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Il Canavesano imbruttito
01 Febbraio 2026 - 01:22
Il presidente Mattarella
E così anche gli ultimi echi dell’ennesima “Giornata della Memoria” se ne stanno andando, ancora una volta ci hanno raccontato, ricorrendo a film, quasi a reti unificate, articoli di giornale e improbabili sceneggiate messe in atto da variopinti politici, quanto siano stati maledettamente cattivi i nazi-fascisti fra i quali, perché la memoria sia completa, ricordo che c’eravamo anche noi italiani.
Tutto quanto sta avvenendo nel mondo e anche nel cuore dell’Europa dovrebbe far riflettere, se non i politici, ormai avvezzi a recitare un copione sgualcito, almeno la gente, quella che li mantiene, quella che ormai, non certo per “colpa” sua, attribuisce alla “Giornata della Memoria” un mero valore rituale. L’orrore di quanto è stato fatto nei campi di sterminio, le leggi razziali, i milioni di ebrei uccisi e con loro milioni di persone che non erano ebree e che nessun politico di casa nostra “ricorda”, non meritano di essere trasformati, cosa invece da anni avvenuta, in una data tra le altre, da mettere nell’elenco dei riti e delle giornate da celebrare ogni anno.
Ormai, a conferma di ciò, la maggior parte degli italiani non ci fa nemmeno più caso, il proliferare, senza tregua e senza ragione, di giornate celebrative, invece di tenerla viva, pare abbia raggiunto lo scopo di uccidere la memoria e non a caso ci ritroviamo ad un passo, stritolati da guerrafondai nostrani e stranieri, dall’entrare nuovamente in guerra e non a caso, nonostante l’ammonimento del Presidente della Repubblica Mattarella, che ha sottolineato, scagliandosi contro l’antisemitismo: “Non c’è posto per il veleno dell’odio razziale”, l’odio razziale pare non essere mai morto e pare, anche dove sembrava giacere dormiente, prepotentemente resuscitato dall’azione stragista di Israele in terra di Palestina. D’altronde è difficile star dietro alle parole dei politici e degli addetti all’informazione, che poi sono quelli che hanno reso possibile il “monopolio della memoria”, che della “memoria” abusano quotidianamente, mediaticamente, sino a trasformarla in ideologia infarcita di retorica. Mi chiedo, dov’era la memoria di Mattarella quando quasi un anno fa in un quel di Marsiglia riuscì a paragonare Putin a Hitler e l’intervento russo in Ucraina all’azione del Terzo Reich? Ma ancora, dove tengono rinchiusa la memoria gli “intellettuali” della “Fondazione Luigi Einaudi” che riuscirono a descrivere le parole di Mattarella come “un paragone storicamente fondato”?
E poi ci si stupisce se la gente non ne può più, purtroppo, nonostante la vaccinazione coatta contro il “covid 19”, pare siano rimaste ancora vive tante persone che hanno ben studiato come sia stata l’Armata Rossa e non i nostri “amici” americani a liberare Auschwitz e gli altri otto campi di sterminio, non di concentramento o di lavoro e smistamento, di sterminio presenti in Europa, cose che nelle ultime “edizioni” della “Giornata della Memoria” sembra che siano state dimenticate.
Cosa dire, l’ennesima "Giornata della Memoria” è andata e non è andata troppo bene, infatti, senza timore di smentita, ancora una volta, snocciolando memoria a intermittenza, pare evidente che non si sia ricordato un granché.
Ormai non ci si può aspettare di più, anzi, ci sarà sempre da aspettarsi di peggio, d’altronde sono centinaia le “giornate” che ci impongono di ricordare qualcosa, lasciamo da parte quelle dedicate alle ricorrenze religiose, il Natale, la Pasqua, l’Immacolata Concezione, il Giorno di Ognissanti, San Silvestro, l’Epifania del Signore e l’Assunzione della Beata Vergine Maria, ma poi c’è la “Giornata del Ricordo”, la “Giornata dell’Amicizia”, la “Giornata della Donna”, la “Giornata del Malato”, “la “Giornata dei Disturbi Alimentari”, “la “Giornata dell’Orecchio”, la “Giornata degli Abbracci”, la “Giornata internazionale dell’educazione”, la “Giornata mondiale per i malati di Lebbra”, la “Giornata dei Single”, la “Giornata dei Poveri” ed anche quella dei “Contrari” e della “Felicità”, fino a un totale, ad oggi, di 152 giornate celebrative, tutte date da ricordare e poi, quando tutto pare studiato per cancellare o almeno confondere qualsivoglia “tipo” di memoria, qualcuno si lamenta anche che non si ha più voglia di ricordare.
La memoria per legge non funziona, soprattutto da noi dove, proprio grazie alla mancanza di memoria degli italiani, si è potuto macerare l’Italia senza che da nessuna parte politica fossero mosse obiezioni.
In ogni caso, detto che c’è chi non dimentica come gli sia stato negato, solo pochi anni fa, perché sprovvisto di “green pass”, l’accesso ai musei, alle chiese, ai bar, ai ristoranti, alle poste, alle banche, agli ospedali, al lavoro, ai cinema o alle palestre, si può dire che la memoria spesso riserva brutti scherzi. Soprattutto quando si raggiunge una certa età svanisce o funziona in maniera a dir poco “strana”, prendiamo ad esempio la Senatrice a vita Liliana Segre contro la quale non si può dire niente se non rischiando l’accusa di antisemitismo, cosa che io voglio assolutamente evitare in quanto non sono e non sarò mai antisemita, ma il fatto che Lei, pubblicato su “Il Giorno” in data 03 marzo 2025 abbia detto di provare (cito testualmente dall’articolo) “grande gratitudine per gli americani che l’hanno liberata dai campi di concentramento e poi hanno allestito ospedali da campo dove ciascuno veniva curato con atteggiamento fraterno di generosità”, qualche dubbio sulla memoria della Senatrice lo insinua perché, se la storia sin qui narrata ha raccontato di una Liliana Segre prigioniera nel campo di lavoro di Malchov, sito nella Germania settentrionale, la stessa storia ha anche narrato, a meno che non siano intervenute fantastiche revisioni storiche di cui non sono a conoscenza, che gli americani a Malchov non entrarono mai, fu l’Armata Rossa a liberare Malchov e il resto di Ravensbruck il 2 maggio 1945. Poi, invece, devo dire che le parole della Segre, pronunciate in occasione della cerimonia tenutasi lo scorso 27 gennaio al Quirinale nella celebrazione del “Giorno della Memoria”, mi trovano pienamente d’accordo, sicuramente le ha dette con particolare attenzione e con la stessa attenzione dovrebbero essere lette e capite, di seguito, senza aggiungere né togliere niente, un significativo estratto del suo discorso: “Si può, si deve parlare di Gaza, di Iran, di Ucraina, di Venezuela e di Sudan, e di tutto ciò che offende la dignità e chiama in causa la nostra responsabilità di cittadini di un mondo globale. Il problema è un altro: non si può usare Gaza contro il Giorno della Memoria. Tentare di oscurare o alimentare o lasciar correre ossessivi tentativi di banalizzazione, di distorsione e di inversione della Shoah, significa accettare che diventi una vendetta sulle vittime di allora. Il Giorno della Memoria non è per gli ebrei. È principalmente per tutti gli altri. Serve per ricordare la nostra storia, quello che fece l’Italia fascista di allora, la Germania nazista e molti stati europei contro le razze considerate inferiori, contro i più deboli e i diversi. Contro l’umanità. Il Giorno della Memoria è per ricordare i carnefici, ma anche quelli che si opposero, e i giusti che tentarono a costo della vita di salvare i perseguitati”. Nulla quindi contro la Segre, anzi, solo, se l’articolo apparso su “Il Giorno” non è frutto della fantasia di chi l’ha scritto, un “piccolo” difetto di memoria nell’occasione è stato mostrato, per il resto nulla da eccepire. Una cosa però vorrei dirla, non da poco e non solo sulla Segre, una cosa che può tranquillamente essere estesa a tutti i “nostri” rappresentanti eletti in istituzioni quali Camera, Senato e Regioni, credo non ci sia nulla di male in fondo partecipo attivamente da un mucchio di anni, insieme alla maggior parte dei miei connazionali, alla colletta coatta destinata a fare la “paghetta” a chi ci governa, dunque: “Mi pare che, visti i deprecabili risultati, che ci vengono offerti dal loro impegno in politica, la “paghetta” sia a dir poco esagerata e assolutamente non meritata, poi, se invece di parlarne e in Italia se ne parla addirittura troppo ed a sproposito, di Gaza, del Venezuela, ma anche dell’Ucraina, del Sudan e chi più ne ha più ne metta, si prendessero anche delle posizioni politiche capaci di tradursi in lavoro e stabilità e soprattutto di non farci vergognare di essere italiani, sarebbe meglio, molto meglio”.

Liliana Segre
In definitiva, visto e sentito uno “spettacolo” in grandissima parte ignobile, quasi una profanazione della “Giornata della Memoria”, credo si stia prendendo, per fortuna non da parte di tutti, la brutta abitudine di ricordare ciò che conviene al momento, quindi, di ricordarsi piuttosto male ciò che la storia avrebbe dovuto insegnarci molto bene, soprattutto se si considera che la vera funzione della Memoria dovrebbe essere quella di impedire il ritorno delle atrocità del passato. Atrocità che stanno tornando, che sono tornate nella vita quotidiana di centinaia di milioni di persone nel mondo; atrocità alle quali partecipiamo facendo spallucce di fronte ai massacri di civili, di fronte a colpi di Stato ed anche finanziando con soldi e armi le guerre. Atrocità giustificate dalla nostra classe politica il giorno prima e il giorno dopo la Giornata dedicata alla Memoria, tanto che i più sembrano viverla come il Natale, quando tutti sono più buoni, ma poi, già a Santo Stefano, tutti liberi! In gara per tornare il più velocemente possibile ad essere i “figli di puttana” di sempre!
Sarebbe più utile essere meno servi e meno meschini, la memoria storica dovrebbe essere praticata senza ricorrere a inutili e retoriche celebrazioni, il compito di ricordare il passato dovrebbe essere di tutti perché non si può arrivare ad oggi con gente che parla di guerra come di una partita di calcio e di stragi di civili come di un rigore sacrosanto, il passato non ha visto solo sangue, guerre e distruzione, potrebbe fornirci la possibilità di emulare le tante cose belle non finite sulle pagine importanti dei libri di storia, ma pare non interessi a nessuno.
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