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29 Gennaio 2026 - 21:50
La vicesindaca Fiorenza Anelli
C’è una parola che, più di tutte, inchioda l’Amministrazione comunale di Cossano Canavese alle proprie responsabilità: tardivamente.
Non è un giudizio politico, non è una forzatura giornalistica. È il termine utilizzato dalla Città Metropolitana di Torino per definire la delibera con cui la Giunta comunale, il 30 dicembre 2025, ha deciso la chiusura della scuola primaria “Giulia Avetta”. Una parola che pesa come un macigno, perché certifica che quell’atto arriva quando ormai la partita è già chiusa.
A portare alla luce questo passaggio decisivo è la consigliera comunale di opposizione Simona Vogliano, che nei giorni scorsi ha chiesto formalmente un tavolo tecnico agli Enti superiori. La risposta ufficiale della Città Metropolitana non lascia spazio a interpretazioni: la deroga al dimensionamento scolastico era possibile, ma il Comune di Cossano Canavese non l’ha mai chiesta.
La comunicazione chiarisce in modo chirurgico la cronologia dei fatti. Con una PEC inviata il 12 giugno 2025, la Città Metropolitana di Torino aveva fissato il termine del 1° luglio 2025 entro cui tutti i Comuni avrebbero potuto trasmettere interventi di programmazione della propria rete scolastica, comprese le richieste di mantenimento in deroga dei plessi sottodimensionati. Una finestra temporale chiara, uguale per tutti, utilizzata da diversi sindaci con numeri di iscritti analoghi a quelli di Cossano, che si sono seduti ai tavoli istituzionali nei tempi previsti.
Cossano Canavese no.
Nessuna richiesta. Nessuna segnalazione formale. Nessuna interlocuzione utile.
Il 29 luglio 2025, con il Decreto n. 225, la Città Metropolitana ha adottato il Piano di programmazione e dimensionamento della rete scolastica per l’anno 2026/27. Da quel momento in avanti, il procedimento si è concluso. I giochi sono fatti.
“E infatti - commenta la consigliera comunale Simona Vogliano - quando la Giunta comunale guidata dalla sindaca Aurelia Siletto ha approvato la delibera n. 53 il 30 dicembre 2025, la stessa Città Metropolitana non poteva che definirla “tardiva”. Un termine tecnico, ma politicamente devastante: la delibera è arrivata a procedimento concluso, con il Piano già adottato, il Piano regionale già definito e, dettaglio tutt’altro che secondario, con le iscrizioni scolastiche già aperte…".


Tradotto: un atto privo di qualsiasi efficacia sul dimensionamento scolastico.
Non solo. La risposta ufficiale chiarisce anche che, a quel punto, "ogni eventuale valutazione compete esclusivamente alla Regione Piemonte e all’Ufficio Scolastico Regionale". Il Comune, semplicemente, non è più nella stanza dei bottoni. Quando decide di chiudere la scuola, la partita non si gioca più a Cossano.
E qui cade definitivamente l’ultimo alibi. Perché dagli atti emerge anche ciò che non è successo e, soprattutto, chi non ha responsabilità. La scuola non ne ha. L’Istituto Comprensivo non ne ha. Insegnanti, famiglie e alunni non ne hanno.
La responsabilità è esclusivamente politica e amministrativa. E ricade sull’Amministrazione comunale di Cossano Canavese e sull’assessora alla Scuola e vicesindaca Fiorenza Anelli, titolare della delega.
È su queste basi che le Opposizioni – Simona Vogliano, Fernanda Francesio e Massimo Effroi – hanno protocollato il 9 gennaio 2026 una nuova mozione di sfiducia alla vicesindaca, inviata via PEC e sottoscritta dall’intero gruppo di minoranza. Un atto che richiama il Testo Unico degli Enti Locali e lo Statuto comunale, ribadendo un concetto elementare: il Consiglio comunale non è un passacarte.
La delibera del 30 dicembre, però, non nasce dal nulla. È l’ultimo tassello di un percorso che le Opposizioni denunciano da mesi e che affonda le radici nel Consiglio comunale di novembre, quando la sindaca Aurelia Siletto e la sua maggioranza hanno annunciato la chiusura della “Giulia Avetta” e, nello stesso momento, hanno respinto la prima mozione di sfiducia contro Fiorenza Anelli. Mani alzate, numeri salvi, Giunta blindata. La scuola, molto meno.
Da una parte, allora come oggi, l’Amministrazione che ripete il mantra della rassegnazione: non ci sono risorse, non ci sono strumenti, non ci sono alternative. Dall’altra, le Opposizioni che portano sul tavolo un progetto triennale di rilancio, scritto, pubblico, verificabile, pensato per trasformare la scuola in un polo educativo gratuito e di qualità, sostenuto da imprese, fondazioni, associazioni e comunità locale.
Un progetto ignorato. Non discusso. Non confutato. Ora, però, c’è qualcosa in più delle parole. Ci sono gli atti. E gli atti dicono una cosa sola: la chiusura non era inevitabile. Una deroga era possibile. Qualcun altro, altrove, si è mosso per tempo. A Cossano no.
Non una fatalità. Non un destino già scritto. Una mancata azione quando era ancora possibile intervenire, oggi certificata nero su bianco.
Insomma, il 30 dicembre non si è solo chiuso un anno. Si è tentato di chiudere una scuola quando ormai non serviva più nemmeno provarci. E resta una verità difficile da aggirare: la scuola si poteva salvare. Ma il Comune non ci ha nemmeno provato.
Le delibere finiranno negli archivi. I verbali resteranno consultabili.
Ma la scelta di non chiedere una deroga, di non sedersi ai tavoli quando era il momento giusto, resterà nella memoria collettiva di Cossano Canavese.
E, piaccia o no, prima o poi qualcuno presenterà il conto. Insomma.
La vicenda entra ufficialmente in una fase di contestazione formale. Il 27 gennaio 2026, infatti, la consigliera comunale Simona Vogliano, a nome dell’intero gruppo di minoranza composto da Fernanda Francesio e Massimo Effroi, ha inviato una PEC a Città Metropolitana di Torino, Regione Piemonte, Ufficio Scolastico Regionale e Istituto Comprensivo di Azeglio – chiedendo con urgenza la convocazione di un tavolo tecnico interistituzionale e segnalando gravi vizi procedurali nella gestione della vicenda scuola.
Nella comunicazione, Vogliano ricostruisce il quadro normativo ricordando che, per legge, la programmazione della rete scolastica e l’eventuale soppressione dei plessi rientrano nella competenza regionale e devono avvenire attraverso procedimenti concertati, preceduti da un’istruttoria completa, da una valutazione degli impatti territoriali e sociali e da un confronto preventivo formalizzato con tutti i soggetti istituzionali coinvolti. Un percorso che, secondo la minoranza, a Cossano Canavese non c’è mai stato
La PEC evidenzia inoltre che nell’estate 2025, durante la conferenza di programmazione della rete scolastica, altri Comuni con criticità numeriche analoghe a quelle di Cossano hanno presentato richiesta di deroga, partecipando attivamente alla fase di concertazione. Anche qui, un dettaglio che pesa: Cossano Canavese non risulta aver partecipato in modo attivo né aver presentato alcuna richiesta di deroga, pur essendo pienamente a conoscenza della situazione del plesso Giulia Avetta.
Non solo. Nella comunicazione si sottolinea che non risultano comunicazioni preventive alla Città Metropolitana, all’Ufficio Scolastico Regionale né all’Istituto Comprensivo circa un cambio di orientamento dell’Amministrazione comunale sul futuro della scuola. E che la delibera di Giunta n. 53 del 30 dicembre 2025 interviene in modo tardivo, senza alcun percorso istruttorio condiviso, scaricando sugli Enti sovraordinati una responsabilità decisionale che il Comune non ha mai supportato con gli strumenti ordinari previsti.
Secondo la minoranza, questa gestione ha prodotto e sta producendo una grave incertezza istituzionale e organizzativa, mettendo in difficoltà l’Istituto Comprensivo di Azeglio, le famiglie e gli stessi Enti competenti alla programmazione. Ma c’è di più: nella PEC si parla apertamente di possibili profili di illegittimità, legati a difetto di istruttoria, carenza di concertazione, violazione del principio di leale collaborazione istituzionale e motivazione non rafforzata, elementi rilevanti anche in vista di un eventuale contenzioso amministrativo
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