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Corpi in vendita: quando la morte diventa business

San Pietroburgo, la morgue e il mercato dei “non reclamati”: cosa sappiamo davvero (e chi lo sostiene)

Corpi in vendita: quando la morte diventa business

Quando nessuno reclama un corpo, chi lo protegge? È da questa domanda che prende forma l’inchiesta sulla morgue dell’ospedale Aleksandrovskaja di San Pietroburgo dove, secondo le autorità russe, corruzione e abusi avrebbero trasformato i morti invisibili in merce. Arresti, sequestri e indagini raccontano una storia che va oltre il reato: riguarda il valore che una società attribuisce anche ai suoi ultimi.

È una storia che arriva con una scia di comunicati e atti formali: tribunali, inquirenti, Comitato Investigativo, Ministero dell’Interno. Il quadro che ne esce, secondo l’accusa, è quello di un circuito di corruzione e di “uscita” illegale di biomateriali dalla morgue dell’ospedale Aleksandrovskaja di San Pietroburgo. Una vicenda che non parla solo di reati, ma di un confine: quello tra la gestione pubblica della morte e la possibilità che la morte diventi merce. Soprattutto quando a sparire non sono nomi noti, ma corpi “non reclamati”, senza famiglia o senza voce.

Venerdì scorso, stando alla moltitudine di media russi che hanno divulgato la notizia (RBC, Interfax, TASS e Gazeta.ru), gli investigatori han fermato due persone: la prima, Andrej Kavetskij, è il responsabile del reparto di anatomia patologica dell’ospedale Aleksandrovskaja. La seconda, Stanislav Maslov, viene indicato come rappresentante o “partecipante” della società OOO Anabioz.

La società OOO Anabiosi, secondo quanto riportato da Gazeta.ru, RIA Novosti e da fonti investigative citate da Baza, operava come centro di formazione nel settore della tanatoprassi e dell’imbalsamazione, con corsi che prevedevano esercitazioni pratiche su biomateriale umano reale. L’origine e la gestione di questi materiali costituisce di fatto uno dei nodi centrali dell’indagine.

È qui che entra in scena la giustizia: il tribunale distrettuale Oktjabr’skij dispone la custodia cautelare per entrambi fino al 4 aprile 2026. Un dettaglio che conta: il caso è formalmente in mano a magistratura e investigatori. RBC, citando il servizio stampa unificato dei tribunali cittadini, aggiunge che Kavetskij si sarebbe opposto in aula alla misura della detenzione in carcere.

Secondo quanto riporta RBC, l’impianto accusatorio ruota attorno alla vendita di “corpi non reclamati” che, nella lettura degli investigatori, sarebbero stati destinati all’espianto di organi o parti anatomiche. Nel fascicolo compaiono diverse ipotesi di reato previste dal Codice penale russo: abuso di potere, corruzione passiva, corruzione attiva e istigazione all’abuso di potere.

Anche Interfax si muove sullo stesso tracciato: parla di “commercio illegale di biomateriali umani” provenienti dalla morgue ospedaliera e ribadisce la custodia cautelare per i due indagati, sempre facendo riferimento alle comunicazioni ufficiali dei tribunali. C’è poi un dato che ricorre come un ritornello, ed è un dato che, in questa fase, resta attribuito agli inquirenti. Maslov e “altre persone non identificate” avrebbero indotto Kavetskij a vendere parti di cadaveri in cambio di compensi sistematici, ciascuno non inferiore a 500 mila rubli, all’incirca 5.500 euro.

I conti tornano anche nella ricostruzione di TASS, che attribuisce l’informazione direttamente alla Direzione investigativa del Comitato Investigativo (SK) per San Pietroburgo: il funzionario ospedaliero avrebbe ricevuto pagamenti “sistematici” non inferiori a quell’importo. Durante le perquisizioni nei luoghi di lavoro degli indagati, le autorità riferiscono di aver trovato e sequestrato parti di corpi. È un momento chiave: perché non è più solo la ricostruzione di un presunto “meccanismo” di corruzione. È il racconto di un riscontro operativo, sempre secondo le fonti ufficiali, che dà sostanza all’accusa.

Irina Volk, portavoce ufficiale del Ministero dell’Interno russo.

Ed è qui che il quadro si allarga davvero. La portavoce ufficiale del Ministero dell’Interno russo, Irina Volk, in una comunicazione pubblica ripresa dai media, sostiene che per lungo tempo la direzione di una struttura ospedaliera avrebbe facilitato l’uscita illegale di parti di corpi e che quei biomateriali sarebbero stati trasferiti a organizzazioni commerciali come “campioni” per odontoiatria, cosmetologia e chirurgia.

Volk aggiunge un dettaglio che, se confermato, spalancherebbe un abisso etico: “più spesso”, dice, si sarebbe trattato di persone che conducevano una vita “antisociale” e senza parenti: la fotografia di una possibile dinamica di selezione. Non i corpi “protetti” da una famiglia presente, ma quelli che nessuno reclama. Sempre secondo la portavoce, sarebbero stati concessi permessi a soggetti commerciali per effettuare autopsie senza la documentazione necessaria. Per alcune testate giornalistiche, ci sarebbe stato anche altro: episodi di sostituzione dei corpi, ipoteticamente per evitare che parenti riemersi improvvisamente potessero insospettirsi e scoperchiare l’operazione.

Un tassello ulteriore arriva da Gazeta.ru, che citando fonti locali e canali Telegram (come Mash na Moyke) descrive una filiera in cui parti anatomiche sarebbero state utilizzate anche per attività di formazione legate al settore funerario e alla tanatoprassi. Su questo, RBC (sezione San Pietroburgo) scrive che dopo gli arresti il centro di formazione Anabioss avrebbe interrotto l’attività, con sito non raggiungibile e telefoni senza risposta. RBC nota, inoltre, che l’attenzione su questi cambiamenti è stata richiamata anche daTASS.

Vale ricordare che l’industria funeraria e tutto ciò che ruota attorno alla gestione delle salme è stata descritta da inchieste come un settore vulnerabile a pressioni, opacità e interessi. Meduza, ad esempio, in un reportage del 2019, aveva raccontato conflitti e commistioni tra criminalità e apparati in segmenti del business funebre in Russia. Molto prima, un episodio spesso citato qui in Occidente, riguarda Novosibirsk: nel 2002 The Guardian riferì di una partita di 56 corpi legata a controversie sull’approvvigionamento di cadaveri per finalità anatomiche-espositive. Un caso lontano, diverso per contesto e attori, ma utile per capire quanto sia delicatissimo, e ovunque, il tema di chi può disporre dei “non reclamati”.

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