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09 Febbraio 2026 - 22:43
Nadia Conticelli
C’è un confine sottile, ma chiarissimo, tra memoria e propaganda. Un confine che dovrebbe essere sacro quando si parla del Giorno del Ricordo. E invece, secondo il Partito democratico, la Regione Piemonte ha deciso di calpestarlo senza troppi scrupoli, concedendo il patrocinio a una fiaccolata che con la commemorazione delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata avrebbe ben poco a che fare.
A dirlo, senza usare mezzi termini, è la consigliera regionale Nadia Conticelli, che parla apertamente di grave strumentalizzazione politica e di uno sfregio alla memoria degli esuli istriani, fiumani e dalmati. Parole pesanti, che non arrivano per caso e che chiamano direttamente in causa il Consiglio regionale del Piemonte, accusato di aver confuso – o forse deliberatamente sovrapposto – il ricordo istituzionale con un’iniziativa dall’identità ideologica fin troppo riconoscibile.
Il caso ruota attorno al patrocinio concesso alla fiaccolata del cosiddetto Comitato 10 Febbraio. Un nome che richiama la data simbolo del Giorno del Ricordo, ma che – secondo la consigliera dem – nulla rappresenta delle comunità che quella tragedia l’hanno vissuta davvero. «Si tratta di un’iniziativa del tutto politica, che non ha alcun legame con gli esuli, con le loro famiglie, né con i luoghi che custodiscono da decenni la memoria dell’esodo», attacca Conticelli, mettendo subito in chiaro il punto: qui non è in discussione la storia, ma chi pretende di farsene portavoce.
Il Comitato 10 Febbraio, ricorda la consigliera, nasce solo nel 2005, senza alcun radicamento nelle comunità istriane, fiumane e dalmate. E soprattutto è guidato, a livello provinciale, da Matteo Rossino, figura riconducibile all’area neofascista e già presente dietro altre sigle annunciate alla manifestazione. Associazioni che con la tragedia delle foibe e dell’esodo non hanno nulla a che vedere, ma che sembrano invece muoversi all’interno di un preciso disegno politico e ideologico.


Un disegno che, negli anni, ha già prodotto tensioni e fratture. Non è un dettaglio secondario il luogo scelto per la fiaccolata: il quartiere di Lucento, e in particolare il Villaggio Santa Caterina. Un luogo che non è uno scenario neutro, ma una pagina viva della storia dell’esodo. È lì che furono accolte migliaia di famiglie giuliano-dalmate, prima nelle Casermette e poi nelle case costruite appositamente per chi aveva perso tutto. È lì che ha sede il Circolo istriano, fiumano e dalmata, con l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), che da decenni lavora sulla memoria, sulla ricerca storica, sulla trasmissione alle nuove generazioni.
Ed è sempre lì, a Lucento, che dal 2005 si tengono le celebrazioni ufficiali del Giorno del Ricordo, promosse dalle istituzioni insieme all’ANVGD. Una memoria costruita nel tempo, condivisa, rispettosa, lontana dagli slogan e dalle fiaccole identitarie. Una memoria che passa anche dalla lapide di corso Cincinnato, apposta proprio nel primo anno di celebrazione ufficiale, in ricordo dei 350 mila istriani, fiumani e dalmati costretti ad abbandonare la propria terra pur di non rinunciare alla loro lingua e alla loro cultura.
Eppure, nonostante questo percorso istituzionale consolidato, negli anni Lucento è diventato anche teatro di fiaccolate promosse dall’estrema destra, sotto l’egida di CasaPound, con conseguenti tensioni nel quartiere. Episodi che nulla avevano a che fare con il raccoglimento e il rispetto dovuti a una tragedia storica, ma che portavano con sé un chiaro intento ideologico e provocatorio.
È per questo che il patrocinio regionale concesso oggi al Comitato 10 Febbraio assume, agli occhi del Pd, un significato politico preciso e inquietante. Non una svista, ma una scelta. Una scelta che rischia di legittimare soggetti e simboli estranei alla storia che si pretende di commemorare, prestando il fianco a ideologie che nulla hanno a che fare con i valori della Repubblica e della Costituzione.
Da qui la decisione di Nadia Conticelli di presentare un’interrogazione urgente al Presidente del Consiglio regionale. Una richiesta secca, che chiede di chiarire quali criteri vengano adottati per la concessione dei patrocini e di garantire che il Giorno del Ricordo resti ciò che dovrebbe essere: un momento di memoria condivisa, non un palcoscenico politico travestito da commemorazione.
Il Villaggio Santa Caterina, ribadisce la consigliera, non è uno slogan. È un pezzo di storia torinese, un luogo di accoglienza, di dolore e di rinascita. Trasformarlo in un teatro di contrapposizione ideologica significa non solo tradire la memoria degli esuli, ma anche ferire l’identità stessa del quartiere.
Insomma, mentre le istituzioni dovrebbero custodire con cura una delle pagine più complesse e dolorose del Novecento italiano, la sensazione è che qualcuno stia giocando con il fuoco della memoria. E quando la memoria viene piegata alla propaganda, non illumina più il passato: lo distorce. E divide il presente.
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