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10 Febbraio 2026 - 16:51
Alberto Avetta e Federico Riboldi
"Saremo solerti". È l’ultima formula rassicurante scelta dall’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi per rispondere all’interrogazione del consigliere regionale Alberto Avetta (PD)sul futuro del reparto dialisi dell’ospedale di Ivrea. Una risposta che, letta con attenzione, dice molto più per ciò che non contiene che per ciò che afferma. Perché dietro quella parola – solerti – non c’è una data, non c’è un cronoprogramma, non c’è nemmeno la certezza che i fondi ci siano davvero. E intanto, da marzo, 47 pazienti dializzati saranno costretti a trasferirsi a Castellamonte per continuare una terapia salvavita che dura circa quattro ore e va affrontata mediamente tre volte a settimana.
La Regione Piemonte lo ammette nero su bianco in un documento ufficiale datato 10 febbraio 2026, risposta all’interrogazione a risposta immediata n. 911: il reparto dialisi dell’ospedale di Ivrea “potrà essere riaperto una volta effettuati i lavori di adeguamento normativo e funzionale”. Tradotto: oggi non è possibile dire quando riaprirà. Non perché manchi il problema – quello è noto da anni – ma perché mancano le decisioni.
Eppure i numeri, sulla carta, esistono. L’immobile che ospita la dialisi, il cosiddetto Blocco D, è stato oggetto di due istanze di finanziamento sui fondi FSC per complessivi 3 milioni e 666 mila euro, presentate il 12 settembre 2024. I fondi, però, sono ancora in corso di istruttoria. Non assegnati, non disponibili, non spendibili. Secondo quanto riferito dall’assessore Riboldi in aula, l’eventuale assegnazione avverrà nel 2026. Quindi non quest’anno. Forse il prossimo. Forse.

Nel frattempo, però, la realtà corre più veloce delle pratiche regionali. I pazienti dializzati di Ivrea vengono spostati a Castellamonte. Le apparecchiature vengono trasferite. La maggior parte del personale infermieristico e una parte di quello medico seguiranno i pazienti, svuotando di fatto il reparto eporediese. Una scelta che viene raccontata come temporanea, ma che temporanea rischia di non esserlo affatto, perché non esiste una data di inizio dei lavori e, di conseguenza, nemmeno una data di fine.
È questo il nodo politico che la Regione continua a evitare. Come ha sottolineato Alberto Avetta, «solerzia a parte, la risposta è chiara: non c’è nessuna tempistica». E ancora: «i 47 pazienti dializzati dovranno recarsi a Castellamonte non si sa per quanto tempo». Un’incertezza che pesa come un macigno su persone fragili, spesso anziane, che già convivono con una patologia cronica pesante e che ora devono fare i conti anche con trasferte forzate, disagi logistici, costi indiretti per le famiglie e per chi li accompagna.
Il paradosso è tutto qui: un reparto che attende da anni una ristrutturazione annunciata e mai partita viene chiuso prima ancora che esista un progetto esecutivo finanziato. La Regione chiede pazienza ai pazienti, mentre ammette che le risorse non sono ancora nella disponibilità dell’Asl To4. Chiede fiducia, ma non offre certezze. Chiede tempo, dopo averne già consumato troppo.
E non si tratta di un imprevisto. La situazione della dialisi di Ivrea è nota da anni. Le criticità strutturali sono state segnalate più volte. I lavori sono stati annunciati, rinviati, ripromessi. Oggi si arriva al punto di non ritorno: si chiude, si sposta, si improvvisa una soluzione tampone che rischia di diventare definitiva. Il tutto mentre la Regione si limita a certificare che “una volta effettuati i lavori” il reparto riaprirà. Una frase che somiglia più a una formula burocratica che a una risposta politica.
La sanità pubblica, però, non vive di formule. Vive di decisioni, di tempi certi, di rispetto per chi dipende ogni giorno da un macchinario per restare in vita. E su questo fronte l’assessorato guidato da Federico Riboldi mostra tutte le sue crepe: nessuna data, nessuna garanzia, nessuna assunzione di responsabilità sui ritardi accumulati.
A rendere ancora più evidente il corto circuito decisionale è il fatto che i lavori di ristrutturazione vengono definiti da tutti “indispensabili e non più rinviabili”, ma restano comunque appesi a un’istruttoria regionale che procede senza scadenze pubbliche. I pazienti, negli anni, avevano chiesto con forza di trovare una soluzione interna all’ospedale di Ivrea, soluzione che sarebbe stata ritenuta praticabile soltanto per quattro casi particolarmente gravi, mentre per tutti gli altri si è scelta la strada del trasferimento.
Un trasferimento che avverrà in due fasi, a conferma di quanto l’operazione sia complessa e delicata: una parte delle apparecchiature e dei monitor sarà spostata domenica 1° marzo, la restante domenica 8 marzo. Di conseguenza, una parte dei pazienti inizierà a effettuare l’emodialisi a Castellamonte lunedì 2 marzo, mentre gli altri seguiranno da lunedì 9 marzo. Presso il presidio di Castellamonte sarà disponibile un’ambulanza dedicata, ed è stato predisposto uno specifico protocollo con il Servizio 118 per la gestione delle urgenze.
Per i pazienti più fragili, quelli che non possono essere sottoposti a ulteriori stress logistici, sono stati allestiti quattro posti letto a Ivrea, nel reparto di Nefrologia del 4° piano, blocco A, oppure è previsto l’invio verso gli ospedali di Chivasso o Ciriè. Gli ambulatori di nefrologia per le persone trapiantate, per l’insufficienza renale cronica e per la dialisi peritoneale resteranno invece all’ospedale di Ivrea, nell’attuale sede, per poi essere trasferiti anch’essi al 4° piano del blocco A all’avvio dei lavori.
Anche il sindacato delle professioni infermieristiche NurSind da tempo denuncia la situazione. Il segretario Giuseppe Summa non usa giri di parole: «Sono anni che seguiamo la questione dei lavori della Dialisi di Ivrea, che riteniamo non più rinviabili, sia per i cittadini che per gli operatori sanitari». E ancora: «Le attuali condizioni strutturali e le criticità non permettono di aspettare ulteriormente». Basti pensare, ricordano i sindacati, ai frequenti problemi agli ascensori, indispensabili per raggiungere il reparto.
Il NurSind riconosce che a Castellamonte sono state garantite condizioni di sicurezza adeguate, anche grazie al supporto del 118, ma pone una richiesta chiara e politica: «Chiediamo che i lavori partano il giorno successivo al trasferimento dei pazienti, per evitare che i tempi si allunghino ulteriormente». E avverte: «Se necessario ci faremo portavoce anche nelle sedi regionali perché vengano sbloccati i fondi».
Insomma, mentre la Regione promette solerzia, Ivrea perde la dialisi. E ai pazienti, ancora una volta, resta solo la fatica di un viaggio in più e l’amara sensazione di essere finiti all’ultimo posto nella lista delle priorità.
Di sottofondo il silenzio della conferenza dei sindaci presieduta dal sindaco di Ivrea Matteo Chiantore. Su una vicenda come questa, da aggiungersi alle "liste di attesa" lunghe come la quaresima - anzi di più - dovrebbe sbattere i pugni sul tavolo, urlare come una cocorita, preavvisare il direttore generale Luigi Vercellino che può scordarsi un voto favorevole sul bilancio e sugli obiettivi raggiunti.. e invece? Niente! Silenzio tombale!
LA VOCE DEL CANAVESE
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