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Askatasuna, i radicali si sdraiano in piazza: “No alla violenza, Torino non si conquista con gli scontri”

Alla vigilia del corteo nazionale contro lo sgombero, sit-in non violento in piazza Cln per chiedere dialogo e rispetto

Askatasuna, i radicali si sdraiano in piazza: “No alla violenza, Torino non si conquista con gli scontri”

Askatasuna, i radicali si sdraiano in piazza: “No alla violenza, Torino non si conquista con gli scontri”

Alla vigilia di una giornata che si annuncia delicata per l’ordine pubblico torinese, una parte del mondo politico e associativo sceglie una strada opposta a quella dello scontro. Domani, venerdì 30 gennaio, alle 14, piazza Cln diventerà il luogo di un sit-in non violento promosso da Europa Radicale, dall’Associazione “Marco Pannella” e dall’Associazione radicale Adelaide Aglietta, in vista della manifestazione nazionale contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, prevista per sabato.

L’immagine scelta dagli organizzatori è volutamente forte e spiazzante: i partecipanti si stenderanno a terra, in silenzio, con cartelli e messaggi che richiamano esplicitamente il metodo della nonviolenza. Un gesto simbolico che vuole essere, nelle intenzioni dei promotori, una presa di posizione netta contro ogni possibile deriva violenta legata ai cortei annunciati per il giorno successivo.

Sabato, infatti, Torino sarà attraversata da tre cortei nazionali, convocati sotto lo slogan «Ci riprenderemo la città», contro l’ipotesi di sgombero definitivo di Askatasuna. Un appuntamento che da giorni è al centro del dibattito politico e istituzionale, e che – secondo i radicali – presenta elementi di forte criticità. In una nota diffusa alla stampa, le associazioni parlano apertamente di frange già “sul piede di guerra”, con annunci di azioni che rischiano di trasformare la protesta in uno scontro diretto con la città, le istituzioni e le forze dell’ordine.

È proprio a questo scenario che il sit-in di domani intende contrapporsi. «Noi riteniamo – si legge nel comunicato – che anche negli scontri politici più duri debba prevalere il dialogo e la nonviolenza: nelle azioni, nei confronti e nel rispetto reciproco dei diversi e delle diversità». Parole che richiamano una tradizione storica ben precisa, quella radicale, che ha fatto della nonviolenza attiva uno strumento di lotta politica e civile, anche nei momenti di maggiore conflittualità.

Il gesto di “stendersi a terra” non è casuale. Vuole essere, spiegano i promotori, una richiesta esplicita rivolta a tutti i manifestanti: non cadere nella trappola della violenza, non prestare il fianco a dinamiche che finirebbero per svuotare di senso ogni rivendicazione politica. «Saremo stesi a terra con i nostri cartelli – scrivono – a invocare un metodo e a dare corpo e gambe a una speranza alternativa a quella di chi vorrebbe abbattere il ‘potere’ con la violenza dei propri atti».

Nel contesto torinese, il tema è particolarmente sensibile. Askatasuna rappresenta da anni un nodo irrisolto tra istanze sociali, conflitto politico e legalità, e ogni passaggio legato al suo futuro ha generato tensioni, prese di posizione contrapposte e momenti di forte polarizzazione. I radicali non entrano nel merito dello sgombero o delle ragioni del centro sociale, ma scelgono di spostare il fuoco sul metodo: come si protesta, quali strumenti si usano, quale rapporto si costruisce con la città che si dice di voler difendere o “riprendere”.

Il sit-in di piazza Cln si inserisce così come una sorta di contro-narrazione rispetto al linguaggio dello scontro. Un’iniziativa minoritaria nei numeri, ma intenzionata a lasciare un segno politico e simbolico chiaro, soprattutto alla vigilia di una manifestazione che potrebbe mettere alla prova l’equilibrio cittadino.

Domani pomeriggio, mentre l’attenzione resta puntata su ciò che accadrà sabato, a Torino ci sarà dunque anche chi sceglierà di protestare fermando il proprio corpo, invece di metterlo in conflitto. Un messaggio semplice, ma volutamente controcorrente, affidato al silenzio e alla forza della nonviolenza.

Lo sgombero di Askatasuna

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