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Cronaca
29 Gennaio 2026 - 10:52
Tumori all’esofago, a Cuneo la sanità che funziona: un team dedicato e risultati da centro di riferimento nazionale
C’è una sanità che non fa rumore, che non cerca titoli sensazionalistici ma costruisce risultati, giorno dopo giorno, nei reparti e nelle sale operatorie. È la sanità che, a Cuneo, ha permesso a un uomo di oltre ottant’anni di tornare a mangiare, a stare bene, a vivere, dopo una diagnosi che altrove gli aveva chiuso ogni porta. È la sanità dell’Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle, che da oltre un anno ha scelto di investire su una parola chiave spesso evocata e raramente realizzata fino in fondo: team.
La storia di Mario – nome di fantasia – è emblematica. «Sono tornato a mangiare come prima. È stata un’operazione complessa, con un risultato stupefacente. Ho scelto Cuneo per l’eccellenza che rappresenta e perché qui mi hanno dato una possibilità che altrove mi veniva negata», racconta. Tutto era iniziato con una difficoltà a digerire, poi una gastroscopia e la scoperta di un tumore all’esofago. Una diagnosi che lo aveva sconvolto e che, in una Regione confinante, non aveva trovato una risposta concreta. A Cuneo, invece, sì.
Dal giugno 2024, la Chirurgia generale e la Chirurgia toracica del Santa Croce e Carle hanno dato vita all’“Esophagel team”, una squadra multidisciplinare dedicata esclusivamente alla presa in carico dei tumori dell’esofago. Un modello organizzativo che affronta la malattia in modo integrato, dalla diagnosi alla chirurgia, dalla terapia oncologica alla nutrizione, fino al recupero post-operatorio. In appena 18 mesi sono stati eseguiti 20 interventi, di diversa tipologia e complessità, con ottimi esiti, trasformando l’ospedale cuneese in un centro a medio-alto volume per questa patologia.
I numeri parlano chiaro. Nel 2025 gli interventi sono stati 15, su circa 850 interventi annui eseguiti a livello nazionale per i tumori dell’esofago. Un dato che colloca Cuneo intorno al quindicesimo posto in Italia, un risultato tutt’altro che scontato per una struttura non universitaria, raggiunto in tempi rapidissimi.
«Tutto nasce dall’idea di team che, ormai, permea tutta la nostra attività», spiega Dario Ribero, direttore della Chirurgia generale. «La complessità dei pazienti oncologici ci obbliga al confronto, a guardare non solo al percorso, ma anche alle diverse figure che possono intervenire durante tutta la presa in carico del paziente. La chirurgia dell’esofago è complessa e con complicanze elevate e, per essere affrontata a 360 gradi, dev’essere centralizzata in alcune strutture in cui lavorano figure dedicate». Un’organizzazione che, sottolinea Ribero, permette di affrontare anche i casi più difficili «con tranquillità», grazie a percorsi standardizzati e a una risposta clinica immediata.
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La stessa linea viene ribadita da Andrea Denegri, direttore della Chirurgia toracica. «La collaborazione ha portato a questi risultati», sottolinea. «La squadra è formata da un gruppo multidisciplinare composto da personale dedicato alla patologia specifica: gastroenterologo, oncologo, nutrizionista, pneumologo, fisioterapista e anestesista; tutti specializzati nel trattamento dei tumori all’esofago. Intervengono sempre gli stessi professionisti per ogni specialità, garantendo continuità e procedure collaudate». Un dettaglio che fa la differenza, perché riduce la variabilità e aumenta la qualità complessiva delle cure.
L’esperienza dell’Esophagel team si inserisce in un quadro più ampio di crescita della chirurgia oncologica toracica a Cuneo. I dati del PNE – Piano Nazionale Esiti 2025 lo confermano. Per i tumori del polmone, il Santa Croce e Carle ha eseguito 129 interventi, posizionandosi al terzo posto in Italia, dietro a Novara con 202 interventi e alle Molinette di Torino con 157. Due strutture universitarie, a differenza dell’ospedale cuneese, che riesce comunque a competere per volumi e qualità.
Non solo quantità. Sempre secondo il PNE, Cuneo ha raggiunto il massimo livello di qualità nei parametri relativi a volume e mortalità per la chirurgia toracica oncologica. È l’unica realtà piemontese a ottenere questo risultato, occupandosi peraltro anche di casi particolarmente complessi. Un dato che fotografa con precisione il salto di qualità compiuto negli ultimi anni.
«L’Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle si caratterizza per la sua vocazione all’eccellenza», commenta il Commissario straordinario Livio Tranchida. «Così come eccellenti sono i professionisti sanitari che, ogni giorno, contribuiscono a creare valore, garantendo le risposte migliori ai bisogni di salute». Parole che trovano riscontro nei numeri, ma soprattutto nelle storie dei pazienti che arrivano a Cuneo anche da fuori regione.
Un aspetto, questo, sottolineato anche dall’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi. «La nostra Sanità pubblica sta raggiungendo livelli di eccellenza che permettono di salvare vite e restituire esistenze dignitose anche in situazioni difficili», dichiara. «Cuneo rappresenta, in diversi settori, una scelta fatta anche da pazienti provenienti da altre Regioni limitrofe. Quindi un grazie a tutti i professionisti che, quotidianamente, lavorano per portare la sanità piemontese ad alti livelli».
In un momento storico in cui il sistema sanitario pubblico è spesso raccontato solo attraverso le sue criticità, l’esperienza del Santa Croce e Carle dimostra che investire su organizzazione, competenze e lavoro di squadra produce risultati concreti. Non slogan, ma vite migliorate, come quella di Mario, che oggi guarda al futuro con una prospettiva che sembrava perduta.
È questa la buona notizia che arriva dalla sanità piemontese: una sanità capace di attrarre, curare e restituire dignità, anche quando la malattia è complessa e il tempo sembra giocare contro. Una sanità che, a Cuneo, ha deciso di fare squadra. E i risultati, oggi, parlano da soli.
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