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E adesso Piastra minaccia pure azioni legali

Diniego al Comitato 10 Febbraio: la sindaca Elena Piastra risponde con lettere di avvocati e una replica identica a quella di due anni fa, suscitando dubbi sul metodo

Elena Piastra

Elena Piastra

Da una parola in su, la sindaca Elena Piastra minaccia di farci scrivere dagli avvocati. Non è una novità. Questa è la terza volta che lo fa. Succede con La Voce ed è successo di recente anche con Torino Cronaca per un accostamento che non le è piaciuto. Cambiano i giornali, non cambia il metodo: quando il racconto non coincide con la versione ufficiale del Municipio, la risposta non è politica, non è nel merito, non è un confronto. È una lettera protocollata, una richiesta di rettifica, una minaccia più o meno esplicita. Punto.

Questa volta la miccia è il diniego di patrocinio alla manifestazione del Comitato 10 Febbraio, richiesta avanzata da Antonio Borrini per la Giornata del Ricordo. Una vicenda che, letta superficialmente, potrebbe sembrare banale amministrazione. Ma che, guardata da vicino, racconta molto di più.

Da un lato c’è la versione del Comune. Uffici sicuri di sé, documenti alla mano, la sindaca che scrive al direttore parlando di “notizia priva di fondamento”, di “rappresentazione distorta della realtà”, di doveri professionali violati. Secondo Piastra, il diniego inviato il 5 febbraio 2026 sarebbe del tutto diverso da quello di anni precedenti. Nessun copia e incolla, nessuna risposta riciclata. Caso chiuso. Anzi no: rettifica obbligatoria e riserva di agire “in ogni sede”.

Dall’altro lato, però, c’è Borrini. Che ha aperto la posta e si è ritrovato con la risposta di due anni prima. Stesse formule. Stesso impianto. Stessa filosofia. Tanto da far sorgere un dubbio più che legittimo: "non è che qualcuno, negli uffici comunali, ha preso una risposta già pronta, l’ha spolverata e rimandata al mittente?"

Il Comune, nel documento ufficiale, motiva il diniego spiegando che il patrocinio viene concesso solo ad associazioni prive di riferimenti politici o partitici, con una collaborazione consolidata con le istituzioni e un approccio storico “non strumentale”. Una spiegazione formalmente ineccepibile. Ma anche una spiegazione talmente generica da sembrare uscita da un modello preimpostato. Un testo che potrebbe essere riutilizzato dieci, cento volte, cambiando solo intestazione e data.

Ed è qui che il punto diventa politico, non giornalistico. Perché delle due l’una. O Antonio Borrini ha avuto un’allucinazione e ha visto un "copia e incolla" che non esiste. Oppure – ipotesi meno elegante ma decisamente più plausibile – il Municipio ha davvero commesso un errore, magari in buona fede, magari per fretta, magari per automatismo. Ma un errore resta un errore. 

Sarebbe bastato ammetterlo ("Abbiamo scritto una risposta e ne abbiamo inviata un'altra....") e invece è da questa mattina che tra uffici e Borrini si rincorrono telefonate per far dire a Borrini che l'abbaglio lo ha avuto lui... Incredibile ...

Il problema, sia chiaro, non è la critica. Non è il titolo duro. Non è nemmeno il sarcasmo. Il problema è un clima in cui ogni voce fuori dal coro viene trattata come un fastidio da zittire, perchè a Settimo "non si sbaglia mai", "Settimo è bella da vivere" e la sindaca è candidata a tutto... Fine!

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