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Cuba senza energia: uffici chiusi un giorno a settimana, carburante razionato, scuole accorciate. È un nuovo Período Especial?

Settimana lavorativa ridotta a quattro giorni, telelavoro obbligatorio, trasporti tagliati e blackout diffusi: il governo di Miguel Díaz-Canel comprime il Paese per salvare elettricità, sanità e cibo mentre il sistema energetico resta sotto stress

Cuba senza energia: uffici chiusi un giorno a settimana, carburante razionato, scuole accorciate. È un nuovo Período Especial?

Cuba senza energia: uffici chiusi un giorno a settimana, carburante razionato, scuole accorciate. È un nuovo Período Especial?

Cuba ha ridotto il passo per non fermarsi. Una stazione di servizio vuota nel Vedado, all’angolo di una strada dell’Avana, con le pompe spente, i display fermi su 0,00 e un cartello scritto a mano — No hay gasolina — è diventata l’immagine più fedele della crisi energetica che il Paese sta attraversando. Non è una scena isolata, ma una condizione quotidiana che ha spinto il governo a intervenire con misure straordinarie: settimana lavorativa ridotta a quattro giorni negli uffici e nelle imprese statali, telelavoro esteso, carburante contingentato, trasporti ridotti, scuole con orari abbreviati e università riorganizzate in modalità mista. L’obiettivo dichiarato è risparmiare energia e carburante per mantenere in funzione i servizi essenziali e guadagnare tempo in attesa di nuove forniture.

Le decisioni sono state annunciate in televisione dal vice primo ministro Óscar Pérez-Oliva Fraga, che ha spiegato come il pacchetto di emergenza miri a garantire la continuità del Paese in una fase segnata da una forte scarsità di combustibili. Da questa settimana, amministrazioni pubbliche e imprese statali hanno concentrato le attività dal lunedì al giovedì, lasciando il venerdì al telelavoro per il personale non indispensabile. La riduzione delle presenze fisiche serve a tagliare consumi legati a illuminazione, climatizzazione e spostamenti, senza interrompere sanità, approvvigionamento idrico, produzione e distribuzione alimentare e sicurezza.

cuba

La stretta sul carburante è uno dei punti centrali del piano. La vendita è stata limitata e indirizzata in via prioritaria verso i settori considerati indispensabili. I trasporti pubblici hanno subito una riduzione delle corse, soprattutto sulle tratte interprovinciali, mentre nelle città gli orari sono stati rimodulati in base alla disponibilità di diesel. Anche il turismo è stato coinvolto: alcune strutture ricettive hanno chiuso temporaneamente per ridurre i consumi e liberare carburante da destinare ad altri usi. Le scuole hanno accorciato la durata delle lezioni e le università hanno rafforzato i modelli ibridi, alternando didattica in presenza e online, una soluzione già sperimentata durante la pandemia e ora riproposta come misura di risparmio energetico.

Il governo ha chiarito che la priorità è proteggere la produzione di cibo e la generazione di elettricità, due elementi che determinano in modo diretto la qualità della vita delle famiglie cubane. Per alcuni lavoratori statali è stato previsto, almeno nella fase iniziale, il mantenimento del salario anche in presenza di sospensioni o riduzioni temporanee dell’attività. Sul fronte strategico, l’esecutivo ha ribadito di non voler rallentare gli investimenti nelle fonti rinnovabili. Secondo i dati ufficiali, nel 2025 sono entrati in funzione 49 parchi fotovoltaici e la quota di energia solare è salita da circa il 3 per cento di due anni fa a circa il 10 per cento della produzione attuale. In parallelo, è stato confermato l’obiettivo di aumentare la produzione petrolifera nazionale, che oggi copre circa il 30 per cento del fabbisogno. Numeri che indicano una direzione, ma che non eliminano le fragilità di una rete elettrica datata e soggetta a guasti frequenti.

La cornice politica è stata definita dal presidente Miguel Díaz-Canel, che la sera del 6 febbraio 2026 ha parlato di “tempi difficili” per i 9,6 milioni di cubani e ha richiamato, come riferimento storico, alcune linee guida elaborate da Fidel Castro durante il Período Especial degli anni Novanta, la fase di crisi seguita al crollo dell’Unione Sovietica (URSS). Il parallelo non è casuale. Allora vennero meno forniture e crediti; oggi la scarsità di carburante, le difficoltà di importazione e le pressioni esterne stanno nuovamente ridisegnando ritmi e priorità.

Sul territorio, gli effetti sono evidenti. Le file ai distributori si allungano, gli autobus saltano le corse e le famiglie organizzano le giornate intorno a blackout sempre più frequenti. Media indipendenti e testate internazionali descrivono una rete elettrica sotto forte stress. Secondo dati della Unión Eléctrica (UNE), citati dalla stampa indipendente, alla punta di carico del 6 febbraio il deficit di potenza avrebbe sfiorato i 1.760 megawatt (MW), un valore che spiega la diffusione delle interruzioni del servizio.

Alla base della penuria c’è un equilibrio energetico fragile. Da dicembre, secondo analisi della stampa spagnola e fonti locali, Cuba avrebbe ricevuto pochi o nessun carico significativo di combustibili dall’estero. L’Avana attribuisce la situazione alla combinazione di sanzioni, pressioni sui Paesi fornitori e instabilità dei partner tradizionali. La conseguenza è un razionamento più severo, con vendita contingentata e, in alcuni casi, pagamenti richiesti in valuta estera presso le stazioni di servizio statali. La crisi, però, non è iniziata nel 2026. Già nel 2025 le autorità avevano disposto sospensioni temporanee di attività lavorative e scolastiche per ridurre il consumo elettrico, dopo settimane di blackout prolungati anche oltre le ventiquattro ore. Erano segnali di una fragilità strutturale che si è confermata all’inizio di quest’anno.

La riorganizzazione della quotidianità è diventata una necessità. La concentrazione delle attività pubbliche in quattro giorni mira a ridurre i consumi complessivi e a facilitare una gestione più programmata dei razionamenti. I trasporti e il turismo sono stati individuati come ambiti in cui è possibile risparmiare carburante in tempi rapidi, dirottando le risorse verso sanità, acqua potabile e filiera alimentare. Nel sistema educativo, l’accorciamento delle giornate scolastiche e il ricorso alla didattica a distanza servono a limitare l’uso degli edifici e i movimenti nelle ore più critiche per la rete elettrica.

Sul medio periodo, le incognite restano numerose. Senza una ripresa stabile delle importazioni di diesel e benzina, il margine di manovra rimane ridotto. Le autorità energetiche hanno riconosciuto che nel 2026 potrebbe esserci una riduzione delle interruzioni rispetto all’anno precedente, ma senza la promessa di un ritorno alla normalità. Anche l’espansione del fotovoltaico, pur importante, copre soprattutto le ore diurne e non risolve il problema dei picchi serali, in assenza di sistemi di accumulo diffusi e di reti più moderne.

Dal punto di vista economico, il risparmio energetico ha un costo. Il rallentamento colpisce settori già provati, come il trasporto merci e il turismo, che generano valuta estera. Il governo cerca un equilibrio tra la necessità di evitare un blocco produttivo generalizzato e quella di preservare i servizi di base. Nel frattempo, la vita quotidiana si adatta attraverso soluzioni informali: spostamenti condivisi, lavoro da remoto quando possibile, acquisti concentrati nei giorni più stabili, gestione attenta di elettricità, gas e acqua.

Per i cubani all’estero che inviano rimesse, le nuove misure possono incidere sugli orari di apertura di sportelli e servizi, concentrati nei giorni lavorativi. Per chi viaggia, soprattutto fuori dall’Avana, la riduzione dei collegamenti interprovinciali e le chiusure a rotazione delle strutture ricettive rendono necessaria una pianificazione più flessibile.

La settimana corta, il telelavoro forzato, i tagli ai trasporti e il razionamento del carburante rappresentano l’ennesimo tentativo di difendere il minimo vitale del sistema in una fase in cui ogni litro conta. Il richiamo al Período Especialnon è retorica, ma un linguaggio di emergenza che torna quando le risorse scarseggiano. La durata di questa fase dipenderà dal ritorno delle forniture estere, dalla capacità di mantenere in funzione gli impianti e dalla velocità della transizione energetica. Nel frattempo, l’immagine delle pompe spente nel Vedado resta il simbolo di un Paese che ha rallentato per evitare l’arresto completo.

Fonti: Unión Eléctrica (UNE), Prensa Latina, televisione di Stato cubana, dichiarazioni ufficiali del governo di Cuba, stampa indipendente cubana, stampa spagnola, media internazionali.

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