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Chiudono la scuola, affondano il paese: a Cossano esplode il caso Giulia Avetta

Delibera del 30 dicembre, accuse durissime della minoranza e una PEC protocollata il 9 gennaio: per Simona Vogliano la scelta della Giunta segna “una delle pagine più buie della storia recente di Cossano Canavese”

Chiudono la scuola, affondano il paese: a Cossano esplode il caso Giulia Avetta

Simona Vogliano e la scuola di Cossano

Succede così. Il 30 dicembre, mentre il paese si preparava a chiudere l’anno e a guardare – almeno sulla carta – al futuro, la Giunta comunale di Cossano Canavese, quatta quatta e in silenzio, ha messo nero su bianco una scelta destinata a pesare a lungo: la chiusura della scuola primaria Giulia Avetta. Una delibera fredda, amministrativa solo in apparenza, che oggi trova parole durissime nella presa di posizione della consigliera comunale Simona Vogliano. Parole che non lasciano spazio a interpretazioni, né a mediazioni.

«La ridicola Giunta Comunale di Cossano Canavese ha deliberato la chiusura della scuola Giulia Avetta», attacca Vogliano. E non è solo uno sfogo. È un atto politico. «Noi ribadiremo, ad ogni Consiglio comunale, la richiesta di dimissioni della vicesindaca per il pessimo lavoro svolto. E porteremo avanti il nostro progetto per fare ripartire la scuola Giulia Avetta e dimostrare l’incompetenza e la mancanza di polso di questa ridicola amministrazione».

Ma alle parole, ora, si affiancano i documenti. Perché il conflitto politico sulla scuola entra ufficialmente anche negli atti formali del Comune. Il 9 gennaio 2026, infatti, è stata protocollata una nuova mozione di sfiducia alla vicesindaca, inviata via PEC  e sottoscritta dall’intero gruppo di minoranza, insieme a Fernanda Francesio e Massimo Effroi.

Una mozione che richiama esplicitamente il Testo Unico degli Enti Locali e lo Statuto comunale, e che parte da un presupposto netto: il Consiglio comunale non è un passacarte, ma esercita funzioni di indirizzo e controllo politico-amministrativo. E la scuola Giulia Avetta, si legge nel documento, non è un edificio qualunque, ma «un presidio educativo, sociale e culturale essenziale per la comunità di Cossano Canavese e per la tenuta demografica del territorio».

Nel testo della mozione vengono elencate, punto per punto, le responsabilità politiche contestate alla vicesindaca. La chiusura della scuola, deliberata dalla Giunta, "non è stata accompagnata da alcun piano strutturato di rilancio, riconversione o valorizzazione". Nessun tavolo di confronto con famiglie, docenti, associazioni. Nessuna reale esplorazione di collaborazioni pubblico-private o di progetti di rete con i Comuni limitrofi. Una gestione che, secondo la minoranza, "ha generato forte preoccupazione nella cittadinanza e un grave danno di immagine all’Ente".

È qui che il giudizio politico diventa una vera e propria accusa. Perché, nero su bianco, la minoranza scrive che la chiusura della scuola rappresenta «un atto politicamente irreversibile e fortemente lesivo per il futuro sociale, culturale ed economico del Comune» e che le modalità con cui la vicenda è stata affrontata dimostrano inadeguatezza politica e amministrativa nell’esercizio del ruolo di vicesindaca.

Per questo, la richiesta non è simbolica. Il gruppo di minoranza chiede formalmente il sindaco e la Giunta a revocare le deleghe alla vicesindaca, a valutarne la sostituzione immediata con una figura dotata di capacità di ascolto e visione strategica, e ad avviare con urgenza un percorso partecipato per il rilancio del presidio scolastico. Non solo: nella mozione si chiede anche che tutte le proposte della minoranza vengano iscritte obbligatoriamente all’ordine del giorno del primo Consiglio comunale utile, discusse integralmente e accompagnate da risposte scritte e motivate.

Il punto, però, va ben oltre la singola mozione. Perché quella del 30 dicembre non è una decisione isolata, né improvvisa. È l’ultimo tassello di un percorso che le Opposizioni denunciano da mesi e che affonda le radici in uno dei Consigli comunali più amari della storia recente di Cossano. Era novembre quando, in aula, la sindaca Aurelia Siletto e la sua maggioranza annunciarono la chiusura della Giulia Avetta e, nello stesso momento, respinsero la prima mozione di sfiducia contro la vicesindaca Fiorenza Anelli.

Una scena già scritta nei numeri, ma devastante negli effetti politici. Perché mentre si parlava del destino dell’unica scuola primaria del paese, la sensazione diffusa era che l’attenzione della maggioranza fosse rivolta altrove: alla tenuta interna, alla ritualità delle mani alzate, alla sopravvivenza di una giunta sempre più arroccata. Salvare la scuola non sembrava la priorità. Alzare le mani, sì.

la vicesindaca

Fiorenza Anelli

Da una parte, allora come oggi, la giunta che ripete il mantra della rassegnazione: non ci sono risorse, non ci sono strumenti, non ci sono alternative. Dall’altra, le Opposizioni che da mesi portano sul tavolo un progetto dettagliato, scritto, pubblico, verificabile. Un piano triennale di rilancio della Giulia Avetta come polo educativo gratuito e di qualità, sostenuto da imprese, fondazioni, associazioni e comunità locale.

Eppure, quel progetto è stato liquidato come inesistente. O, peggio, ignorato. «Chiudere una scuola non è un atto neutro», ribadisce Vogliano. «È una decisione che produce spopolamento, perdita di servizi, desertificazione sociale. È l’esatto contrario di ciò che oggi fanno i comuni che vogliono restare vivi».

Il confronto, ormai, non è più solo amministrativo. È simbolico. Da una parte un’amministrazione che rinuncia. Dall’altra chi rivendica una visione. «Questa amministrazione passerà. Le conseguenze delle sue decisioni restano. E la chiusura della Giulia Avetta resterà scritta come una delle pagine più buie della storia recente di Cossano Canavese».

Insomma, il 30 dicembre non si è chiuso solo un anno. Si è aperta una frattura politica profonda, oggi certificata anche da atti ufficiali. Le delibere finiranno negli archivi. I verbali resteranno consultabili. Ma la scelta di chiudere una scuola – o di provare a salvarla – resterà nella memoria collettiva. E, piaccia o no, sarà su quella scelta che prima o poi verranno chiesti i conti.

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