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Per chi suona la campana
01 Febbraio 2026 - 07:18
Monsignor Daniele Salera
È passato un anno da quando si è insediato e ha preso possesso della diocesi il nuovo vescovo di Ivrea, monsignor Daniele Salera. Tenteremo allora di tracciare un primo e parzialissimo bilancio del suo episcopato eporediese e lo divideremo in tre puntate, delineando un profilo pastorale, liturgico e gestionale. Iniziamo dalla pastorale.
Per trovare un termine di paragone, si può scherzosamente fare riferimento al famoso professor Guidobaldo Maria Ricciarelli, di fantozziana memoria, considerata la vera e propria passione dimostrata in questo anno da monsignor Salera nell’organizzazione infaticabile di miriadi di incontri, conferenze, ritiri, catechesi e chi più ne ha più ne metta, a cui non altrettanto appassionati laici e soprattutto volenterosi presbiteri diocesani sono caldamente invitati a partecipare, un po’ come i poveri dipendenti della Megaditta del ragionier Fantozzi. Ai quali, però, è finora andata bene, in quanto Sua Eccellenza non ha ancora proposto loro la visione di pellicole sinodali in cecoslovacco con sottotitoli in tedesco.

Questo ossessivo attaccamento agli incontri è, come il concetto di sinodalità alla Bergoglio, un derivato più o meno consapevole delle teorie espresse dal teologo progressista Karl Rahner nel suo celeberrimo e interminabile Manuale di Teologia Pastorale, vera bibbia dei pastoralisti, in cui il frutto più maturo del Concilio viene fatto consistere nella moltiplicazione, oltre ogni (ragionevole) limite, in ambito ecclesiale, di Consigli, organi consultivi, gruppi di discernimento e di lavoro e ogni sorta di assise per dibattere, ragionare e produrre valanghe di documenti che difficilmente verranno letti; illudendosi così, in questa scimmiottatura degli organi della democrazia rappresentativa, di salvare le anime e la Chiesa.
Va però sottolineato un fatto non secondario e positivo, e cioè il lodevole sforzo che monsignor Salera compie per partecipare personalmente a quanti più eventi parrocchiali e diocesani possibili, dimostrando quanto meno di voler conoscere a fondo la propria diocesi e desiderando davvero di vivere la Chiesa locale, come ogni buon pastore deve fare. Così non va sottaciuto il suo zelo e il suo entusiasmo, soprattutto verso gruppi e iniziative legate ai giovani, i quali sono sempre positivamente colpiti dalla disponibilità del vescovo nell’incontrarli e nell’ascoltarli.
Circola voce che a Montanaro potrebbe approdare don Valerio D’Amico, parroco di Verolengo e Borgo Revel (che manterrebbe) e fido scudiere del prevosto di Chivasso, don Davide Smiderle. Deve ancora trovare conferma la nomina – data quasi per certa ma non è detto che poi lo sia – di don João Gilberto Munante Frias a Castellamonte. Circola anche un altro nome – e sarebbe una vera sorpresa – ma per adesso lo teniamo ancora in pectore. (SEGUE)
* Frà Martino
Chi è Fra Martino? Un parroco? Un esperto di chiesa? Uno che origlia? Uno che si diverte è basta? Che si tratti di uno pseudonimo è chiaro, così com’è chiaro che ha deciso di fare suonare le campane tutte le domeniche... Ci racconta di vescovi, preti e cardinali fin dentro ai loro più reconditi segreti. E non è una santa messa ma di sicuro una gran bella messa, Amen
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