Il dibattito sul Ponte di Messina torna a infiammare la politica nazionale, ma questa volta sullo sfondo non c’è solo l’eterna contrapposizione tra favorevoli e contrari all’opera. A far esplodere la polemica è la situazione drammatica di Niscemi, in Sicilia, colpita da gravi fenomeni di dissesto idrogeologico, e la scoperta che nessuno dei fondi del Pnrr destinati alla messa in sicurezza del territorio regionale è stato utilizzato per affrontare l’emergenza.
Secondo i dati disponibili, in Sicilia sono stati finanziati 46 progetti contro il dissesto idrogeologico attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza, per un totale di 99,3 milioni di euro, ma nessuno di questi riguarda la frana di Niscemi. Una circostanza che ha acceso la protesta delle opposizioni, dal Pd ad Alleanza Verdi e Sinistra, fino al Movimento 5 Stelle, che accusano il governo di voler destinare risorse ingenti a un’opera considerata prioritaria solo politicamente, ignorando invece l’emergenza ambientale e sociale in atto.
La richiesta è netta: i fondi per il Ponte devono essere dirottati sul risanamento del territorio. Una posizione che trova sponda anche nella segretaria del Pd, Elly Schlein, che ha dichiarato: «In Sicilia ho trovato una situazione drammatica, a Niscemi ci sono 1.500 persone fuori dalle loro case». Schlein ha poi avanzato una proposta precisa: «C’è un miliardo di euro messo sul progetto del Ponte che non potrà essere usato per il blocco della Corte dei Conti, venga spostato immediatamente per dare sostegno a questi territori».
Dura anche la posizione di Avs, con uno dei suoi leader che ha sottolineato: «Spero che, dopo il giro di oggi in Sicilia, la presidente Meloni abbia compreso come la posizione assunta sino ad oggi dalla destra e dal suo governo contro le politiche sul clima e a favore del ponte rappresenti un grave danno per l’Italia».
Nel frattempo, la questione è approdata anche all’Assemblea regionale siciliana, che ha approvato un ordine del giorno presentato da Sud Chiama Nord. Il documento impegna il governo regionale a destinare 1,3 miliardi di euro, previsti come cofinanziamento regionale del Ponte sullo Stretto, a «un programma straordinario di ricostruzione, risanamento ambientale, messa in sicurezza del territorio e ripristino delle infrastrutture pubbliche e private». L’odg chiede inoltre di «impegnare il Governo nazionale a utilizzare per le stesse finalità anche le risorse Fsc sottratte alla Calabria (300 milioni di euro) e quelle sottratte alla gestione governativa (3,88 miliardi di euro)», in particolare per far fronte ai danni causati dal ciclone Harry.
A rendere ancora più incandescente il confronto è intervenuto il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che ha affidato ai social la sua presa di posizione: «Di fronte a certi drammi le parole non bastano più. Servono i fatti», ha scritto su Facebook, annunciando: «Abbiamo stanziato un milione di euro tagliandoci gli stipendi di noi eletti, e ora li mettiamo in votazione». Ma per Conte questo non è sufficiente: «La parte del leone la deve fare il governo. I soldi ci sono e si possono prendere da quel progetto faraonico del Ponte che ha fallito».
Sul fronte opposto, il governo respinge le accuse. Il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci difende con decisione la scelta di proseguire sul Ponte, parlando al Corriere: «Perché non usare i soldi del ponte di Messina? Non sono iscritto al partito del Benaltrismo. Il ponte è necessario, come le infrastrutture idriche». Musumeci ha poi aggiunto: «I soldi ci sono stati in passato, ma sono stati destinati altrove», ribadendo che «il governo Meloni farà la propria parte fino all’ultimo».
Il progetto del Ponte di Messina, rilanciato dall’attuale ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, resta così al centro di uno scontro che dura da oltre vent’anni, ma che oggi assume contorni nuovi e più concreti. Da una parte l’ambizione infrastrutturale, dall’altra un territorio fragile che continua a franare, con migliaia di persone costrette a lasciare le proprie case e una rete di interventi che, almeno finora, ha lasciato Niscemi completamente fuori dai finanziamenti del Pnrr.