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29 Gennaio 2026 - 18:34
Soldi, territori e sanità: il nuovo Fondo sposta gli equilibri del sistema
Più risorse per la sanità pubblica, con un’attenzione particolare al Mezzogiorno, alle farmacie e alla valorizzazione del personale sanitario. Il Fondo sanitario nazionale 2025 è stato ufficialmente ripartito tra Regioni e Province autonome e mette sul piatto 136,5 miliardi di euro, destinati a finanziare servizi, assunzioni e nuove misure strutturali. Il via libera è arrivato dal Cipess, il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile, che ha approvato il riparto delle risorse per l’anno in corso, mentre già si guarda al futuro avvio delle Case di comunità, per le quali sono previste 7mila assunzioni tra medici e infermieri nel 2026.
A illustrare il provvedimento, al termine della riunione del Cipess a Palazzo Chigi, sono stati il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato e il sottosegretario con delega al Cipess Alessandro Morelli. Gemmato ha rivendicato l’aumento delle risorse destinate al sistema sanitario nazionale spiegando che «il ’25 conferma il significativo aumento delle risorse per il Ssn, con un finanziamento di oltre 136,5 miliardi di euro. E con la manovra ’26 arriveremo a 143 miliardi di euro», sottolineando come si apra «una stagione d’investimenti per la sanità pubblica».

MARCELLO GEMMATO
Il riparto punta in modo esplicito a ridurre i divari territoriali. Alle regioni del Sud andranno 680 milioni di euro del Fondo nel triennio 2023-2025, con un incremento pari a 229 milioni. Per il terzo anno consecutivo vengono applicati i nuovi criteri di distribuzione, che tengono conto del tasso di mortalità sotto i 75 anni e del coefficiente di deprivazione, basato su povertà relativa, bassa scolarizzazione e disoccupazione. Nel solo 2025 questi parametri determinano un aumento complessivo di risorse verso il Mezzogiorno di circa 229 milioni di euro.
Morelli ha ricordato che nel Fondo sanitario nazionale ci sono «2,5 miliardi di euro in più rispetto all’anno precedente» e ha evidenziato «un’importante novità con la quale le regioni hanno introdotto un nuovo criterio di riparto per la quota premiale che tiene conto dell’indice di densità abitativa e di estensione territoriale», spiegando che questo meccanismo attribuisce maggiori risorse ai territori più fragili come Abruzzo, Basilicata, Molise e Calabria.

ALESSANDRO MORELLI
Accanto alla redistribuzione geografica, il riparto introduce una serie di misure operative. È previsto l’aumento del limite di spesa per le prestazioni accreditate private e la possibilità di inserire alcune patologie, tra cui Parkinson e demenza, nel percorso nazionale di assistenza. Spazio anche alla cosiddetta Farmacia dei servizi, con 25,3 milioni di euro destinati alla proroga della sperimentazione, che la Legge di Bilancio 2026 ha reso strutturale con un finanziamento annuo di 50 milioni di euro, consolidando il ruolo delle farmacie non solo come punti di dispensazione dei farmaci ma anche come presìdi di screening e vaccinazioni.
Una parte consistente delle risorse è dedicata alla valorizzazione del personale. Sono previsti 500 milioni di euro per l’incremento dell’indennità di esclusività della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria, 370 milioni per l’aumento dell’indennità di specificità infermieristica, 340 milioni per l’indennità di pronto soccorso, 50 milioni per l’indennità di specificità medico-veterinaria e oltre 423 milioni di euro per l’aumento delle tariffe orarie delle prestazioni aggiuntive finalizzate al recupero delle liste d’attesa.
Lo sguardo è rivolto anche alle Case di comunità, pilastro della riforma dell’assistenza territoriale. Il termine ultimo per il loro avvio è fissato a giugno 2026. Il Sud resta in ritardo, ma le regioni hanno ancora margine. Gemmato ha ricordato che nel corso di quest’anno è prevista l’assunzione di 6mila infermieri e mille medici per renderle operative. Sul tema è intervenuto anche il ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha ammonito: «Ci sono alcune regioni, come la Puglia, che devono accelerare. Globalmente alcune regioni stanno realizzando più case di comunità rispetto ad altre, e questo va detto. Ma il nostro obiettivo è soprattutto incoraggiare le regioni con maggiori difficoltà a superare gli ostacoli e raggiungere i target».

ORAZIO SCHILLACI
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