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Torino-Lione, il futuro annunciato dietro le reti del cantiere

Formazione e occupazione al centro dell’incontro TELT, tra decreto sicurezza e una valle che continua a dividersi

Chiomonte, il futuro annunciato dietro le reti del cantiere

Chiomonte (TO) ha ospitato il 30 gennaio una conferenza stampa dal titolo: “Formazione e lavoro: il modello Piemonte-TELT per supportare il grande cantiere europeo”.

Un appuntamento fortemente voluto dalle istituzioni e dai vertici di TELT, che si è svolto all’interno del Centro Visitatori Mario Virano, nel cuore di uno dei cantieri più discussi e controversi d’Europa, quello della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione.

Il messaggio lanciato è stato chiaro e coerente lungo tutto l’arco degli interventi: il cantiere non è più, o non vuole più essere, soltanto un’infrastruttura, ma un motore di sviluppo, occupazione e formazione per il territorio. Una narrazione che insiste sul “punto di svolta”, sulla fase operativa ormai avviata anche sul versante italiano, e su un futuro fatto di competenze, lavoro e opportunità.

Ad aprire i lavori è stato Maurizio Bufalini, direttore generale di TELT, che ha annunciato il completamento dello svincolo autostradale di Chiomonte, definendolo “fondamentale per le forze dell’ordine e per i movimenti dei materiali estratti dalle gallerie in scavo”.

Un’infrastruttura strategica, quindi, non solo per l’avanzamento dei lavori, ma anche per la gestione quotidiana di un cantiere che da anni vive sotto una sorveglianza straordinaria.

Il cantiere di Chiomonte 

Bufalini ha ripercorso il lungo lavoro preparatorio che ha accompagnato la Torino-Lione sul territorio, sottolineando come in Francia i cantieri siano ormai in una fase avanzata e come anche in Italia “si sia finalmente entrati nel vivo dei lavori”. Completato l’autoporto di San Didero, nei prossimi mesi, ha spiegato, verrà messo in funzione, consentendo di liberare le aree dell’autoporto di Susa, ritenute necessarie per le attività future.

Ampio spazio è stato dedicato al tema occupazionale, vero filo conduttore della giornata. Secondo TELT, il cantiere richiederà nei prossimi anni un numero crescente di professionalità, con una forte domanda di formazione mirata. A ribadirlo è stata anche Manuela Rocca, direttrice generale aggiunta di TELT, che ha parlato di oltre 4 mila persone coinvolte complessivamente nei lavori, richiamando il “modello francese”, dove già oggi molti lavoratori locali sono stati formati e assorbiti dai cantieri.

Rocca ha insistito sul concetto di “eredità” del cantiere: non solo un’opera finita, ma competenze, occupazione e valore duraturo per il territorio. Un obiettivo che TELT afferma di aver messo nero su bianco nei contratti, attraverso clausole dedicate alla formazione e all’inserimento lavorativo, all’interno di quello che viene definito il patto di integrità e sostenibilità della Torino-Lione, fondato su persone, territorio, etica e ambiente.

La vicepresidente della Regione Piemonte e assessora al Lavoro e alla Formazione, Elena Chiorino

Sulla stessa linea l’intervento della vicepresidente della Regione Piemonte e assessora al Lavoro e alla Formazione, Elena Chiorino, che ha parlato di un momento “significativo” per la Regione. Pur riconoscendo le criticità che un grande cantiere comporta per chi vive sul territorio, Chiorino ha ribadito la volontà di trasformare la Torino-Lione in un’opportunità, attraverso un’offerta formativa di qualità e l’inserimento di oltre mille nuovi lavoratori, oltre a quelli già impiegati.

Accanto alla formazione e al lavoro, però, un altro tema ha attraversato in modo trasversale la conferenza: quello della sicurezza. Non solo in termini di tutela dei lavoratori, ma anche di ordine pubblico. Ed è qui che il registro del racconto istituzionale cambia tono.

Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove ha scelto parole nette, tracciando una linea di demarcazione netta tra chi, a suo dire, “progetta il futuro” e chi “sfascia il presente”.

Il riferimento al movimento No Tav è stato esplicito, così come la presa di distanza: “I No Tav non mi ispirano nulla”, ha dichiarato, respingendo l’idea che il nuovo decreto sicurezza possa essere stato pensato in relazione alle proteste valsusine.

Secondo Delmastro, l’inasprimento delle pene per il danneggiamento di infrastrutture pubbliche sarebbe il risultato dell’osservazione di “fenomeni criminali” e della necessità di una “sferzata”. Un linguaggio che riconduce il conflitto che da decenni attraversa la Val di Susa quasi esclusivamente alla dimensione dell’ordine pubblico, lasciando sullo sfondo le ragioni sociali, ambientali e territoriali della protesta.

Sul tema della militarizzazione dei cantieri, Delmastro ha parlato di una scelta obbligata, non gradita ma necessaria, rivendicando il passaggio a una “fase due” in cui, superata l’emergenza sicurezza, si dovrebbe finalmente parlare di formazione e futuro.

Un futuro che, tuttavia, continua a essere raccontato senza affrontare apertamente le ferite ancora aperte sul territorio: dagli espropri alle trasformazioni irreversibili del paesaggio, dalle comunità divise a un conflitto che, al netto delle dichiarazioni ufficiali, resta tutt’altro che archiviato.

A chiudere la conferenza è stata Wanda Ferro, sottosegretaria al Ministero dell’Interno, che ha provato a ricomporre la frattura simbolica che accompagna la Torino-Lione da anni, definendo il cantiere non come un fine, ma come un mezzo per generare occupazione stabile e competenze durature. “Per troppo tempo simbolo di divisione -  ha detto - oggi vogliamo raccontarlo come un laboratorio concreto”.

Resta però una domanda che, anche in questa occasione, è rimasta sullo sfondo: se il futuro promesso saprà davvero includere tutte le voci del territorio o se, ancora una volta, verrà chiesto a qualcuno di pagare il prezzo più alto in nome di uno sviluppo deciso altrove.

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