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29 Gennaio 2026 - 21:55
Simona Vogliano
Immaginatevi la scena. È il 28 gennaio. Sta piovendo. Una di quelle piogge lente, ostinate, che sembrano non voler smettere mai. Simona Vogliano è seduta davanti a un computer e ancora fatica a credere a tutto quello che ha scoperto nelle ore precedenti. I documenti. Le risposte ufficiali. Le date. Le omissioni. La scuola che chiude. Il paese che si svuota. Il futuro che si restringe.
Per lei la scuola primaria Giulia Avetta non è solo un edificio. È un punto fermo. È un luogo che tiene insieme famiglie, bambini, relazioni. E sapere che si sarebbe potuta salvare, che una deroga era possibile, che bastava muoversi per tempo, rende tutto più pesante da accettare. Non c’è rabbia... C’è incredulità. E una domanda che torna, insistente: come è potuto accadere?
Di slancio, Vogliano decide di scrivere. Di scrivere a tutti. Alla Regione Piemonte, alla VI Commissione consiliare – Istruzione e diritto allo studio, agli enti che hanno il compito di guardare oltre i confini di un piccolo Comune. Lo fa senza proclami, ma con la consapevolezza che, arrivati a questo punto, il silenzio non è più un’opzione.
Nella lettera, la consigliera non chiede scorciatoie. Chiede ascolto. Chiede che la vicenda della scuola di Cossano Canavese venga portata nel luogo dove il diritto allo studio dovrebbe essere discusso nella sua forma più alta.

A sinistra la consigliera Simona Vogliano a destra la sindaca di Cossano
«Scrivo con rispetto istituzionale ma anche con un forte senso di responsabilità civica», mette subito in chiaro. E poi affida alla Regione una richiesta che è anche una prova di maturità politica: «Credo che, in questo momento, la Regione Piemonte abbia l’opportunità di dimostrare cosa significhi governare guardando ai territori e alle persone, non soltanto ai numeri».
La scuola di Cossano viene raccontata per ciò che è sempre stata. Una realtà viva, funzionante, profondamente intrecciata con la comunità. «Una piccola scuola gioiello», scrive Vogliano, «un presidio educativo essenziale in un contesto di piccolo Comune e di area interna». Non una struttura marginale, non un costo da tagliare, ma un luogo che nel tempo ha saputo attrarre famiglie anche dai Comuni vicini, scelto per la qualità dell’offerta educativa e del contesto umano.
Il nome che quella scuola porta non è un dettaglio. Giulia Avetta non è solo una targa all’ingresso. È una storia che parla di educazione, cultura, impegno civile. Poetessa, maestra, sindaca. Una donna legata ad Adriano Olivetti, che ne stimava la visione educativa e il profondo radicamento nel territorio. «Questo legame non è solo simbolico», scrive la consigliera. È la prova che, a Cossano, scuola e futuro non sono mai stati separati.
Quel filo conduce a un’altra pagina di storia locale, del Consorzio Volontario Irriguo “Adriano Olivetti”, nato per portare acqua dove non c’era, per non rassegnarsi a un territorio penalizzato. «Richiamare questa storia non significa indulgere nella nostalgia». Significa ricordare che qui le difficoltà sono sempre state affrontate come sfide, non come sentenze definitive.
Poi il racconto diventa concreto. La scuola viene descritta nei suoi spazi, nella sua quotidianità. La mensa interna funzionante, la cucina attrezzata, gli ampi spazi verdi, il bosco alle spalle, la possibilità di un rapporto quotidiano con la natura. Un luogo che permette didattica all’aperto, educazione ambientale, relazioni autentiche. Un patrimonio che non si improvvisa altrove.
E poi ancora poche frasi che pesano più di qualsiasi atto amministrativo.
«La vicenda non può essere letta come un evento inevitabile». «L’Amministrazione comunale non ha attivato gli strumenti disponibili, a partire dalla richiesta di deroga, quando la programmazione regionale lo consentiva». E oggi, «le conseguenze di questa inerzia ricadono interamente sulla scuola, sulle famiglie e su un territorio che non ha alcuna responsabilità».
Per questo Vogliano chiede di essere ascoltata. Chiede un’audizione. Chiede che la scuola di Cossano Canavese venga discussa «in modo trasparente, completo e responsabile» nel luogo deputato a farlo. Non per chiedere favori, ma per affermare un principio che va oltre questo caso. «Salvare una piccola scuola non significa fare un’eccezione». «Significa affermare che anche i piccoli luoghi contano».
Fuori continua a piovere. Dentro, su quello schermo, resta una lettera che non chiede compassione. Chiede futuro. Chiede che qualcuno, più in alto, si assuma il peso di una scelta che non può essere ridotta a una riga di bilancio.
La scuola Giulia Avetta è ancora lì. E con questa lettera, il suo destino smette di essere solo una questione locale.
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