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29 Gennaio 2026 - 19:46
Paolo Noascone
Dell’area mercatale ce ne volete parlare sì o no? Magari nelle sedi istituzionali, tanto per gradire. A cominciare dalla Commissione Assetto e Territorio, che non è un circolo ricreativo ma l’organismo deputato a occuparsi proprio di queste cose. È più o meno questo il senso – nemmeno troppo sottile – dell’interpellanza con cui una parte dell'Opposizione punta il dito contro il progetto di rinaturalizzazione firmato dallo studio milanese Land (Landscape-Architecture-Nature-Development), valore stimato tra gli 8 e i 9 milioni di euro, presentato in pompa magna nel corso di una conferenza stampa en plein-air tenutasi nel settembre 2025.
Sui rendering, va detto, era tutto perfetto. Filari alberati, panchine strategicamente ombreggiate, aree verdi fino a 30mila metri quadri, 600 o 700 alberi in più, 4,5 tonnellate di CO₂ sequestrate ogni anno. Il tutto impreziosito da nomi altisonanti e molto green: La biblioteca della natura, Le vie verdi del mercato, I campi nella natura. Più che un progetto urbanistico, una collana editoriale.
Tutto molto bello, appunto. Se non fosse per un dettaglio non proprio secondario: i consiglieri comunali di opposizione non hanno mai potuto visionare un fico secco. Zero progetti, zero documenti, zero confronti. Insomma: sfanculati. Partecipazione sì, ma con moderazione. Molta moderazione.
L’aggravante è che mentre aspettano ancora di capire cosa contengano davvero quelle tre proposte, scoprono – non in commissione, non in aula, ma altrove – che un primo lotto, frutto di una misteriosa “commistione delle tre ipotesi”, è già stato trasmesso alla Regione per concorrere a un bando di rinaturalizzazione e provare ad accaparrarsi i fondi. Tradotto senza perifrasi: prima si manda il progetto, poi – forse – se ne parla. Se avanza tempo.
L’interpellanza, firmata da Paolo Noascone e Antonio Cuomo per la lista civica Sertoli Sindaco, Elisabetta Piccoli per Progetto Ivrea e Andrea Cantoni per Giorgia Meloni per Cantoni Sindaco – Fratelli d’Italia, chiede una cosa tanto semplice quanto politicamente imbarazzante per chi governa la città: far conoscere ai consiglieri di opposizione le soluzioni progettuali destinate a cambiare il volto di una delle aree più importanti di Ivrea e consentire un confronto e un dibattito democratico, prima che tutto venga deciso altrove.


Perché qui non si parla di una rotonda o di due panchine nuove. Qui si parla dell’area mercatale, di un intervento da milioni di euro, di una trasformazione urbanistica destinata a incidere profondamente sulla città. Eppure chi dovrebbe esercitare il ruolo di controllo e di indirizzo politico è stato sistematicamente tenuto ai margini.
Per la cronaca, perché le date contano sempre, il progetto era stato presentato sotto le vecchie coperture dell’ex mercato all’ingrosso, con grande orgoglio dal sindaco Matteo Chiantore, dall’assessore Francesco Comotto, insieme alle assessore Gabriella Colosso e Patrizia Dal Santo. In platea gli operatori del mercato e qualche cittadino incuriosito. Applausi misurati, domande molto concrete.
Il progetto, guarda a 60mila metri quadri di asfalto stesi sopra una sorta di palude: d’estate una fornace, d’inverno una piscina a cielo aperto. A completare il quadro il gattile, che a ogni pioggia combatte la sua personale battaglia navale tra acqua e fango. Da qui la volontà di depavimentare, introdurre pavimentazioni drenanti, piantare alberi, ampliare la zona umida, creare percorsi pedonali, aree picnic, spazi sportivi disegnati sulla pavimentazione e, non ultimo, spostare il gattile in una posizione più elevata, così almeno i gatti smettono di nuotare.
Detto tutto questo, stiano tranquille le Opposizioni... Sul mercato le visioni non sono mai mancate. Oggi quelle di Comotto, ieri quelle dell’ex assessore Michele Cafarelli, prima ancora quelle dell’ex sindaco Carlo Della Pepa. Tutti grandi sognatori a occhi aperti. Poi si sono svegliati e, puntuale, sono finiti nella solita pozzanghera. Sempre la stessa, sempre lì. Il rischio? Grandi annunci oggi, cantieri domani… forse.
I numeri, del resto, parlano chiaro e fanno anche un po’ paura: tra gli 8 e i 9 milioni di euro che sono tanti anche per un intervento spezzettato in lotti, inseguendo bandi e finanziamenti europei.
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