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09 Febbraio 2026 - 10:08
Monica Canalis
C’è una sanità che a parole è “centrale”, “strategica”, “di prossimità”. E poi c’è la sanità vera, quella che ogni mattina apre le porte, accoglie i cittadini, smista bisogni, alleggerisce i medici di base e manda avanti i servizi. Ed è proprio questa, guarda caso, a essere trattata come un fastidio burocratico da rinviare con una proroga senza soldi e senza garanzie.
Succede nell’ASL To3, dove le Case della Salute di Cumiana, Vigone, Pianezza e Beinasco-Borgaretto sono ufficialmente scadute il 31 dicembre 2025. Da allora vivono in un limbo amministrativo che definire precario è persino gentile. Una proroga fino al 28 febbraio 2026, concessa senza copertura finanziaria, senza un atto formale e senza uno straccio di prospettiva sul futuro. Dopo? Il buio.
A illuminare – si fa per dire – la situazione è una lettera del 9 gennaio 2026, firmata dal direttore regionale della sanità Sottile. Una comunicazione talmente sintetica da sembrare scritta apposta per non dire nulla: “nulla osta alla proroga dello stato in essere fino al 28 febbraio 2026, nei limiti dell’autonomia aziendale”. Traduzione: arrangiatevi.
Non è un atto amministrativo vero, non dà copertura giuridica, non mette risorse, non tutela i servizi e soprattutto non tutela i lavoratori. Ventidue persone che oggi tengono in piedi quella che viene unanimemente riconosciuta come la più virtuosa esperienza di medicina territoriale del Piemonte. Virtuosa finché fa comodo. Invisibile quando si tratta di garantire contratti e continuità.
Colpisce un dettaglio tutt’altro che secondario: questa lettera non è mai stata resa pubblica. Nessuna comunicazione trasparente, nessuna presa di posizione chiara. Come se ASL To3 e Regione Piemonte avessero qualcosa da nascondere. O qualcuno.
E i numeri parlano chiaro. A Beinasco-Borgaretto lavorano 9 persone, otto dipendenti della cooperativa Coesa e un libero professionista. A Pianezza sono in 6, metà della TeamAPP, metà liberi professionisti. A Vigone 4 lavoratoridell’associazione dei medici. A Cumiana 3. In totale 22 lavoratori, amministrativi e sanitari specializzati, formati per supportare i medici e sgravare il sistema da una mole enorme di mansioni.
Persone, non numeri. Che oggi vedono avvicinarsi la scadenza del 28 febbraio senza sapere se il giorno dopo avranno ancora un lavoro. Nessuna risposta sulla continuità contrattuale. Nessuna chiarezza sulla tanto sbandierata trasformazione in Case della Comunità spoke. Nessuna assunzione di responsabilità politica.
A denunciarlo è Monica Canalis, consigliera regionale del PD, che parla senza giri di parole di un gioco a nascondino indegno. “Riteniamo doveroso che l’ASL To3 e la Regione Piemonte definiscano in tempi stretti la prospettiva contrattuale di questi lavoratori e lo facciano in piena trasparenza e tracciabilità”, scrive. E poi affonda: “Basta giocare a nascondino. La sanità territoriale merita più serietà”.
Parole che chiamano direttamente in causa la Regione e l’assessore Federico Riboldi, finora più abile a raccontare riforme che a spiegare cosa succederà davvero nei territori. Perché qui il punto non è tecnico, è politico. Si decide se la sanità territoriale è un pilastro o solo uno slogan buono per i comunicati.
Intanto il tempo scorre. E mentre la Regione tace, 22 lavoratori aspettano. In silenzio, come si conviene quando chi governa preferisce non farsi sentire.
Insomma, dietro la retorica della sanità di prossimità resta una realtà fatta di proroghe vuote, lettere nascoste e persone lasciate nell’incertezza. Altro che riforma. Qui siamo alla gestione opaca dell’ordinaria amministrazione. E a pagare, come sempre, non sono i dirigenti, ma chi lavora davvero.


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