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06 Febbraio 2026 - 10:05
Elena Piastra e Antonio Borrini
A Settimo Torinese il Giorno del Ricordo ha un problema: non il contenuto, non la memoria, non la Storia. Il problema è che il Comune risponde con il copia-incolla. E poi firma.
C’è una richiesta di patrocinio presentata da Antonio Borrini, per conto del Comitato 10 Febbraio. E’ chiara, dettagliata, compilata come da manuale. Data inequivocabile: 7 febbraio 2026, dalle 12 alle 12.45. Luogo indicato. Durata indicata. Nessuna richiesta di soldi. Nessuna occupazione di spazi comunali. Una commemorazione sobria, persino minimalista.
La risposta dell’Amministrazione? Direttamente dall’archivio dei dinieghi degli anni precedenti. Stesso testo, stessi paragrafi, stessi richiami alla legge, stessa predica sull’apoliticità, stesso tono da maestrina col registro in mano. Solo un piccolo dettaglio: le date non coincidono.
Il Comune dice no ad un evento fissato per l’8 febbraio 2024 alle ore 10.00. Peccato che quella non sia la data scelta da Antonio Borrini. E poi siamo nel 2026 e non nel 2024. Insomma qualcuno ha pensato bene di riciclare una risposta già data a Borrini due anni prima senza neanche prendersi la briga di cambiare l’anno.
Altro che istruttoria.
Altro che valutazione.
Un diniego automatico, un “no” preconfezionato, tirato fuori dal cassetto, spolverato alla meglio e spedito. Con tanto di firma in calce: Elena Piastra, sindaca di Settimo Torinese.
E qui il problema non è più il Comitato, non è più Antonio Borrini, non è nemmeno il Giorno del Ricordo. Il problema è che la sindaca firma atti che non corrispondono alla realtà. Firma un documento che parla di un’altra data, di un altro evento, di un altro anno. Firma, evidentemente, senza leggere. O peggio: leggendo e non accorgendosi di nulla. Troppo impegnata ad andare in giro in lungo e in largo per il Piemonte. Troppo impegnata a farsi intervistare sulla “fuffa”.
E se questo è il livello di attenzione riservato a una richiesta ufficiale, protocollata, firmata, allora la domanda diventa inevitabile: quanto valgono le firme della sindaca?
Il Comune giustifica il diniego parlando di apoliticità, di evitare strumentalizzazioni, di associazioni “giuste” e associazioni “sbagliate”. Ma lo fa usando un testo riciclato, pensato per altri anni, per altre richieste, per altre situazioni. Un testo che non dialoga con i fatti, ma con la convenienza.
È il “no” ideologico travestito da atto amministrativo. Il “no” che arriva comunque, anche se sbagli giorno, mese e anno. Anche se non hai letto la domanda.
Insomma, a Settimo Torinese non serve presentare una richiesta nuova: basta sapere che il diniego è già pronto. Sta lì, salvato in una cartella, in attesa del prossimo clic su “copia”.
E se la sindaca Elena Piastra firma senza controllare, la domanda finale non è più polemica. È seria.
Ci si può davvero fidare di un’Amministrazione che non distingue nemmeno tra un evento del 2024 e uno del 2026, ma trova sempre il tempo di dire no?
Alla fine resta una domanda semplice, quasi banale. Di quelle che non cercano polemica. Se non c’è tempo per leggere ciò che si firma, quanto peso può avere quella firma?


***
La sindaca di Settimo Torinese ha firmato un diniego che parla di un altro anno. Può succedere.
Succede quando il tempo manca, le richieste si somigliano e il “no” è già pronto. In fondo, tra 2024 e 2026, la differenza è relativa. Il rifiuto resta attuale.
Firmare è un gesto semplice. Leggere richiede attenzione. E l’attenzione è una risorsa scarsa...
Così si va sul sicuro: si copia, si incolla, si firma. Le date passano. Il metodo resta.
Alla fine il patrocinio conta poco. Conta la firma della sindaca. Che certifica una cosa sola: leggere non è indispensabile.
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