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La Francia riapre il canale con Mosca: Emmanuel Macron manda Emmanuel Bonne da Vladimir Putin per rimettere l’Europa nella partita sull’Ucraina

Missione riservata a Mosca del consigliere diplomatico dell’Eliseo: “discussioni tecniche” con il Cremlino mentre i negoziati restano a guida statunitense. Parigi tenta di evitare che l’Europa resti spettatrice della guerra

La Francia riapre il canale con Mosca: Emmanuel Macron manda Emmanuel Bonne da Vladimir Putin per rimettere l’Europa nella partita sull’Ucraina

La Francia riapre il canale con Mosca: Emmanuel Macron manda Emmanuel Bonne da Vladimir Putin per rimettere l’Europa nella partita sull’Ucraina

Un viaggio che nessuno ha confermato ufficialmente ma che molti hanno osservato con attenzione. Martedì, a Mosca, il consigliere diplomatico del presidente francese Emmanuel Macron, Emmanuel Bonne, ha incontrato funzionari russi. Nessuna immagine diffusa, nessuna nota formale, solo conferme indirette e formule misurate. Secondo fonti diplomatiche, l’obiettivo è stato quello di riattivare un canale di confronto su dossier considerati sensibili, a partire dalla guerra in Ucraina. Dall’Eliseo è arrivata una definizione volutamente neutra: discussioni tecniche, svolte in trasparenza e in consultazione con il presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy e con i principali partner europei. Una mossa che segnala la volontà di Parigi di rientrare nel perimetro della diplomazia attiva mentre il quadro negoziale resta fortemente influenzato dagli Stati Uniti.

Secondo tre fonti diplomatiche, Emmanuel Bonne è stato a Mosca martedì 4 febbraio 2026 per colloqui con rappresentanti del Cremlino. Il mandato, riferiscono le stesse fonti, è stato quello di mantenere un dialogo sui temi considerati centrali, con l’Ucraina in cima all’agenda. Non sono emersi dettagli sul formato degli incontri, sul loro livello formale o sulla durata. L’Eliseo non ha confermato né smentito la trasferta, ma ha ribadito l’esistenza di contatti a livello tecnico, condotti in coordinamento con Kyiv e con gli alleati europei. È la stessa linea espressa pubblicamente da Macron nella giornata di martedì.

Due fonti diplomatiche hanno indicato che tra gli interlocutori di Bonne figurava Yuri Ushakov, consigliere per la politica estera del presidente russo Vladimir Putin. Un dettaglio che suggerisce come il confronto, pur presentato come tecnico, abbia toccato livelli vicini alla presidenza russa.

Negli ultimi mesi la Francia ha dato segnali sempre più chiari di voler tornare a incidere sul dossier ucraino. Il 19 dicembre 2025, a margine del Consiglio europeo di Bruxelles, Macron ha dichiarato che l’Europa dovrà trovare un modo per riattivare un dialogo diretto con Putin qualora i tentativi di pace a guida statunitense non producano un’intesa solida e duratura, accompagnata da garanzie di sicurezza credibili per Kyiv e per il continente. Quelle parole sono state pronunciate mentre i leader dell’Unione europea (UE) approvavano un pacchetto di sostegno da 90 miliardi di euro per il biennio 2026-2027.

Quella posizione non è cambiata. Macron ha ribadito più volte che è necessario ristabilire canali di discussione europei autonomi. Il viaggio discreto di Bonne a Mosca appare come l’applicazione pratica di questa impostazione: riaprire una conversazione di lavoro senza proclami, per evitare che l’Europa resti ai margini di un negoziato definito altrove.

Sul piano internazionale, la mossa francese si inserisce in un contesto segnato dagli sforzi diplomatici degli Stati Uniti. Negli ultimi mesi emissari della nuova amministrazione di Washington hanno intensificato i contatti con Kyiv e Mosca, alimentando aspettative ma anche diffidenze tra i partner europei. In questo quadro, Macron ha rivendicato la necessità di una voce europea coordinata con l’Ucraina. Alcuni media britannici hanno riferito che proprio il 4 febbraio 2026 si sarebbero svolte nuove sessioni di confronto in Medio Oriente, menzionando un riconoscimento russo dell’esistenza di discussioni tecniche con la Francia. Anche in assenza di conferme ufficiali, questi elementi indicano che Parigi ha ripreso a muovere le proprie pedine sullo scacchiere diplomatico.

Il tempismo dell’iniziativa francese va letto alla luce di più fattori. Sul terreno, la guerra è proseguita senza pause, con attacchi aerei, pressioni sulle infrastrutture energetiche ucraine e un costo umano ed economico crescente. L’urgenza di definire un’architettura di sicurezza credibile e un percorso verso un cessate il fuoco resta intatta. Sul piano politico, gli Stati Uniti hanno assunto un ruolo guida nelle proposte di riduzione delle ostilità, ma il nodo territoriale – le regioni ucraine occupate e rivendicate da Mosca – continua a bloccare ogni possibile compromesso. Dichiarazioni recenti di Ushakov hanno ammesso l’assenza di un’intesa su questo punto. In Europa, la combinazione tra sostegno militare a Kyiv, esigenze di deterrenza e consapevolezza dei limiti della sola pressione militare ha spinto capitali come Parigi a esplorare canali diretti, almeno per valutare gli spazi di una possibile de-escalation.

In questo quadro, la scelta di inviare Bonne, diplomatico di lungo corso e capo della cellula diplomatica dell’Eliseo dal 2019, risponde alla logica di mantenere contatti discreti e continui con interlocutori chiave del Cremlino, senza creare aspettative pubbliche difficili da gestire.

Quando l’Eliseo parla di discussioni tecniche, è plausibile che il confronto abbia riguardato aspetti operativi più che cornici politiche generali. Tra i dossier possibili figurano la sicurezza delle infrastrutture energetiche e nucleari ucraine, comprese le linee di non attacco sugli impianti civili e il ruolo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), i meccanismi di de-confliction in aree sensibili come il Mar Nero, i parametri minimi di un eventuale cessate il fuoco e le questioni umanitarie, dagli scambi di prigionieri alla protezione delle infrastrutture essenziali nel periodo invernale. Un confronto tecnico non implica concessioni politiche, ma serve a testare la disponibilità russa a misure verificabili. È un approccio graduale che Parigi ha già utilizzato in passato. Dalla parte russa, dichiarazioni di Ushakovsulla necessità di analisi specialistiche delle proposte americane mostrano come i dossier vengano esaminati anche a livello di esperti.

Il rapporto con l’Ucraina resta il punto più delicato. La presidenza francese ha insistito sul fatto che ogni contatto con Mosca avviene in consultazione con Zelenskiy e con i partner europei. Il messaggio è rivolto all’opinione pubblica ucraina, ai Paesi dell’Europa centro-orientale e agli Stati Uniti, per chiarire che l’iniziativa francese non intende scavalcare Kyiv né indebolire il fronte occidentale. Il richiamo di Macron del 19 dicembre 2025 a un eventuale canale europeo autonomo, da attivare solo se i binari statunitensi non portassero risultati, costituisce la cornice politica che rende legittima la missione di Bonne.

Emmanuel Bonne è una figura centrale nella diplomazia francese contemporanea. Riservato, con una lunga esperienza che include l’incarico di ambasciatore in Libano, ha gestito dossier complessi dal Medio Oriente all’Europa orientale. Il suo profilo operativo spiega perché Parigi gli abbia affidato una missione definita tecnica ma con evidenti implicazioni politiche.

Restano però diverse incognite. L’apertura di un canale comporta il rischio che Mosca lo interpreti come una forma di legittimazione. La questione territoriale continua a rappresentare il principale ostacolo a qualsiasi progresso. Inoltre, un canale europeo dovrà essere coordinato con quello statunitense per evitare sovrapposizioni che possano indebolire la posizione ucraina. Anche la politica interna dell’UE, attraversata da sensibilità diverse sul rapporto con la Russia, rappresenta un fattore di complessità.

Nelle prossime settimane saranno rilevanti eventuali segnali pubblici del Cremlino, l’allineamento europeo sulle iniziative francesi, la reazione di Kyiv e l’evoluzione dei negoziati a guida statunitense. Tutti elementi che contribuiranno a definire il peso reale del canale aperto da Parigi.

In filigrana resta una domanda centrale: quale ruolo intende giocare l’Europa nel proprio futuro di sicurezza. L’assenza dai tavoli decisionali non ha mai impedito che le conseguenze ricadessero sul continente. Per questo Macron continua a sostenere la necessità di mantenere aperti spazi di dialogo, senza rinunciare ai principi fondamentali dell’integrità territoriale ucraina e delle garanzie di sicurezza europee. La missione di Emmanuel Bonne a Mosca non rappresenta una svolta, ma un tentativo di verificare se esistano margini concreti per ridurre il conflitto. Un lavoro lento, fatto di contatti misurati e verifiche continue, che difficilmente produce annunci, ma che può incidere nel tempo sugli equilibri della guerra.

Fonti: Eliseo, Consiglio europeo, fonti diplomatiche francesi ed europee, dichiarazioni pubbliche di Emmanuel Macron, interventi di Yuri Ushakov, media britannici.

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