malato uguale individuo che sta tranquillo».
Lo affermava a proposito del campo di concentramento di Arbe, soprannominato “l'isola della morte”.
Fu il generale Emilio Grazioli a scrivere in un dispaccio riservato: “estensione delle rappresaglie agli abitanti situati in prossimità dei luoghi ove si verificassero rappresaglie, attentati, atti di sabotaggio”.
Fu il Tribunale militare di guerra insediato a Lubiana a decretare, nella seduta del 7 marzo 1942, la pena capitale per 28 abitanti di Borovnika; il plotone d'esecuzione era composto da elementi dell'VIII battaglione M. ed M, voleva dire Mussolini.
Scriveva in una lettera la camicia nera Guglielmo Ricci, che si trovava a Spalato: “facciamo la guerra al comunismo e non gli diamo pace, poiché, escluso gli italiani, sono tutti comunisti”. “Si fece il plotone di esecuzione e se ne fucilò 26 e con buona soddisfazione a me toccò proprio il capo di tutti i comunisti della Croazia”.
Altri stralci di lettere simili, che testimoniano i crimini delle truppe italiane e fasciste in Jugoslavia, si trovano in qualche libro, ma vi si accenna di sfuggita. Ancora non esce un libro in Italia che sia dedicato interamente all'occupazione italiana nei Balcani.
Su un calcolo approssimativo di 45.000 deportati da tutta l'Italia nei lager nazisti, i soli deportati dal territorio della Adriatische Küstenland, cioè della Venezia Giulia occupata ed annessa al Terzo Reich, secondo gli storici, furono 8.822, uno su cinque.
Da altri studi si evince che su 123 convogli partiti da tutta Italia verso i campi di sterminio, 74 partirono dalla Adriatische Küstenland. Su 43 convogli a livello nazionale di soli deportati ebrei, 22 partirono dallo stesso territorio.
Nel documento della commissione bilaterale italo-slovena si afferma che il fascismo cercò di snazionalizzare le minoranze slovene e croate presenti nella Venezia Giulia con l'intento di arrivare a una bonifica etnica della regione e si aggiunge un severo giudizio sulle violenze gravissime compiute dopo l'8 settembre dai partigiani jugoslavi ai danni degli italiani. Si ricostruisce poi l'esodo degli italiani dall'Istria nel dopoguerra. In particolare il documento sottolinea l'azione del regime fascista che aveva l'intento di arrivare alla bonifica etnica della Venezia Giulia.

Stime jugoslave calcolano in 105 mila gli sloveni e i croati che andarono via dalla Venezia Giulia, in gran parte uccisi.
Tutto ciò determinò un fortissimo sentimento antiitaliano. Spesso si leggono su determinati giornali, anche paludati come il Corriere, veri e propri sproloqui su Togliatti, che viene indicato addirittura come responsabile delle foibe e del voler cedere Trieste a Tito.
Forse questi signori non sanno – o fanno finta in piena malafede – che più volte, ed in particolare nella Risoluzione del Cominform del 1948, il PCI e la Lega dei comunisti jugoslava si collocarono su fronti opposti.
Tanti comunisti italiani, a cominciare da Togliatti, hanno lavorato per anni e anni per superare le contrapposizioni e per creare in quelle terre una condizione di convivenza duratura e ragionevole.
Dunque le foibe del 1943, dopo l'8 settembre, sono state causate dall'oppressione di un ventennio, dalle deportazioni, esecuzioni, arresti, distruzioni di interi villaggi.
Quelle del 1945, alla fine di una guerra di aggressione da parte dell'Italia fascista, si spiegano in modo analogo, con l'aggiunta della vendetta del nazionalismo slavo, che otteneva la sua terribile rivincita contro gli italiani.
Fare di tutto un minestrone non è utile a nessuno, anzi è un errore!!
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