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30 Gennaio 2026 - 12:06
“Non chiamiamolo già stella”: Marchisio gela l’entusiasmo su Vergara dopo la notte da protagonista
"Per il bene che voglio ai giovani calciatori dico che dobbiamo proteggerli, non chiamiamolo già stella, diamogli tempo. Lui ha delle doti tecniche e di personalità molto importanti e si è visto anche contro la Juventus, questo è un po' lo specchio del calcio italiano, i giovani forti li abbiamo. Bisognerebbe ragionare seriamente su questo argomento, facciamoli sbagliare i giovani, diamogli del tempo. Conte è un grandissimo allenatore, averlo è un privilegio"- Claudio Marchisio.
La tentazione è sempre la stessa, quasi irresistibile. Un gol spettacolare, una notte europea, le luci del Maradona accese e improvvisamente Vergara diventa “il nuovo fenomeno”. In Italia funziona così: si passa dal sospetto all’esaltazione nel tempo di una giocata. Ed è proprio contro questo riflesso automatico che Claudio Marchisio decide di andare in controtendenza, spegnendo l’entusiasmo prima che diventi un incendio capace di bruciare tutto.
Lo fa dopo lo show contro il Chelsea, una rete che ha fatto il giro dei social e acceso il dibattito, mentre il Napoli di Antonio Conte usciva dall’Europa. Un gol bellissimo, arrivato in una stagione complicata, in una partita in cui gli azzurri erano chiamati a inseguire. Ma Marchisio non si lascia trascinare dal racconto facile. Non ridimensiona il talento, semmai mette sotto accusa il modo in cui il calcio italiano tratta i giovani: prima li ignora, poi li divinizza.
L’ex centrocampista della Juventus, oggi opinionista di Prime Video, parte dal contesto. Il Napoli, spiega, vive da tempo una fase di emergenza. L’eliminazione europea non nasce in novanta minuti, ma in un percorso segnato da alti e bassi, già evidenti nelle settimane precedenti. Pensare che un singolo gol possa cambiare la narrazione è un errore. Ed è qui che entra in scena Vergara, trasformato in simbolo, quasi in appiglio emotivo, mentre la squadra affonda.
Marchisio frena. Non per mancanza di fiducia, ma per rispetto verso il ragazzo. Vergara ha qualità tecniche evidenti, personalità, coraggio. Le ha mostrate anche contro la Juventus. Ma etichettarlo subito come “stella” è il modo migliore per mettergli addosso un peso inutile. I giovani, dice Marchisio, vanno protetti, lasciati crescere, messi nelle condizioni di sbagliare senza essere processati.

Il punto, però, è più profondo e riguarda l’intero sistema. Il calcio italiano soffre di una contraddizione cronica: fatica a credere nei giovani quando bussano alla porta, li tiene ai margini, li osserva con diffidenza. Poi, quando uno di loro riesce a emergere, scatta l’euforia collettiva. Si esagera, si costruisce un personaggio, si pretende tutto e subito. È un meccanismo che non accompagna la crescita, la stritola.
Marchisio allarga lo sguardo. I giovani forti in Italia ci sono. Il problema non è la mancanza di talento, ma di tempo e fiducia. Servirebbe una riflessione seria, strutturale, sul modo in cui vengono lanciati e gestiti. Allenatori come Conte rappresentano un privilegio perché sanno lavorare sotto pressione, ma non possono compensare da soli una cultura che vive di estremi.
Vergara, in questo senso, è un caso emblematico. Oggi è celebrato, domani rischia di essere giudicato. In mezzo c’è un ragazzo che dovrebbe semplicemente giocare, crescere, imparare. In Italia, invece, il racconto corre più veloce dei percorsi. Si costruiscono aspettative sproporzionate, si alza l’asticella troppo in fretta, e al primo errore il castello crolla.
È questo il vero avvertimento di Marchisio, anche se non lo dice apertamente: il problema non è Vergara, siamo noi. Un Paese che non crede davvero nei giovani e che, quando finalmente ne scopre uno, lo trasforma in un totem mediatico. Così facendo, rischia di fare il danno peggiore: bruciare ciò che aveva appena iniziato a crescere.
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