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10 Febbraio 2026 - 17:55
I 97 Finanzieri scomparsi nel Carso: una memoria dimenticata del Giorno del Ricordo
Nel Giorno del Ricordo, mentre in tutta Italia si commemorano le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata, c’è una memoria che rischia ancora di restare ai margini, nonostante appartenga a pieno titolo a quella stagione di violenza, dolore e silenzi. È la memoria dei 97 Finanzieri della Guardia di Finanza scomparsi nel Carso triestino nel 1945, una pagina tragica che oggi l’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia – Sezione di Ivrea chiede di riportare al centro del racconto storico.
Questa mattina, in città, una targa commemorativa ha ricordato le sofferenze di tante categorie colpite dalle tragedie del Novecento. Un gesto importante, che ha voluto rendere omaggio alle vittime di un periodo segnato da conflitti, vendette e fratture profonde. Ma proprio in un contesto come questo, secondo l’Associazione, è doveroso allargare lo sguardo e includere anche una vicenda che riguarda direttamente la storia del Corpo e il sacrificio di giovani militari caduti nell’adempimento del loro dovere.
Tra la primavera e l’estate del 1945, nell’area di Trieste e del Carso, circa 97 militari della Guardia di Finanzafurono prelevati dalla caserma di Campo Marzio e da quel momento di loro si persero le tracce. Le ricostruzioni storiche e le testimonianze raccolte nel corso degli anni convergono su un tragico destino: molti di quei Finanzieri furono uccisi e gettati nelle cavità carsiche, le foibe, tra cui anche quella di Basovizza, oggi riconosciuta come monumento nazionale.
Erano giovani in servizio nei presidi e nei posti di confine, militari che operavano in un territorio diventato improvvisamente instabile, attraversato da violenze, arresti arbitrari e sparizioni. In quei giorni drammatici, numerosi funzionari, civili e militari italiani furono fermati o scomparvero senza lasciare traccia. Vicende simili colpirono anche i Finanzieri in servizio a Gorizia, Pola e Fiume, mentre solo in alcune zone la presenza delle forze alleate permise la prosecuzione dell’attività istituzionale.
Per troppo tempo, questa storia è rimasta poco conosciuta dal grande pubblico. Eppure rappresenta una parte integrante della memoria della Guardia di Finanza e, più in generale, della storia italiana del secondo dopoguerra. Ricordare quei 97 militari significa rendere onore a servitori dello Stato che hanno pagato con la vita la fedeltà al proprio ruolo, senza avere per anni né una sepoltura, né un pieno riconoscimento pubblico.

Il Giorno del Ricordo è una ricorrenza civile che invita a confrontarsi con una tragedia complessa, che ha segnato profondamente le comunità dell’Adriatico orientale. In questo quadro, il sacrificio dei Finanzieri scomparsi nel Carso non è un dettaglio marginale, ma una testimonianza forte di dedizione, di servizio e di appartenenza allo Stato in uno dei momenti più bui della nostra storia recente.
Come sottolinea Massimo Argentieri, dell’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia – Sezione di Ivrea, «ricordare questa mattanza significa restituire dignità a uomini che hanno servito con onore e che per troppo tempo sono rimasti senza voce».
La memoria, quando si fonda sui fatti e sul rispetto delle persone, non divide: unisce. Dare spazio a questa vicenda significa custodire una parte importante della storia del Corpo e mantenere vivo il ricordo di chi ha indossato una divisa con senso del dovere, pagando il prezzo più alto. Insomma, una memoria che merita di essere raccontata, conosciuta e condivisa.
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