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11 Febbraio 2026 - 08:56
Jacques Leveugle
Una stanza qualsiasi, una chiavetta USB e una quantità di dati che, secondo gli inquirenti, raccontano più di mezzo secolo di violenze. È da qui che è ripartita l’inchiesta su Jacques Leveugle, ex educatore oggi settantanovenne, detenuto in custodia cautelare e accusato di violenze sessuali aggravate su 89 minori tra il 1967 e il 2022, oltre ad aver ammesso l’uccisione della madre e della zia in due episodi distinti. Il caso è stato reso pubblico il 10 febbraio 2026dalla Procura della Repubblica di Grenoble, guidata dal procuratore Étienne Manteaux, che ha parlato di un esempio emblematico di criminalità seriale protratta nel tempo.
Secondo gli atti, il materiale sequestrato consiste in quindici archivi digitali, definiti dagli investigatori “tomi” per la loro estensione e sistematicità. All’interno, nomi, età, luoghi, date, annotazioni personali. Un inventario minuzioso che ha permesso di ricostruire un percorso transnazionale di abusi e di individuare vittime in undici Paesi. È su questa base che la Gendarmeria nazionale ha lanciato un appello pubblico, diffondendo anche un numero verde per raccogliere nuove testimonianze.

La decisione di rendere pubblico il nome dell’indagato rappresenta un passaggio raro nel sistema giudiziario francese. “Questo nome deve essere conosciuto”, ha spiegato Étienne Manteaux in conferenza stampa, motivando la scelta con la necessità di consentire ad altre possibili vittime di riconoscere l’uomo e farsi avanti. Jacques Leveugle, nato nel 1946 ad Annecy e domiciliato per anni a Vizille nel dipartimento dell’Isère, era stato formalmente messo sotto accusa nel febbraio 2024 e inizialmente posto in detenzione provvisoria. Successivamente era stato sottoposto a un regime di controllo giudiziario molto restrittivo, violato secondo la procura, circostanza che ha portato a un nuovo arresto nell’aprile 2025.
L’origine dell’inchiesta è familiare. Tra il 2022 e il 2023, un nipote dell’indagato ha scoperto la chiavetta USB contenente testi in cui lo zio descriveva rapporti sessuali con minorenni, annotando contesti, spostamenti e dettagli personali. Il materiale è stato consegnato alla Gendarmeria di Vizille, che ha avviato un lavoro di analisi durato mesi. I contenuti sono stati organizzati in quindici archivi distinti, diventati la base dell’indagine coordinata dalla Sezione ricerche di Grenoble.
Secondo quanto emerso finora, gli abusi non si sarebbero limitati al territorio francese. Gli atti citano episodi avvenuti in Germania, Svizzera, Portogallo, Marocco, Niger, Algeria, Filippine, India, Colombia e Nuova Caledonia. In questi contesti Leveugle avrebbe operato come educatore, insegnante di francese, tutor scolastico o monitore di speleologia, all’interno di associazioni e strutture educative che gli garantivano un contatto diretto e prolungato con adolescenti. Le presunte vittime avevano, secondo le ricostruzioni, un’età compresa tra i 13 e i 17 anni. Gli ultimi episodi annotati risalirebbero al 2022 e sarebbero avvenuti in Marocco.
Accanto al fascicolo sulle violenze sessuali, la procura ha aperto un’indagine separata su due omicidi ammessi dallo stesso indagato. Jacques Leveugle avrebbe dichiarato di aver ucciso la madre nel 1974 a Maisons-Laffitte nel dipartimento delle Yvelines, e la zia novantaduenne nel 1992, utilizzando in entrambi i casi il soffocamento con un cuscino. L’uomo ha descritto questi gesti come una forma di “eutanasia” anticipata, una ricostruzione che la magistratura dovrà ora verificare sul piano penale, valutando qualificazione giuridica e possibilità di procedere.
Uno dei nodi centrali dell’inchiesta riguarda la prescrizione. La procura ha chiarito che i fatti più risalenti, in particolare quelli anteriori al 1993, rischiano di non essere più perseguibili. Da qui l’urgenza dell’appello pubblico, con l’invito alle vittime a presentare denuncia nel corso del 2026, così da consentire la chiusura dell’istruttoria entro tempi compatibili con un eventuale processo. La normativa francese sui reati sessuali contro minori è stata rafforzata negli ultimi decenni, ma la sua applicazione resta complessa quando si tratta di episodi molto datati e avvenuti in più giurisdizioni.
Le indagini sono coordinate dalla Sezione ricerche di Grenoble e dal Gruppo di gendarmeria dell’Isère, con il supporto della cooperazione giudiziaria internazionale e dei canali Europol (Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione tra le forze di polizia) e Interpol (Organizzazione internazionale della polizia criminale) quando necessario. Il 10 febbraio 2026 sono state diffuse fotografie dell’indagato in diverse fasi della sua vita. Secondo il colonnello Serge Procédès, il cambiamento dell’aspetto fisico nel corso dei decenni potrebbe rendere più difficili i riconoscimenti.
Alcune testate francesi e internazionali hanno riferito che, almeno nel territorio dell’Isère, al momento della conferenza stampa non risultavano ancora vittime identificate. Un dato che rafforza l’ipotesi di una traiettoria prevalentemente itinerante. La Gendarmeria nazionale ha comunque fatto sapere che una maggioranza delle 89 persone citate nei “tomi” sarebbe già stata rintracciata e ascoltata, mentre restano da verificare numerosi passaggi del percorso dell’indagato.
Dalle ricostruzioni emerge il profilo di un uomo colto, ironico, capace di utilizzare la parola e il ruolo educativo come strumenti di avvicinamento. In conferenza stampa è stato riferito che Leveugle avrebbe costruito una narrazione di sé come formatore ispirato all’antica Grecia, una razionalizzazione utilizzata per giustificare comportamenti violenti all’interno di una cornice culturale. La procura intende dimostrare questi elementi con riscontri oggettivi, andando oltre le confessioni scritte.
Gli investigatori dispongono oggi di un corpus imponente di scritti autografi, ma le memorie dell’indagato non sono considerate sufficienti da sole. Ogni episodio dovrà essere verificato attraverso documenti di viaggio, contratti di lavoro, archivi scolastici e associativi, testimonianze indirette ed eventuali referti medici. L’appello pubblico serve anche a questo: incrociare i diari con la memoria collettiva e colmare i vuoti.
Per raccogliere segnalazioni è stato attivato un numero verde, 0 800 20 01 42, accessibile anche dall’estero. La Sezione ricerche di Grenoble invita chiunque disponga di informazioni, anche minime, a contattare direttamente gli inquirenti. Un indirizzo, una fotografia, un calendario scolastico o una tessera associativa possono contribuire a ricostruire tempi e luoghi.
Il caso Leveugle mette in evidenza criticità strutturali: la mobilità internazionale di figure educative, la frammentazione degli archivi, l’assenza per decenni di controlli incrociati tra Paesi e l’asimmetria di potere nei contesti educativi. Dagli atti emerge che l’indagato avrebbe operato in ambiti di educazione formale e informale, colonie, campi giovanili, attività sportive e insegnamento linguistico, settori in cui prevenzione e verifiche preventive restano decisive.
I dati diffusi – 89 presunte vittime, un arco temporale di 55 anni, 11 Paesi coinvolti – provengono da fonti istituzionali e da più testate che hanno seguito la conferenza del 10 febbraio 2026. Sono numeri di lavoro, destinati a essere confermati o ridimensionati in sede giudiziaria. Lo stesso vale per le ammissioni sugli omicidi, la cui procedibilità dipenderà dalle prove disponibili e dalla normativa applicabile all’epoca dei fatti.
Secondo gli atti, Jacques Leveugle non aveva precedenti giudiziari noti prima dell’inchiesta. La narrazione di sé come mentore e formatore, emersa dalle sue stesse carte, è uno degli elementi che la procura considera centrali per comprendere la durata e l’estensione delle condotte contestate. Resta fermo il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
Il quadro che emerge è ancora incompleto. La giustizia francese sta lavorando contro il tempo, con un appello aperto e un’indagine che si muove su più continenti. La ricostruzione definitiva dipenderà dalla capacità di incrociare documenti, testimonianze e memorie, e da un lavoro giudiziario rigoroso, attento alle prove e al rispetto delle persone coinvolte.
Fonti utilizzate
Procura della Repubblica di Grenoble
Gendarmeria nazionale francese
Sezione ricerche di Grenoble
Conferenza stampa del 10 febbraio 2026
Le Monde
France Info
AFP – Agence France-Presse
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