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09 Febbraio 2026 - 10:17
136 mila euro per i giovani del Canavese: parte il progetto WE CAN
Oltre 136 mila euro per i giovani del Canavese. Non per un evento, non per una campagna di comunicazione, ma per un progetto che promette di entrare nella vita quotidiana di chi ha tra i 15 e i 34 anni e vive in un territorio che spesso ai giovani chiede pazienza più che fiducia. Si chiama “WE CAN – Noi giovani protagonisti in CANavese” ed è ufficialmente partito a Cuorgnè, con una scadenza chiara: 31 ottobre 2026.
Il progetto è guidato dal CISS 38, in qualità di capofila, insieme al CISSAC, alle amministrazioni comunali, alle scuole, all’ASL TO4 e a una rete di enti del Terzo Settore. Le risorse messe in campo ammontano a 136.766,40 euro, finanziate dalla Regione Piemonte attraverso il bando Piemonte per i Giovani. Una cifra che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe tradursi in percorsi concreti di lavoro, inclusione e cittadinanza attiva.

Il punto di partenza non è una visione astratta, ma un dato ormai noto a chi governa il territorio: mancano spazi, orientamento e accompagnamento. Il progetto nasce infatti da un’analisi dei bisogni che ha messo nero su bianco una distanza crescente tra giovani, istituzioni e mondo del lavoro. Da qui l’idea di costruire un “laboratorio diffuso”, fatto di azioni diverse ma collegate.
Sul fronte occupazionale, WE CAN prova a ridurre il vuoto tra scuola e imprese locali, attraverso mappature dei fabbisogni aziendali e percorsi di tutoring personalizzati. Non solo inserimenti, ma accompagnamento, con l’obiettivo dichiarato di evitare che l’orientamento resti una parola buona per i convegni.
Accanto al lavoro, c’è il tema della cittadinanza attiva. Qui entrano in gioco i laboratori di coprogettazione e il rafforzamento della redazione giovanile “Gli Accartocciati”, che dovrebbe diventare un hub multimediale stabile. È prevista anche la nascita di una consulta giovanile, collegata a un percorso internazionale attraverso il progetto C.A.R.E. Alcotra, con uno scambio diretto con la Francia. Un passaggio non secondario, perché porta il Canavese fuori dai suoi confini e costringe a misurarsi con altri modelli e altre aspettative.
Non manca l’attenzione al benessere psicofisico, affidata a strumenti meno istituzionali e più esperienziali: teatro sociale, Art CAMP all’aperto, percorsi di crescita emotiva pensati per intercettare fragilità che spesso restano invisibili fino a quando diventano emergenze.
Infine l’ambiente, trattato non come cornice ma come esperienza diretta. Le attività di agricoltura sociale all’Orto di Camillo di Castellamonte e i soggiorni formativi nel Parco Nazionale del Gran Paradiso puntano a ricostruire un legame tra giovani e territorio, leggendo la cura dei luoghi come forma di benessere individuale e collettivo.
«WE CAN non è solo un progetto, ma una nuova strategia comunitaria», spiegano i promotori. «Vogliamo che i giovani diventino i veri registi del proprio territorio, trasformando le fragilità in opportunità di sviluppo collettivo». Parole impegnative, che ora dovranno misurarsi con la realtà.
La partita vera, come spesso accade, non si giocherà nei documenti di presentazione ma nella capacità di lasciare eredità concrete. Tra queste, il potenziamento degli Spazi Adolescenti di Rivarolo e Caluso, indicati come modelli replicabili anche oltre la fine del progetto. Perché il Canavese, ai suoi giovani, non può permettersi l’ennesima sperimentazione senza seguito.
LA VOCE DEL CANAVESE
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