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08 Febbraio 2026 - 19:28
FOTO LUISA ROMUSSI
Nella penultima domenica Ivrea è già immersa fino al collo nel suo Carnevale, con una città che fin dal mattino si muove secondo ritmi ormai riconoscibili, fatti di attese, appuntamenti e gesti che si ripetono uguali da generazioni.
La giornata si è aperta con il profumo inconfondibile dei fagioli grassi che, già dalle 9 del mattino, hanno richiamato eporediesi e visitatori alle fagiolate di Montenavale, Torre Balfredo, Cuj dij Vigne, Santi Pietro e Donato. Tavoli improvvisati, pentoloni fumanti, code pazienti e conversazioni che si intrecciano: un rito popolare che non ha bisogno di spiegazioni o annunci ufficiali. Si arriva, si aspetta, si mangia, si scambiano due parole. Intanto la città prende temperatura e il Carnevale entra nel vivo, senza fretta ma senza possibilità di distrazioni.
Poco dopo, a prendersi la scena sono stati i protagonisti più riconoscibili e spettacolari della manifestazione: i Carri da getto. A partire dalle 9.45, schierati in corso Massimo d’Azeglio, hanno iniziato a muoversi verso il centro storico, trasformando le strade in un teatro a cielo aperto fatto di cavalli, finimenti curati e allestimenti sempre più ricercati. Cinquantuno carri in totale, di cui 36 pariglie e 15 tiri a quattro, sottoposti al giudizio delle giurie Cavalli-Finimenti-Guida e Allestimento e Design. Un passaggio che non è solo sfilata, ma prova generale di ciò che arriverà nei giorni clou della manifestazione.
A mezzogiorno, come da tradizione, l’attenzione si è spostata sul Ponte Vecchio. Qui si è svolta la Riappacificazione dei Rioni di San Maurizio e del Borghetto, cerimonia che rievoca antichi contrasti e una pace suggellata – come racconta il Libro dei Verbali – grazie all’intervento delle donne eporediesi, capaci di anteporre la persuasione alle armi. Il Console maggiore di San Maurizio e il Bano della Croazia si sono incontrati a metà del ponte e si sono abbracciati, rinnovando un rito di invenzione ottocentesca che, anno dopo anno, continua a trovare spazio nel presente. La riappacificazione è poi proseguita con il Pranzo della Croazia in Borghetto e con la lettura del verbale ufficiale, passaggio formale che ha aperto la strada al Corteo Storico.
Nel pomeriggio, intorno alle 14.30, è iniziata la seconda Alzata degli Abbà, uno dei momenti più sentiti e partecipati del Carnevale. A San Grato è stata alzata Viola Rossi, seguita alle 15 da Margherita Ganio a San Maurizio, alle 15.30 da Allegra Maria Bergantin a Sant’Ulderico, alle 16 da Lea Bessolo a San Lorenzo e infine alle 16.30 da Chiara Perotta a San Salvatore. Un percorso che ha attraversato quartieri e rioni, scandendo il tempo della giornata tra rintocchi di campane, folla raccolta e ritualità che resistono al passare degli anni.
Alle 17.00, la domenica si è chiusa con la Generala in Piazza di Città, ultimo appuntamento di una giornata densa ma ordinata, senza strappi né accelerazioni. Ivrea, anche questa volta, non ha messo in scena una rappresentazione: ha semplicemente vissuto il suo Carnevale, sospesa tra la memoria di ciò che è stato e l’attesa di ciò che sta per accadere.
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